Stimato José
Mentre ed al fine di provare questo nuovo sistema di comunicazione ti racconto ciò che mi è successo domenica scorsa.
Erano le sette del mattino e suona il campanello.
Era una coppia di amici che veniva ad invitarmi per andare a scalare una montagna.
Rimasi a guardarli qualche secondo, confusa e insonnolita e mi azzardai a dire …
Continuo subito.
Dolores morales.
…………………………………..
A questo punto le arriva il messaggio di José, che non si disturbasse a scrivere…
Dolores morales, senz'altro compito che non fosse il logico invio di segni, si mise a indagare.
Come funzionava questo sistema?
Riusciva a volte più nelle questioni psicologiche che in quelle tecniche e sapeva che la sua accompagnatrice di quel pomeriggio nel teatro (la stessa che non aveva capito la battuta dell'animale che non era stato nominato nella prima riunione esplicativa), non si sarebbe presa la briga di cambiare la password.
Ancora una volta si ripeteva l'esperienza rara della certezza, la dolcissima convinzione che
Non si era sbagliata.
E pochi minuti dopo a José Gil arrivò un messaggio con un pilastro quadrato
Una zuppa di lettere molto adatta alla stampa:
JSCSKCSCSJJI
XJKSTRONZOSD
HUSDHÓIWEOCX
JXSOOIDIOTAM
Il giorno dopo anche Dolores ebbe una sorpresa, un messaggio di Angel Cortez, uno sconosciuto che aveva ritenuto opportuno irrompere in questo modo:
Dolores:
Chiedo scusa prima di tutto;
So che è sbagliato non rispettare l'intimità altrui, ma indagando con ardore puramente tecnico il funzionamento di questo metodo, ho scoperto di poter leggere qualche corrispondenza.
Ripeto che so inconfutabilmente che è male.
E reitero le mie scuse.
Ma ho trovato più intrigante di questo innovativo mezzo di comunicazione, in cui siamo numeri di prova, il racconto di quei giorni della tua vita scelti a caso.
Almeno ti chiedo, per favore, di continuare il racconto di cosa è successo quella domenica così presto, dato che l'hai troncato nella biforcazione di milioni di sentieri per cercare di indovinarlo e direttamente al centro della mia curiosità.
Se me lo racconterai, tenterò con piacere di disfarmi del tuo boomerang che vedo passare molto spesso alla portata delle mie mani, (la verità è un pericolo) e non restituirò mai a Gil il suo, perché benché non glielo dica in faccia, per educazione ed eleganza, non possiamo non osservare che è un imbecille.
Grazie
Angel Cortez
lunedì 1 marzo 2010
sabato 27 febbraio 2010
Miles Davis e Charles Dickens
Apparizione omeopatica di Miles Davis, con Larry Carlton, David Sanborn e Paul Shaffer nel film dell'88 tratto dalla novella di Dickens "Canto di Natale".
Nella parte di musicisti di strada, eseguono "We Three Kings of Orient Are".
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mercoledì 24 febbraio 2010
José Gil, bugie - I lunedì della Contessa Barthory
Il giorno dopo nello stesso teatro, ci distribuirono alcuni fogli, uno dei tecnici spagnoli ci invitò a metterci i nostri nomi.
Due volte su due fogli, un foglio sarebbe rimasto nel suo registro e l'altro per noi.
Dovevamo collegare l'apparecchio al computer, digitare alcuni scongiuri e, con un "per favore", chiese quasi pregando, dovevamo scrivere una missiva ad un'altra persona del gruppo che era stata scelta a caso.
Volevano fare delle prove di flusso di messaggi e di velocità di trasferimento, per mettere a punto le apparecchiature che avevano portato.
Io dovevo scrivere ad un certo José.
Cosa potevo dire io ad un uomo sconosciuto che ha come nome José che oltretutto fa rima con non so? (*)
Con curiosità tecnica ed esoterica eseguii puntualmente il compito.
Stimato José:
Mi sono comprata un boomerang nuovo, ma non so come fare per disfarmi del vecchio.
Sinceramente Dolores
Il giorno dopo sul mio schermo apparve la magia
Stimata Dolores
A me è successo che ne ho comprato uno difettoso e non posso riportarlo indietro per cambiarlo
Sinceramente José
Il principio della stregoneria era rinato.
Ed incominciai a scrivergli eventi della mia vita con tutto l'entusiasmo.
Ricordi cari, momenti cruciali, decisioni di vita o morte, segreti vergognosi.
José, ritenne opportuno un bel giorno impietosirsi di me scrivendomi:
Stimata Dolores.
Grazie per la collaborazione, innanzitutto.
Ma volevo dirti di non perdere tanto tempo nello scrivere.
Non ti leggo mai.
Comunque il tuo lavoro serve moltissimo, di più, mi sarebbe molto utile che cambiassi spesso il tipo di font, la dimensione e che a volte sottolineassi o mettessi in neretto al fine di configurare nel modo migliore la stampante.
Sinceramente José
(*) no sè (N.d.T.)
Due volte su due fogli, un foglio sarebbe rimasto nel suo registro e l'altro per noi.
Dovevamo collegare l'apparecchio al computer, digitare alcuni scongiuri e, con un "per favore", chiese quasi pregando, dovevamo scrivere una missiva ad un'altra persona del gruppo che era stata scelta a caso.
Volevano fare delle prove di flusso di messaggi e di velocità di trasferimento, per mettere a punto le apparecchiature che avevano portato.
Io dovevo scrivere ad un certo José.
Cosa potevo dire io ad un uomo sconosciuto che ha come nome José che oltretutto fa rima con non so? (*)
Con curiosità tecnica ed esoterica eseguii puntualmente il compito.
Stimato José:
Mi sono comprata un boomerang nuovo, ma non so come fare per disfarmi del vecchio.
Sinceramente Dolores
Il giorno dopo sul mio schermo apparve la magia
Stimata Dolores
A me è successo che ne ho comprato uno difettoso e non posso riportarlo indietro per cambiarlo
Sinceramente José
Il principio della stregoneria era rinato.
Ed incominciai a scrivergli eventi della mia vita con tutto l'entusiasmo.
Ricordi cari, momenti cruciali, decisioni di vita o morte, segreti vergognosi.
José, ritenne opportuno un bel giorno impietosirsi di me scrivendomi:
Stimata Dolores.
Grazie per la collaborazione, innanzitutto.
Ma volevo dirti di non perdere tanto tempo nello scrivere.
Non ti leggo mai.
Comunque il tuo lavoro serve moltissimo, di più, mi sarebbe molto utile che cambiassi spesso il tipo di font, la dimensione e che a volte sottolineassi o mettessi in neretto al fine di configurare nel modo migliore la stampante.
Sinceramente José
(*) no sè (N.d.T.)
sabato 20 febbraio 2010
una certa età
domani è il compleanno di V
se ne era ricordata l'altra V di qui
le donne ricordano sempre
me lo aveva detto qualche giorno fa e me l'ero già dimenticato
è una cosa che mi riesce facilmente
se qualcosa mi riesce facile, perchè non farlo?
dimenticarti le date?
"lascia, mi incarico io di dimenticare tutte le date, tu occupati del resto"
il fatto è che sto cercando di arrivare a un livello superiore
cercare di dimenticarmi di ciò che ho dimenticato
questo è il Nirvana
è facile dire
"mi sono dimenticato di questo"
il difficile è dimenticarsi di ciò che si era dimenticato
"cosa?"
"boh"
interessante
certo, ciò che è torturante è ricordarsi sempre di essersi deimenticato di qualcosa
invece dimenticarsi delle dimenticanze è raggiungere il nulla assoluto
convertirsi in un figlio di Budda
mentre prima eri un figlio del dubbio (*)
si, certo che quello stato, è l'ascensione ad una mentalità superiore prima di una "certa età"
passata quella "certa età" diventi semplicemente un vecchio rimbambito che si dimentica anche di cosa si è dimenticato
quindi,
è già troppo tardi per farlo passare per un obiettivo
bene, hai visto che a partire dal secolo XX, la differenza fra una opera d'arte e una cagata, è semplicemente il concetto
finchè appare assolutamente chiaro che si tratta di CONCETTO, tutto sarà giustificabile
cioè
è meglio chiarire che sono
CONCETTUALMENTE RIMBAMBITO
e non semplicemente RIMBAMBITO
esatto
dimenticanze concettuali
(*) intraducibile gioco di assonanze fra hijo de buda, hijo de duda e hijo de puta
se ne era ricordata l'altra V di qui
le donne ricordano sempre
me lo aveva detto qualche giorno fa e me l'ero già dimenticato
è una cosa che mi riesce facilmente
se qualcosa mi riesce facile, perchè non farlo?
dimenticarti le date?
"lascia, mi incarico io di dimenticare tutte le date, tu occupati del resto"
il fatto è che sto cercando di arrivare a un livello superiore
cercare di dimenticarmi di ciò che ho dimenticato
questo è il Nirvana
è facile dire
"mi sono dimenticato di questo"
il difficile è dimenticarsi di ciò che si era dimenticato
"cosa?"
"boh"
interessante
certo, ciò che è torturante è ricordarsi sempre di essersi deimenticato di qualcosa
invece dimenticarsi delle dimenticanze è raggiungere il nulla assoluto
convertirsi in un figlio di Budda
mentre prima eri un figlio del dubbio (*)
si, certo che quello stato, è l'ascensione ad una mentalità superiore prima di una "certa età"
passata quella "certa età" diventi semplicemente un vecchio rimbambito che si dimentica anche di cosa si è dimenticato
quindi,
è già troppo tardi per farlo passare per un obiettivo
bene, hai visto che a partire dal secolo XX, la differenza fra una opera d'arte e una cagata, è semplicemente il concetto
finchè appare assolutamente chiaro che si tratta di CONCETTO, tutto sarà giustificabile
cioè
è meglio chiarire che sono
CONCETTUALMENTE RIMBAMBITO
e non semplicemente RIMBAMBITO
esatto
dimenticanze concettuali
(*) intraducibile gioco di assonanze fra hijo de buda, hijo de duda e hijo de puta
giovedì 18 febbraio 2010
martedì 16 febbraio 2010
L'intervento del maligno nella quotidianità.
Ho lavorato più di un quarto di secolo nell'informatica, e non escludo che ciò possa avvenire ancora, se in questo paese dovesse cambiare un certo atteggiamento mentale nei confronti della terza età. Ma questo è un altro discorso.
L'esperienza in tale tipo di lavoro, oltre alle deformazioni e/o mostruosità che inevitabilmente si ingenerano sia sul fisico che sulla psiche degli informatici, provoca anche effetti positivi su alcune attitudini umane quali l'approccio ai problemi e la risoluzione pratica dei medesimi. Divagazione: molti potrebbero affermare che SI DIVENTA informatici PERCHE' si nasce con una certa forma mentis, e non viceversa; ma la verità spesso è nel mezzo: credo che l'informatica, alla fin fine, non faccia che AGGRAVARE certe caratteristiche già presenti fin dall'infanzia in alcuni soggetti. Comunque, per tornare a noi, adottare la logica booleana non serve solo nella programmazione, ma forse è quanto di più razionale si possa applicare nell'affrontare i piccoli problemi quotidiani; così come, di fronte all'esecuzione di un qualunque compito costituito da più fasi, è buona norma disegnarsi mentalmente un diagramma di flusso (cosa che comunque molti fanno inconsapevolmente), o addirittura su carta nei casi più difficili. Bene, sto affermando che, VOLENDO, sono in grado di affrontare un problema in maniera concreta, ragionata.
Ma cosa c'entra il maligno in tutto questo?
Esperienze ormai consolidate mi hanno convinto che vi sono oggetti, e soprattutto azioni legate a tali oggetti, che sono spesso interessati da forze oscure, circonfusi di negatività più o meno palesi. Tanto da riuscire ad annullare, per quanto mi riguarda, una naturale predisposizione alla razionalità. Ovviamente non si può generalizzare: le stesse entità non hanno la stessa influenza su tutti, o meglio, variano a seconda delle persone. Per quanto mi concerne, esiste un'attività assolutamente esemplare di tutto ciò:
L'ETERNA LOTTA TRA L'UOMO E LA CINGHIA DELLA TAPPARELLA DA SOSTITUIRE.
(L'uomo sono io, la cinghia della tapparella è la cinghia della tapparella).
Abito in un appartamento con una insopportabile quantità di finestre e porte-finestre, e quindi con un pari numero di tapparelle. L'eventualità che si rompano le cinghie atte al sollevamento delle medesime è quindi estremamente alta, in media una al mese, con periodi di tranquillità ed altri in cui tali eventi si concentrano nel giro di pochi giorni; assieme ad altre attività paranormali collegate, come la rottura del gancetto che àncora la tapparella al rullo sovrastante, oppure l'uscita di sede della cinghia medesima che si annoda inestricabilmente intorno alla molla incassata nel muro, provocando il blocco di tutto il sistema. Si potrebbe pensare che, dedicandomi quindi con una certa frequenza a questi lavoretti che una mente semplice potrebbe definire "di manutenzione", sia giunto al punto di affrontare con scioltezza e serenità tali compiti.
NO.
La logica che sottende a questa attività mi risulta ingovernabile. Ultimamente ho applicato anche l'approccio "a oggetti": analizzo le componenti del problema stabilendone le proprietà e le funzioni. Niente. Impossibilità assoluta di visualizzarne mentalmente il comportamento meccanico. Perdita dell'autocontrollo. Rabbiosi ma confusi tentativi di risolvere il problema il prima possibile per sfuggire all'atmosfera inquietante che, mano a mano, si diffonde inarrestabile. Approccio sbagliato ma inevitabile che porta a frequenti errori nelle sequenza delle operazioni, con inevitabile ripetizione doppia o tripla. A volte provocandomi lievi danni fisici, mentre sulla scala infilo le mani nello stretto spazio attraverso cui devo agganciare il capo della cinghia all'uncino della ruota metallica solidale al rullo, oppure mentre sforzo la rotella contenente la molla per metterla in tensione, essa diabolicamente mi sfugge e si svolge violentemente, saltellando in giro e producendo un suono che è a metà tra un ruggito ed un ghigno beffardo, ma metallico.
Bene. Penso che tutti quanti abbiamo delle bestie nere nell'armadio, o degli incubi nel cassetto, se preferite. Sono convinto che questi casi sono la prova della presenza di qualcosa di subdolo, di sardonico nella vita di tutti i giorni.
Il problema è: credere in una seppur limitata presenza del maligno vuol dire essere credenti? equivale cioè ad accettare automaticamente anche il contraltare, ciò che molti chiamano Dio?
Insomma, la Fede è bifronte?
L'esperienza in tale tipo di lavoro, oltre alle deformazioni e/o mostruosità che inevitabilmente si ingenerano sia sul fisico che sulla psiche degli informatici, provoca anche effetti positivi su alcune attitudini umane quali l'approccio ai problemi e la risoluzione pratica dei medesimi. Divagazione: molti potrebbero affermare che SI DIVENTA informatici PERCHE' si nasce con una certa forma mentis, e non viceversa; ma la verità spesso è nel mezzo: credo che l'informatica, alla fin fine, non faccia che AGGRAVARE certe caratteristiche già presenti fin dall'infanzia in alcuni soggetti. Comunque, per tornare a noi, adottare la logica booleana non serve solo nella programmazione, ma forse è quanto di più razionale si possa applicare nell'affrontare i piccoli problemi quotidiani; così come, di fronte all'esecuzione di un qualunque compito costituito da più fasi, è buona norma disegnarsi mentalmente un diagramma di flusso (cosa che comunque molti fanno inconsapevolmente), o addirittura su carta nei casi più difficili. Bene, sto affermando che, VOLENDO, sono in grado di affrontare un problema in maniera concreta, ragionata.
Ma cosa c'entra il maligno in tutto questo?
Esperienze ormai consolidate mi hanno convinto che vi sono oggetti, e soprattutto azioni legate a tali oggetti, che sono spesso interessati da forze oscure, circonfusi di negatività più o meno palesi. Tanto da riuscire ad annullare, per quanto mi riguarda, una naturale predisposizione alla razionalità. Ovviamente non si può generalizzare: le stesse entità non hanno la stessa influenza su tutti, o meglio, variano a seconda delle persone. Per quanto mi concerne, esiste un'attività assolutamente esemplare di tutto ciò:
L'ETERNA LOTTA TRA L'UOMO E LA CINGHIA DELLA TAPPARELLA DA SOSTITUIRE.
(L'uomo sono io, la cinghia della tapparella è la cinghia della tapparella).
Abito in un appartamento con una insopportabile quantità di finestre e porte-finestre, e quindi con un pari numero di tapparelle. L'eventualità che si rompano le cinghie atte al sollevamento delle medesime è quindi estremamente alta, in media una al mese, con periodi di tranquillità ed altri in cui tali eventi si concentrano nel giro di pochi giorni; assieme ad altre attività paranormali collegate, come la rottura del gancetto che àncora la tapparella al rullo sovrastante, oppure l'uscita di sede della cinghia medesima che si annoda inestricabilmente intorno alla molla incassata nel muro, provocando il blocco di tutto il sistema. Si potrebbe pensare che, dedicandomi quindi con una certa frequenza a questi lavoretti che una mente semplice potrebbe definire "di manutenzione", sia giunto al punto di affrontare con scioltezza e serenità tali compiti.
NO.
La logica che sottende a questa attività mi risulta ingovernabile. Ultimamente ho applicato anche l'approccio "a oggetti": analizzo le componenti del problema stabilendone le proprietà e le funzioni. Niente. Impossibilità assoluta di visualizzarne mentalmente il comportamento meccanico. Perdita dell'autocontrollo. Rabbiosi ma confusi tentativi di risolvere il problema il prima possibile per sfuggire all'atmosfera inquietante che, mano a mano, si diffonde inarrestabile. Approccio sbagliato ma inevitabile che porta a frequenti errori nelle sequenza delle operazioni, con inevitabile ripetizione doppia o tripla. A volte provocandomi lievi danni fisici, mentre sulla scala infilo le mani nello stretto spazio attraverso cui devo agganciare il capo della cinghia all'uncino della ruota metallica solidale al rullo, oppure mentre sforzo la rotella contenente la molla per metterla in tensione, essa diabolicamente mi sfugge e si svolge violentemente, saltellando in giro e producendo un suono che è a metà tra un ruggito ed un ghigno beffardo, ma metallico.
Bene. Penso che tutti quanti abbiamo delle bestie nere nell'armadio, o degli incubi nel cassetto, se preferite. Sono convinto che questi casi sono la prova della presenza di qualcosa di subdolo, di sardonico nella vita di tutti i giorni.
Il problema è: credere in una seppur limitata presenza del maligno vuol dire essere credenti? equivale cioè ad accettare automaticamente anche il contraltare, ciò che molti chiamano Dio?
Insomma, la Fede è bifronte?
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lunedì 15 febbraio 2010
Dolores Morales - I lunedì della Contessa Barthory
Alcuni dei sopravvissuti sanno che non mento nell'affermare che c'è stato un tempo in cui Internet non esisteva.Cominciavano da poco ad occupare un piccolo spazio i calcolatori, che spaventavano con lettere color ambra in certi casi e schermi molto azzurrati in altri.
So che sembra incredibile, però, lo giuro su dio, che era così, e che la razza umana riusciva a sussistere.
Da quel momento erano apparsi degli apparecchietti dal nome irricordabile che si assicurava potessero mettere in contatto due esseri, non importa quanto lontano, facendo a meno della posta tradizionale e dei suoi ritardi e senza aver bisogno della simultaneità oraria fra i due comunicandi come col telefono.
L'apparecchio era una novità tale che c'era carenza di assistenza agli utenti.
Finchè apparve quell'annuncio sul muro, in cui cercavano possessori di tale artefatto.
Sarebbe stata organizzata una riunione in quell'antico teatro con poltrone art decó dell'edificio di Studi geologici.
Io guardavo molto le poltrone in legno, con base di ferro fuso, le assi del pavimento, il sipario in velluto cremisi, guardavo assorta tutto il contorno perché non capivo niente di quello che diceva l'uomo che abitava quell'ora sullo scenario.
Parlò per un po' di cose inintelligibili dove si supponeva che l'apparecchio era il protagonista, assieme ad alcuni spagnoli che erano arrivati per assisterlo nella creazione di un "nodo" (parola che ricordo chissà per quale oscuro meccanismo cerebrale), del nome dell'osservatorio Pierre Augier e nient'altro.
Il resto era un bla bla, rumoroso e sconosciuto che mi facevo concentrare con più devozione sulle odanature dei soffitti che sulle proteste di un'occasionale signora che mi serviva da accompagnatrice per l'evento, por conoscerci schiettamente e perché era anche lei proprietaria del marchingegno.
Quando finalmente tutti quanti si alzarono e cominciarono ad uscire, aspettando il vuoto della fila per inserirmi, una voce commentò chiaramente "e l'animale?"... (1)
Certo, dissi alla mia compagna, guardandola fissa, della mucca non si è detto niente di comprensibile. Lei mi guardò con quell'espressione tipica che corrisponde a "non ho sentito bene quello che mi hai detto".
Ci salutammo e per me la faccenda della riunione era finita.
(1) si allude ad una parte di un'opera dei Les Luthiers dove si affrontano due cantastorie per l'esecuzione di una canzone (payada) sulla vacca, uno dei due dimentica di nominarla, l'altro cantastorie allora gli chiede dell'animale. Come riferimento al fatto che il modem non era mai stato nominato e si parlava di lui con giri di parole.
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Les Luthiers,
una tale Contessa Barthory
sabato 13 febbraio 2010
Facebook e teologia
(Come un banale incidente domestico possa dare luogo ad una interessante confronto di opinioni, avvenuto su Facebook)
A.D. QUESITO DI TIPO TEOLOGICO: quando si rovescia sul pavimento il contenuto di una scatola di piselli surgelati, che rotolano che è una bellezza ed hanno la tendenza a raggiungere gli anfratti più scomodi e nascosti della cucina, E' CONSENTITO BESTEMMIARE?
Amico G Però non dire che non te lo avevo detto! Fai i pavimenti lievemente inclinati. La gente non ci pensa, ma è proprio in casi come questi che se ne scopre l'utilità
Amico R Mai bestemmiare! E' più pratico il folletto!
Cugina A E' consentito ammirare la bellezza del caos che si genera, e pensare allUniverso. comunque ciao Amico R!
A.D. questo volevo, spiritualità, e meno conoscenza empirica e materialismo (grazie comunque a tutti i partecipanti; il dibattito rimane aperto)
Cugina A se vuoi maggiori informazioni appena si sveglia chiedo al teologo che sta dormendo di sopra nel mio letto
Cugina E comunque,meglio rovesciare piselli surgelati che piselli in barattolo con relativo sughino! altrimenti il pavimento si "impiastra" ancora di più! guarda sempre the best side of life....
Amico R Speculazione teologica sull'accaduto - Se i piselli sono stati pensati rotondi un motivo il Padreterno l'avrà avuto, no? Forse pensava a questo tuo momento critico e, mediante una metafora alimentare, voleva farti capire che quando tutto va a rotoli ci si può sempre rimboccare le maniche! (Ciao Cugina A!)
Cugina B hai presente la scena del "dittatore dello stato libero di bananas" quando lotta con gli spinaci surgelati? guardare il film per ridere..
Amico R Ricetta teologica: Piselli rotolati.
Far rotolare un chilo di piselli ancora surgelati sul pavimento della cucina dopo avervi fatto colare dell'olio d'oliva (l'ideale, per chi ha il cane, sarebbe un paio di passate di peli e impronte). Prendere una scopa ben pulita e immergerla in una secchiata di farina. Quindi raccogliere più piselli possibile (gli altri potranno servire per il week-end) con una paletta (attenzione a non prendere quella del cane!) e friggerli in padella con abbondante succo di limone.
Quindi scolarli bene, lasciarli raffreddare, poi prendere un rotolo di carta igienica (da cui il nome della ricetta), impacchettare i piselli e buttarli nel water.
Ottimo per le diete dimagranti!
Cugina A Amico R mi stavi preoccupando, come biologo ti ricordavo attento all'igiene. Ho un consuocero biologo che ci fa impazzire con le micotossine nei cibi, e sua figlia pure
Cugina A però non pensavo che dei piselli potessero tenerci tanto impegnati
A.D. ecco, ma la funzione del succo di limone è perchè è un disinfettante naturale, suppongo
Amico R Ovvio!
Amico G scusate non avevo visto che la cosa doveva essere teologica. Sono andato fuori tema. Comunque per dimagrire va benissimo anche mettere un recipiente a una certa distanza dal luogo ove è avvenuto il fattaccio. Chinarsi, raccogliere un pisello, rialzarsi, recarsi a una certa distanza là dove è il recipiente, deporre il pisello, tornare al luogo dei piselli e ripetere l'operazione fino a quando i piselli son tutti nel recipiente.
A.D. (spiego, è un teologo con laurea in scienze dell'alimentazione)
Cugino M ma quanto potere nel grido? anche se mai fosse contro nessuno, perché togliersi il piacere dell'urlo?
perché cade nel vuoto, ecco perché. e là ti colloca.
A.D. il quesito sul cavolo nero non aveva avuto altrettanto successo
A.D. QUESITO DI TIPO TEOLOGICO: quando si rovescia sul pavimento il contenuto di una scatola di piselli surgelati, che rotolano che è una bellezza ed hanno la tendenza a raggiungere gli anfratti più scomodi e nascosti della cucina, E' CONSENTITO BESTEMMIARE?
Amico G Però non dire che non te lo avevo detto! Fai i pavimenti lievemente inclinati. La gente non ci pensa, ma è proprio in casi come questi che se ne scopre l'utilità
Amico R Mai bestemmiare! E' più pratico il folletto!
Cugina A E' consentito ammirare la bellezza del caos che si genera, e pensare allUniverso. comunque ciao Amico R!
A.D. questo volevo, spiritualità, e meno conoscenza empirica e materialismo (grazie comunque a tutti i partecipanti; il dibattito rimane aperto)
Cugina A se vuoi maggiori informazioni appena si sveglia chiedo al teologo che sta dormendo di sopra nel mio letto
Cugina E comunque,meglio rovesciare piselli surgelati che piselli in barattolo con relativo sughino! altrimenti il pavimento si "impiastra" ancora di più! guarda sempre the best side of life....
Amico R Speculazione teologica sull'accaduto - Se i piselli sono stati pensati rotondi un motivo il Padreterno l'avrà avuto, no? Forse pensava a questo tuo momento critico e, mediante una metafora alimentare, voleva farti capire che quando tutto va a rotoli ci si può sempre rimboccare le maniche! (Ciao Cugina A!)
Cugina B hai presente la scena del "dittatore dello stato libero di bananas" quando lotta con gli spinaci surgelati? guardare il film per ridere..
Amico R Ricetta teologica: Piselli rotolati.
Far rotolare un chilo di piselli ancora surgelati sul pavimento della cucina dopo avervi fatto colare dell'olio d'oliva (l'ideale, per chi ha il cane, sarebbe un paio di passate di peli e impronte). Prendere una scopa ben pulita e immergerla in una secchiata di farina. Quindi raccogliere più piselli possibile (gli altri potranno servire per il week-end) con una paletta (attenzione a non prendere quella del cane!) e friggerli in padella con abbondante succo di limone.
Quindi scolarli bene, lasciarli raffreddare, poi prendere un rotolo di carta igienica (da cui il nome della ricetta), impacchettare i piselli e buttarli nel water.
Ottimo per le diete dimagranti!
Cugina A Amico R mi stavi preoccupando, come biologo ti ricordavo attento all'igiene. Ho un consuocero biologo che ci fa impazzire con le micotossine nei cibi, e sua figlia pure
Cugina A però non pensavo che dei piselli potessero tenerci tanto impegnati
A.D. ecco, ma la funzione del succo di limone è perchè è un disinfettante naturale, suppongo
Amico R Ovvio!
Amico G scusate non avevo visto che la cosa doveva essere teologica. Sono andato fuori tema. Comunque per dimagrire va benissimo anche mettere un recipiente a una certa distanza dal luogo ove è avvenuto il fattaccio. Chinarsi, raccogliere un pisello, rialzarsi, recarsi a una certa distanza là dove è il recipiente, deporre il pisello, tornare al luogo dei piselli e ripetere l'operazione fino a quando i piselli son tutti nel recipiente.
A.D. (spiego, è un teologo con laurea in scienze dell'alimentazione)
Cugino M ma quanto potere nel grido? anche se mai fosse contro nessuno, perché togliersi il piacere dell'urlo?
perché cade nel vuoto, ecco perché. e là ti colloca.
A.D. il quesito sul cavolo nero non aveva avuto altrettanto successo
lunedì 8 febbraio 2010
bugie V - I lunedì della Contessa Barthory
È molto bella, molto bella e molto interessante, molto bella, interessante e troppo intelligente.
Il novellista credette allora di aver ceduto a queste umane componenti.
Oggi direbbe che si era ammalato.
Quella donna era diventata un'idea nel mezzo del suo cervello, si era sistemata nella poltrona di comando.
Il solletico nello stomaco e quello stato nervoso che gli causava, erano sì, prove dell'attrazione primitiva per un campione dell'altro sesso tanto sano, tanto simmetrico, tanto curvilineo.
Un eccellente miscuglio di tessiture e profumi affascinanti.
Ma quella presa di possesso del pensiero era chiaramente la rottura e la successiva perdita della salute.
Nonostante avesse una meravigliosa sensazione di energía, di voglie e di idee, fece come se tutto stesse continuando nello stesso modo. Rispettava gli orari di lavoro, fece piani su tutti gli argomenti da trattare, scelse alcuni dischi, e si notava appena che era un po' distratto, concentrado su un'altra cosa.
Fece racconti durante tutta la settimana, includendovi, senza che nessun altro che la bionda, che chiameremo Ipatia, se ne rendesse conto, un corteo che gorgogliava appena.
E quel piccolo contenitore, per quanto condiviso con altri mille, un piccolo tintinnare di sonagli diceva ad Ipatia con la voce di un personaggio del racconto quanto desiderava rivederla.
Comunque fece uso dei suoi contatti e ringraziando che pochi abitanti ed una bionda singolarmente bella sono opportunità e vantaggi, incontrò il suo numero di telefono e trovò qualcosa da dirle.
E così cominciò quella che sembrava una relazione.
Più che uscire a passeggio, Ipatia lo portava per mano in diversi posti, lo faceva sedere e gli narrava quello che succedeva a pochi centimetri.
Il novellista rimaneva a guardarla instupidito ed alla sera raccontava un racconto molto migliore del precedente.
Difficile da spiegare.
Supponiamo che ogni notte il racconto era un tratto di strada da qualche parte.
Il racconto ti portava lungo il marciapiede, si potevano vedere molte cose semplici e conosciute.
La casa della tristezza, quella dell'allegria semplice, quella dell'amore, quella del tradimento, ecc Camminare, una giornata con la pioggia, una giornata col freddo, un giorno col profumo del glicine.
Mescolare le lane e fare un pulloverino a strisce.
Come lei uscì fuori, paesaggi di Dakar, abissi, dune, posti sicuramente extraterresti.
Le lettere cambiavano di dimensione, si congelavano, diventavano filamentose, volavano ed a volte si schiantavano spruzzando liquidi viscosi o polvere da sparo nera.
(continua) (forse)
Libera risemantizzazione dei dialoghi fra El Gloria e una certa Contessa Bathory, ad opera del Señor Profesor La Preglia
Libera traduzione ad opera di Tonio La Preglia
di Una Tal Condesa Bathory
Otra Produccion de Nada//Nulla Editions Copyright 2010
Il novellista credette allora di aver ceduto a queste umane componenti.
Oggi direbbe che si era ammalato.
Quella donna era diventata un'idea nel mezzo del suo cervello, si era sistemata nella poltrona di comando.
Il solletico nello stomaco e quello stato nervoso che gli causava, erano sì, prove dell'attrazione primitiva per un campione dell'altro sesso tanto sano, tanto simmetrico, tanto curvilineo.
Un eccellente miscuglio di tessiture e profumi affascinanti.
Ma quella presa di possesso del pensiero era chiaramente la rottura e la successiva perdita della salute.
Nonostante avesse una meravigliosa sensazione di energía, di voglie e di idee, fece come se tutto stesse continuando nello stesso modo. Rispettava gli orari di lavoro, fece piani su tutti gli argomenti da trattare, scelse alcuni dischi, e si notava appena che era un po' distratto, concentrado su un'altra cosa.
Fece racconti durante tutta la settimana, includendovi, senza che nessun altro che la bionda, che chiameremo Ipatia, se ne rendesse conto, un corteo che gorgogliava appena.
E quel piccolo contenitore, per quanto condiviso con altri mille, un piccolo tintinnare di sonagli diceva ad Ipatia con la voce di un personaggio del racconto quanto desiderava rivederla.
Comunque fece uso dei suoi contatti e ringraziando che pochi abitanti ed una bionda singolarmente bella sono opportunità e vantaggi, incontrò il suo numero di telefono e trovò qualcosa da dirle.
E così cominciò quella che sembrava una relazione.
Più che uscire a passeggio, Ipatia lo portava per mano in diversi posti, lo faceva sedere e gli narrava quello che succedeva a pochi centimetri.
Il novellista rimaneva a guardarla instupidito ed alla sera raccontava un racconto molto migliore del precedente.
Difficile da spiegare.
Supponiamo che ogni notte il racconto era un tratto di strada da qualche parte.
Il racconto ti portava lungo il marciapiede, si potevano vedere molte cose semplici e conosciute.
La casa della tristezza, quella dell'allegria semplice, quella dell'amore, quella del tradimento, ecc Camminare, una giornata con la pioggia, una giornata col freddo, un giorno col profumo del glicine.
Mescolare le lane e fare un pulloverino a strisce.
Come lei uscì fuori, paesaggi di Dakar, abissi, dune, posti sicuramente extraterresti.
Le lettere cambiavano di dimensione, si congelavano, diventavano filamentose, volavano ed a volte si schiantavano spruzzando liquidi viscosi o polvere da sparo nera.
(continua) (forse)
Libera risemantizzazione dei dialoghi fra El Gloria e una certa Contessa Bathory, ad opera del Señor Profesor La Preglia
Libera traduzione ad opera di Tonio La Preglia
di Una Tal Condesa Bathory
Otra Produccion de Nada//Nulla Editions Copyright 2010
giovedì 4 febbraio 2010
Un giorno nella vita di una pera
SuperG ha recentemente pubblicato su Picasa la collezione Vita da pera; dato che l'avvenimento, pur annunciato da tempo, forse non ha avuto l'eco che meritava, vorrei proporne un estratto:
lunedì 1 febbraio 2010
bugie IV - I lunedì della Contessa Barthory
Galileo, abbiamo trent'anni e qualcosa.
Siamo qua molto prima di dove volevamo.
Non è il punto esatto, ma...facciamo finta e non diciamo niente.
Trent'anni dovrebbero essere salute e ci sentiamo una merda, scomodi e sporchi.
Ma rimaniamo quieti, perché crediamo che se ci sforziamo un po' avremo chance di riuscirci.
Ma riuscire in cosa?
Sogni, sogni infantili e gloriosi.
Noi là, nella statua equestre, come ci promise la mamma e la seconda mamma di settimo.
Quelle che con amore tagliano il foraggio per i cammelli.
Galileo, Galileo dove sei che non ti vedo?
Lì...
Veniamo dai vent'anni, dalle esplosioni di amore, dal carnevale di amici, dagli eccessi che percorrono il limite delle aspettative proibite.
E quando improvvisamente finì la musica, e si accese la luce, con gli occhi doloranti vedemmo alcuni degli amici che si sistemavano un pò, e che molto seriamente si orientarono verso il lato opposto su cui ci eravamo accordati con ammirevole sicurezza, alcuni altri sono addormentati, disinbastiti in giro e non ricordiamo chi sono, altri se ne erano andati prima della sbornia e dicono che sempre, in tutte questi feste c'è di mezzo uno che muore.
Galileo hai fatto uso in quelle feste di tutti i suoi incantesimi ed attualmente vivi con la tua principessa, la migliore di tutte, la più vincente...ma la migliore di tutte quelle di una scatola così piccola.
Galileo dato che ne abbiamo già trenta, abbiamo scoperto che stavamo scegliendo fra due sapori e due colori e che ce ne sono centinaia, più in là, sulla linea dell'orizzonte.
La stessa cosa pensa la tua principessa nonostante non lo dica.
Col cacchio lo direbbe.
Meglio morta piuttosto che dirlo...
Sai che succede, Galileo?
È che ancora mancano alcuni giorni perchè ti renda conto che quell'acido che ti sta bucando dentro, ci sta svuotando quasi tutti.
E ti mancano degli anni, per capire che ti sei svuotato inutilmente, quelle scatole sono di due sapori, quella strada all'orizzonte è uno strato di dulce de leche di tre metri di profondità e che l'orizzonte è una riga mobile e si allontana.
Questo sì, nella testolina balla un sapore e un colore stravagante e squisito e c'è la certezza di un nastro trasportatore più veloce dell'orizzonte.
È simpatico, la verità a rate è come una buona bugia persistente ed appiccicosa che con l'iniezione della prossima quota in mezzo al sedere tremante e pauroso, muterá, non in una realtà, ma in un altro inganno.
Mi immagino le risate che devono essere scappate a chi ci contempla.
Un sorriso minimo in confronto a quello che gli provocherà vederti l'espressione, nell'istante stesso in cui salgono sul nastro, di quei pochi.
Siamo tanto stanchi, tanto delusi che non riusciamo a pensare che quella salita, forse, è una falsa messa in scena affinchè tu continui a scalciare.
Scemi, Galileo siamo degli scemi, usando a cacchio lo scudo delle bugie ed affondandoci la spada dove più ci fa male.
Vanitosi stupidi, a volte crediamo addirittura che il nastro si avvicini e forse la verità che giuriamo è menzogna per tutto il tribunale.
(continua)
Libera risemantizzazione dei dialoghi fra El Gloria e una certa Contessa Bathory, ad opera del Señor Profesor La Preglia
Libera traduzione ad opera di Tonio La Preglia
di Una Tal Condesa Bathory
Otra Produccion de Nada//Nulla Editions Copyright 2010
Siamo qua molto prima di dove volevamo.
Non è il punto esatto, ma...facciamo finta e non diciamo niente.
Trent'anni dovrebbero essere salute e ci sentiamo una merda, scomodi e sporchi.
Ma rimaniamo quieti, perché crediamo che se ci sforziamo un po' avremo chance di riuscirci.
Ma riuscire in cosa?
Sogni, sogni infantili e gloriosi.
Noi là, nella statua equestre, come ci promise la mamma e la seconda mamma di settimo.
Quelle che con amore tagliano il foraggio per i cammelli.
Galileo, Galileo dove sei che non ti vedo?
Lì...
Veniamo dai vent'anni, dalle esplosioni di amore, dal carnevale di amici, dagli eccessi che percorrono il limite delle aspettative proibite.
E quando improvvisamente finì la musica, e si accese la luce, con gli occhi doloranti vedemmo alcuni degli amici che si sistemavano un pò, e che molto seriamente si orientarono verso il lato opposto su cui ci eravamo accordati con ammirevole sicurezza, alcuni altri sono addormentati, disinbastiti in giro e non ricordiamo chi sono, altri se ne erano andati prima della sbornia e dicono che sempre, in tutte questi feste c'è di mezzo uno che muore.
Galileo hai fatto uso in quelle feste di tutti i suoi incantesimi ed attualmente vivi con la tua principessa, la migliore di tutte, la più vincente...ma la migliore di tutte quelle di una scatola così piccola.
Galileo dato che ne abbiamo già trenta, abbiamo scoperto che stavamo scegliendo fra due sapori e due colori e che ce ne sono centinaia, più in là, sulla linea dell'orizzonte.
La stessa cosa pensa la tua principessa nonostante non lo dica.
Col cacchio lo direbbe.
Meglio morta piuttosto che dirlo...
Sai che succede, Galileo?
È che ancora mancano alcuni giorni perchè ti renda conto che quell'acido che ti sta bucando dentro, ci sta svuotando quasi tutti.
E ti mancano degli anni, per capire che ti sei svuotato inutilmente, quelle scatole sono di due sapori, quella strada all'orizzonte è uno strato di dulce de leche di tre metri di profondità e che l'orizzonte è una riga mobile e si allontana.
Questo sì, nella testolina balla un sapore e un colore stravagante e squisito e c'è la certezza di un nastro trasportatore più veloce dell'orizzonte.
È simpatico, la verità a rate è come una buona bugia persistente ed appiccicosa che con l'iniezione della prossima quota in mezzo al sedere tremante e pauroso, muterá, non in una realtà, ma in un altro inganno.
Mi immagino le risate che devono essere scappate a chi ci contempla.
Un sorriso minimo in confronto a quello che gli provocherà vederti l'espressione, nell'istante stesso in cui salgono sul nastro, di quei pochi.
Siamo tanto stanchi, tanto delusi che non riusciamo a pensare che quella salita, forse, è una falsa messa in scena affinchè tu continui a scalciare.
Scemi, Galileo siamo degli scemi, usando a cacchio lo scudo delle bugie ed affondandoci la spada dove più ci fa male.
Vanitosi stupidi, a volte crediamo addirittura che il nastro si avvicini e forse la verità che giuriamo è menzogna per tutto il tribunale.
(continua)
Libera risemantizzazione dei dialoghi fra El Gloria e una certa Contessa Bathory, ad opera del Señor Profesor La Preglia
Libera traduzione ad opera di Tonio La Preglia
di Una Tal Condesa Bathory
Otra Produccion de Nada//Nulla Editions Copyright 2010
domenica 31 gennaio 2010
el gloria´s yogurtofilia

la mia avversione allo yogurt risale ad una certa volta
più o meno nel 1966
in cui mio padre (che credo tu conosca)
stava facendo fotografie durante un congresso di medici
ed una promotrice alla fine della giornata
gli regalò un pack di 12 vasetti di yogurt
in quell'epoca lo yogurt era venduto in contenitori di vetro, ne contenevano più di ora ed era INTERO
unknow percentage di grassi
a parte il fatto che c'era solo a gusto di yogurt
nulla di frociaggini alla fragola o all'albicocca
bene
fatto sta che mi ricordo di averne provato uno (non li avevo mai provati) e mi piacque molto
a quanto pare...
percui sembra che me li sia mangiati tutti e 12 uno dopo l'altro
...
ignoro come fu che fossi completamente fuori del controllo genitoriale
(forse il fiasco avrebbe dovuto avere un PARENTAL ADVISORY)
in definitiva, mi prese quello che qua si chiama volgarmente disturbo
indigestione
diarrea
vomiti
e da allora non potei più provarlo, annusarlo, vederlo, neanche stare nella stessa stanza
con un mangiayogurt in attività
finchè non è nato T
che si faceva allattare solamente al seno,
e non voleva saperne niente del biberon
e dopo una giornata intera senza voler mangiare
il primo giorno di lavoro della madre
me ne stavo occupando io
e quello piangeva dalla fame
(a 2 mesi)
perché non accettava il poppatoio
la mia amica O mi raccomandò di fargli provare lo yogurt
l'amore paterno potè più dello schifo
unsi T con lo yogurt, come se fosse stato una fetta biscottata ma alla fine mangiò
e si calmò
dopo di ciò continuava a farmi schifo
ma ormai non ne avevo la fobia
quest'estate, in Uruguay, vendevano delle bottiglie da un litro di uno yogurt alla fragola cremoso che sembrava tanto invitante
che decisi di provarlo
e
lì finisce una lunga storia di disamore e scontro tra lo yogurt e me
non lo sapevo
l'ho tenuto nascosto ma alcuni anni di terapia mi permettono adesso di raccontartelo
hai deciso di fare outing della tua yogurtofilia
eh...si
va bene non lo dirò a nessuno
sarà il nostro piccolo segreto
in realtà, dato che mi è riuscito benino
pensavo di pubblicarlo, il nostro piccolo segreto
considerato quanto pubblico abbiamo, probabilmente rimarrà il nostro piccolo segreto
effettivamente
Etichette:
aneddoti in cui non succede nulla,
yogurt
sabato 30 gennaio 2010
frammenti di un discorso orroroso

(estratto da "I dialoghi dei Guardiani della Ota", Herr Ano e El Gloria, su D)*
I-TRADIMENTO
hai visto le foto di D che fa le conserve?
in una sembra Pie Grande**
D el Conservador Mendocino
come la maggior parte di quelli di Mendoza
conserve
o traditori
o entrambe le cose
effettivamente
però stava facendo conserve, non tradimenti, apparentemente
si, perchè ha sangue di Buenos Aires, suo malgrado
non so quanto si conserva un tradimento imbottigliato a vuoto
bisognerebbe mettergli la data di scadenza
per evitare di consumare un tradimento andato a male
II-BOTULISMO
se è ben sterilizzato dura parecchio
i tradimenti scaduti sono molto pericolosi
possono ingenerare botulismo
anche D è abbastanza botulo (1)
E' un pezzo di botulo
Ua!
ma gli vogliamo bene lo stesso
ma certo
non è più botulo di noi
no
siamo tre grandi botuli
avremo mangiato una conserva andata a male?
ci siamo caduti da piccoli in un pentolone
e non abbiamo più bisogno di consumare conserve andate a male per essere botuli
può essere
anche la mia ex suocera Dora faceva conserve
ERA CONSERVA DORA. (2)
*I Guardiani della Ota era una loggia di dubbia provenienza, il cui fine spurio era "Salvaguardare l'Occidente dalle Influenze Malefiche della Lettera Proibita: la Ota" (jota), per maggiore informazione sulle attività di questi molluschi mentali si raccomanda (con la massima cautela e sempre acompagnati da un adulto responsabile) di visitare: http://losguardianesdelaota.blogspot.com/ per trarre conclusioni personali. (3)
**Sascuash
(1) parola inesistente; qui si gioca sull'assonanza con "boludo", termine di grande uso ma non particolarmente raffinato, che potremmo ottimisticamente tradurre con "stupido". (N.d.T.)
(2) tipico caso di conflitto di coscienza professionale del traduttore: a partire da una battuta volutamente idiota e non instantaneamente traducibile, è più salutare preservarne il lettore mantenendo nella lingua originale la freschezza della frase (e contando su una scarsa conoscenza delle lingue da parte di chi legge), o preservare l'idiozia del contenuto, cercando di adattarlo all'italiano e rischiando di complicare la cosa? Lo stesso El Gloria mi aveva suggerito di ribattezzare la ex suocera in Beatrice, detta Trice, in maniera da poter sfoggiare un "ERA CONSERVA TRICE"; ma so che qualunque scelta compia, i rimordimenti mi renderanno insonni molte notti, e insonnolito molte giornate. E' un mestiere maledetto. (N.d.T.)
(3) riservato a chi, avendo una sufficiente conoscenza dello spagnolo, sia intenzionato a pentirsene. In particolare il post ecco perchè odiamo la fottuta ota può essere considerato una sorta di breve manifesto di questo movimento culturale, che ebbe vita breve.
Mi limiterò a segnalare che l'espressione "no saber ni jota" può agevolmente corrispondere alla nostra "non sapere un'acca".
Ho considerato che affrontare delle versioni da questo blog sarebbe stato una impresa ben superiore alle mie necessità autolesioniste. La filosofia di base del blog, che consiste come detto nel non utilizzare la jota o i lunga che dir si voglia (attenzione, non evitando le parole che la contengono, ma semplicemente non scrivendola), perderebbe parte della sua forza eversiva nella traduzione in italiano, lingua in cui tale lettera non mai goduto di grande fortuna.
E, infine, non ho voluto mettere in difficoltà la categoria, a cui appartengo, degli appassionati di jazz... (N.d.T.)
Etichette:
Los Guardianes De la Maldita Ota,
Tonio La Preglia
venerdì 29 gennaio 2010
Multinazionali senza filtro
che fa M?
va tutti i giorni da una consulente (pagata dal suo ex datore di lavoro) che gli insegna a cercare lavoro
che organizzazione...
si
dei grandi figli di puttana che si preoccupano di fare un figurone
non capisco come mai M non li abbia ringraziati per esser stato messo sulla strada per decisione loro
così funzionano le multinazionali
te lo mettono nel culo ma finisci per ringraziarli e quasi quasi pensi che alla fin fine sei stato tu a fregarle
e magari ti preoccupi che possano essersi offesi perchè ti hanno licenziato
va tutti i giorni da una consulente (pagata dal suo ex datore di lavoro) che gli insegna a cercare lavoro
che organizzazione...
si
dei grandi figli di puttana che si preoccupano di fare un figurone
non capisco come mai M non li abbia ringraziati per esser stato messo sulla strada per decisione loro
così funzionano le multinazionali
te lo mettono nel culo ma finisci per ringraziarli e quasi quasi pensi che alla fin fine sei stato tu a fregarle
e magari ti preoccupi che possano essersi offesi perchè ti hanno licenziato
giovedì 28 gennaio 2010
non si rimpiange Nulla...
(http://www.youtube.com/watch?v=8YGXsw3XK9I)
(non solo, ma non smentiamo nemmeno, e non ci abbiamo neanche ripensato).
Chi fra i pochi ma incauti lettori avesse avuto la ventura di incappare negli ultimi post, si sarà probabilmente accorto di un significativo fiorire di flatulenze di varia origine, anche se solo in forma di racconto, a onor del vero:
- i rutti (argomento comunque già affrontato su Nulla, se la memoria non ci inganna);
- e i riferimenti letterari ma espliciti ai peti nell'ascensore, presenti all'inizio della saga dell'autrice Contessa Bathory
potrebbero far pensare ad una svolta definitiva nella linea editoriale di questo blog; sfido peraltro chiunque a stabilire con esattezza quale caspita sia la linea editoriale in oggetto. Vorrei rassicurare i visitatori abituali e anche quelli che, per effetto di oscuri meccanismi, si trovino a bazzicare queste pagine, che si tratta di una evidente convergenza di necessità di affabulazione profonda; una genuinità gastrica che è comunque sempre indice di espressione non filtrata. Forse anche un'inconsapevole tentativo di supplire alla carenza di contenuti musicali che caratterizza questo inizio di anno di Nada/Nulla, sostituiti da note magari meno organizzate ma di sicuro spontanee.
E' un momento così.
Per quanto riguarda I lunedì della Contessa Bathory (che ci limitiamo a tradurre e pubblicare, ma i cui sviluppi non siamo in grado di prevedere) ci sembra però di cogliere segni di un'evoluzione in corso: le prime maleodoranti introspezioni psicologiche potrebbero a breve scaturire in qualcosa di più consistente, di più corposo. Ma, a pensarci bene, non sappiamo se temerlo o rallegrarcene.
mercoledì 27 gennaio 2010
post digestivo
sono tornato; ho pranzato fast food in un mac, tanto che mi è rimasto l'effetto fast blogger
(spero più tardi di non avere l'effetto fast prot)
e il fast burp
incontrollabile
di quello ne soffro già
io ce l'ho dalla nascita
ruttman
nei primi giorni della mia vita mi facevano fare il ruttino dopo mangiato
tutti contenti
e non ho più smesso
la solita preoccupazione di soddisfare gli altri...
certo, ma comincio a sospettare che adesso quelli che ho intorno non siano così contenti
invece, ti ricordi che mia madre era così educata
quand'ero bebè, ogni volta che ruttavo mi tirava un ceffone
non per questo hai smesso
una zia di V
una signora molto educata e dall'eloquio elegante
ci ha raccontato che una sua amica
un'altra signora molto elegante e dall'eloquio educato
era stata il venerdì a una festa di compleanno
a un matrimonio il sabato
a un battesimo con rinfresco la domenica a pranzo
le tre volte mangiando esageratamente
per la domenica sera
l'avevano invitata ad una cena in un ristorante
non ne aveva nessuna voglia
ma
per non fare brutta figura
ci andò
(ciò mi ricorda un film dei monty python)
dai
quando arrivò il momento, il cameriere le chiese cosa desiderava
lei aprì la bocca per rispondere
e le uscì un rutto clamoroso
che risuonò in tutto il ristorante
che
come immaginerai
era un posto molto elegante
si, effettivamente sembra un film dei monty python
quando mi ricordo questa cosa mi torna un pò di allegria
circa 30 anni fa
avevo, non so se il primo, ma sicuramente uno dei primi walkman arrivati nella nazione
un sony
eccellente
(me lo vendette un tizio che sicuramente l'aveva rubato)
in quell'epoca me ne andavo dovunque con il mio sony walkman con degli enormi auriculari
felice
pero ovviamente tuuutti mi guardavano come se fossi sceso da un disco volante
un giorno salii su un autobus senza togliermi gli auricolari, presi il biglietto e andai a sedermi in fondo,
ascoltando musica molto forte
mi sedetti
e mi venne un ruttino
credevo di averlo emesso con discrezione
jua
in effetti mi sembrò di sentire qualcosa che non ricordavo in quel brano
e subito mi accorsi che le 22 teste davanti a me mi guardavano fissi con un'espressione schifata
compreso l'autista dell'autobus
da quel giorno cominciai ad emettere con attenzione i suoni corporali
in pubblico
(spero più tardi di non avere l'effetto fast prot)
e il fast burp
incontrollabile
di quello ne soffro già
io ce l'ho dalla nascita
ruttman
nei primi giorni della mia vita mi facevano fare il ruttino dopo mangiato
tutti contenti
e non ho più smesso
la solita preoccupazione di soddisfare gli altri...
certo, ma comincio a sospettare che adesso quelli che ho intorno non siano così contenti
invece, ti ricordi che mia madre era così educata
quand'ero bebè, ogni volta che ruttavo mi tirava un ceffone
non per questo hai smesso
una zia di V
una signora molto educata e dall'eloquio elegante
ci ha raccontato che una sua amica
un'altra signora molto elegante e dall'eloquio educato
era stata il venerdì a una festa di compleanno
a un matrimonio il sabato
a un battesimo con rinfresco la domenica a pranzo
le tre volte mangiando esageratamente
per la domenica sera
l'avevano invitata ad una cena in un ristorante
non ne aveva nessuna voglia
ma
per non fare brutta figura
ci andò
(ciò mi ricorda un film dei monty python)
dai
quando arrivò il momento, il cameriere le chiese cosa desiderava
lei aprì la bocca per rispondere
e le uscì un rutto clamoroso
che risuonò in tutto il ristorante
che
come immaginerai
era un posto molto elegante
si, effettivamente sembra un film dei monty python
quando mi ricordo questa cosa mi torna un pò di allegria
circa 30 anni fa
avevo, non so se il primo, ma sicuramente uno dei primi walkman arrivati nella nazione
un sony
eccellente
(me lo vendette un tizio che sicuramente l'aveva rubato)
in quell'epoca me ne andavo dovunque con il mio sony walkman con degli enormi auriculari
felice
pero ovviamente tuuutti mi guardavano come se fossi sceso da un disco volante
un giorno salii su un autobus senza togliermi gli auricolari, presi il biglietto e andai a sedermi in fondo,
ascoltando musica molto forte
mi sedetti
e mi venne un ruttino
credevo di averlo emesso con discrezione
jua
in effetti mi sembrò di sentire qualcosa che non ricordavo in quel brano
e subito mi accorsi che le 22 teste davanti a me mi guardavano fissi con un'espressione schifata
compreso l'autista dell'autobus
da quel giorno cominciai ad emettere con attenzione i suoni corporali
in pubblico
martedì 26 gennaio 2010
bugie III - I lunedì della Contessa Barthory
Stava venendo di fretta a raccontarmi.
Io aspettavo seduta e pensosa.
sarà lui quello che arriva?
lui prima era qualcuno che diceva sempre la verità (evidentemente mi sbagliavo in questa mera supposizione), e adesso veniva a confessare una bugia, usando la verità.
Se ci comportiamo da esseri intelligenti, la bugia deve esistere.
La bugia è un scudo e la verità una spada e così entriamo nell'arena.
La dose delle duevocse, il mix, farà la differenza tra l'ecatombe dello stupido ed il fascino dell'astuto.
Lo conosco da quando avevamo otto anni.
Gli cerco un nome nuovo per presentarlo, forse perché per ciò che di lui conoscevo, ci sia un errore in più.
Gli metto Galileo, per obbligarlo alla punizione di dover dire una bugia dell'unica verità che ha.
Galileo parla soavemente e studia sempre lo scenario in cui entra.
Cerca la polvere sugli scaffali più alti passeggiando lo sguardo e passando il dito e controlla i vasi immergendosi con un occhio solo nell'avvistamento e battendone il fondo come se si stessero strozzando con qualcosa andato di traverso
Poi si siede ed abbassa lo sguardo.
Questo rituale lo ripete da quanto mi ricordi.
Ossessivo traccia migliaia di volte una riga di circa dieci centimetri nella tovaglia ed incomincia con questa avvertenza:
non ti mettere insieme a quella gente...
Segue allora con la sua discolpa:
Tre anni fa, Ball z (chiamerò così un amico in comune fanatico di questi personaggi) lavorava alla radio, era produttore
di un programma condotto da un promettente ventenne con l'intelletto polemico dell'epoca.
Il programma consisteva nello spuntare un argomento qualsiasi ed il conduttore ne faceva fiorire un racconto, all'impronta, a volte rabbioso, e molti ascoltatori telefonavano in agitazione perché coincideva con qualche esperienza personale.
Era globología verbale, con le stesse parole, con un uguale globo, l'uomo incominciava a deviare e ne faceva una forma
esoterica, comica, terrificante o escatologica dello stesso valore.
Ma chiaramente, gli mancava la tecnologia.
Gli mancava perché dato che si trattava della radio, chi sapeva se il tizio non stava leggendo, e qualcosa di molto affettato e corretto?
Un argomento trovato statisticamente da un supercalcolatore che si collegava con le stessissime storie degli ascoltatori? (devo chiarire che allora non esisteva il pettegolo facebook, nè niente di simile).
Un mago che fa trucchi alla radio è per forza un fallimento. Una rarità. Una bugia.
Era obbligatorio andare a vedere, era necessario andare a smascherarlo in nome della verità e Galileo ci andò con la sua spada.
Un gruppo di sette od otto persone, erano gli altri testimoni del pubblico e col tempo sarebbero diventati l'elenco della sua seconda vita.
Una bionda di quel gruppo sarebbe stata, secondo Galileo, la causa della futura sparizione del pettegolo dall'etere e dalla vita come la conosciamo...
(come elemento di giustizia, queste persone hanno assicurato che effettivamente l'affabulatore creava, oppure che il trucco era ottimo, il che riabilita il giovane conduttore con la storia)
(continua)
Libera risemantizzazione dei dialoghi fra El Gloria e una certa Contessa Bathory, ad opera del Señor Profesor La Preglia
Libera traduzione ad opera di Tonio La Preglia
di Una Tal Condesa Bathory
Otra Produccion de Nada//Nulla Editions Copyright 2010
Io aspettavo seduta e pensosa.
sarà lui quello che arriva?
lui prima era qualcuno che diceva sempre la verità (evidentemente mi sbagliavo in questa mera supposizione), e adesso veniva a confessare una bugia, usando la verità.
Se ci comportiamo da esseri intelligenti, la bugia deve esistere.
La bugia è un scudo e la verità una spada e così entriamo nell'arena.
La dose delle duevocse, il mix, farà la differenza tra l'ecatombe dello stupido ed il fascino dell'astuto.
Lo conosco da quando avevamo otto anni.
Gli cerco un nome nuovo per presentarlo, forse perché per ciò che di lui conoscevo, ci sia un errore in più.
Gli metto Galileo, per obbligarlo alla punizione di dover dire una bugia dell'unica verità che ha.
Galileo parla soavemente e studia sempre lo scenario in cui entra.
Cerca la polvere sugli scaffali più alti passeggiando lo sguardo e passando il dito e controlla i vasi immergendosi con un occhio solo nell'avvistamento e battendone il fondo come se si stessero strozzando con qualcosa andato di traverso
Poi si siede ed abbassa lo sguardo.
Questo rituale lo ripete da quanto mi ricordi.
Ossessivo traccia migliaia di volte una riga di circa dieci centimetri nella tovaglia ed incomincia con questa avvertenza:
non ti mettere insieme a quella gente...
Segue allora con la sua discolpa:
Tre anni fa, Ball z (chiamerò così un amico in comune fanatico di questi personaggi) lavorava alla radio, era produttore
di un programma condotto da un promettente ventenne con l'intelletto polemico dell'epoca.
Il programma consisteva nello spuntare un argomento qualsiasi ed il conduttore ne faceva fiorire un racconto, all'impronta, a volte rabbioso, e molti ascoltatori telefonavano in agitazione perché coincideva con qualche esperienza personale.
Era globología verbale, con le stesse parole, con un uguale globo, l'uomo incominciava a deviare e ne faceva una forma
esoterica, comica, terrificante o escatologica dello stesso valore.
Ma chiaramente, gli mancava la tecnologia.
Gli mancava perché dato che si trattava della radio, chi sapeva se il tizio non stava leggendo, e qualcosa di molto affettato e corretto?
Un argomento trovato statisticamente da un supercalcolatore che si collegava con le stessissime storie degli ascoltatori? (devo chiarire che allora non esisteva il pettegolo facebook, nè niente di simile).
Un mago che fa trucchi alla radio è per forza un fallimento. Una rarità. Una bugia.
Era obbligatorio andare a vedere, era necessario andare a smascherarlo in nome della verità e Galileo ci andò con la sua spada.
Un gruppo di sette od otto persone, erano gli altri testimoni del pubblico e col tempo sarebbero diventati l'elenco della sua seconda vita.
Una bionda di quel gruppo sarebbe stata, secondo Galileo, la causa della futura sparizione del pettegolo dall'etere e dalla vita come la conosciamo...
(come elemento di giustizia, queste persone hanno assicurato che effettivamente l'affabulatore creava, oppure che il trucco era ottimo, il che riabilita il giovane conduttore con la storia)
(continua)
Libera risemantizzazione dei dialoghi fra El Gloria e una certa Contessa Bathory, ad opera del Señor Profesor La Preglia
Libera traduzione ad opera di Tonio La Preglia
di Una Tal Condesa Bathory
Otra Produccion de Nada//Nulla Editions Copyright 2010
martedì 19 gennaio 2010
lunedì 18 gennaio 2010
bugie II - I lunedì della Contessa Barthory
la volontaria inclusione di una rottura nel continuum
che manipola la realtà involucra gli altri attori
obbligandoli ad improvvisare adottando comportamenti di fronte all'inaspettato
questo volontario e non accidentale inserimento di un elemento inaspettato
produce un fatto artistico
qualcuno che sta immaginando questa scena, da un posto qualsiasi, descrive minuziosamente il fatto ed i suoi attori
l'autore della rottura emettendo odore di adrenalina aspetta il momento opportuno per liberare il gas,
il sudore che corre per la schiena dell'uomo col completo che affronterà il suo cliente fra pochi minuti,
gli occhi fissi nell'indicatore del piano di un signore anziano,
un tizio trasandato con lo sguardo perso sul culo dell'altra, che pensa in quel momento solo a togliersi le scarpe
fino a sentire il penetrante odore a peto
il rotturista surrettizio in quel momento è padrone del pensiero di tutti, ha ottenuto che quattro persone siano focalizzate in un unico obiettivo, finire quel viaggio una buona volta, riuscendo a dimostrare agli altri che non sono stati loro i terroristi
chi pensa la scena, è stato uno di questi personaggi (convertiti ora in personaggi)
è stato lì
la scena è costituita di realtà e bugie in parti uguali, o forse, non sono bugie bensì semplicemente realtà decontestualizzate, mescolate e non agitate, come una vodka martini ben fatta, il racconto agisce, non in modo autobiografico, ma ha un effetto catartico, alleggerisce la coscienza dell'autore di un paio di pietre, forse non pietre criminali, ma sicuramente fastidiose
un lettore esterno, un terzo, riceve solamente l'informazione descritta
un lettore esterno completa la storia
è possibile che tra le righe percepisca un crimine, o magari non veda niente oltre ciò che è descritto
troverà il suo personale colpevole
la cosa buona,
è che forse il suo colpevole,
è più colpevole di quello dell'autore nonostante questo l'abbia visto accoltellare impazzito
che manipola la realtà involucra gli altri attori
obbligandoli ad improvvisare adottando comportamenti di fronte all'inaspettato
questo volontario e non accidentale inserimento di un elemento inaspettato
produce un fatto artistico
qualcuno che sta immaginando questa scena, da un posto qualsiasi, descrive minuziosamente il fatto ed i suoi attori
l'autore della rottura emettendo odore di adrenalina aspetta il momento opportuno per liberare il gas,
il sudore che corre per la schiena dell'uomo col completo che affronterà il suo cliente fra pochi minuti,
gli occhi fissi nell'indicatore del piano di un signore anziano,
un tizio trasandato con lo sguardo perso sul culo dell'altra, che pensa in quel momento solo a togliersi le scarpe
fino a sentire il penetrante odore a peto
il rotturista surrettizio in quel momento è padrone del pensiero di tutti, ha ottenuto che quattro persone siano focalizzate in un unico obiettivo, finire quel viaggio una buona volta, riuscendo a dimostrare agli altri che non sono stati loro i terroristi
chi pensa la scena, è stato uno di questi personaggi (convertiti ora in personaggi)
è stato lì
la scena è costituita di realtà e bugie in parti uguali, o forse, non sono bugie bensì semplicemente realtà decontestualizzate, mescolate e non agitate, come una vodka martini ben fatta, il racconto agisce, non in modo autobiografico, ma ha un effetto catartico, alleggerisce la coscienza dell'autore di un paio di pietre, forse non pietre criminali, ma sicuramente fastidiose
un lettore esterno, un terzo, riceve solamente l'informazione descritta
un lettore esterno completa la storia
è possibile che tra le righe percepisca un crimine, o magari non veda niente oltre ciò che è descritto
troverà il suo personale colpevole
la cosa buona,
è che forse il suo colpevole,
è più colpevole di quello dell'autore nonostante questo l'abbia visto accoltellare impazzito
Libera risemantizzazione dei dialoghi fra El Gloria e una certa Contessa Bathory, ad opera del Señor Profesor La Preglia
Libera traduzione ad opera di Tonio La Preglia
di Una Tal Condesa Bathory
Otra Produccion de Nada//Nulla Editions Copyright 2010
venerdì 15 gennaio 2010
controcurve III (tematiche tratte dai Dialoghi, dibattute in modo superficiale ma a volte stimolante, e forse meritevoli di un serio approfondimento)
E' importante che Glenn Gould alla fin fine non sia diventato un buon rallista?. E' vero, gli capitò di suonare in condizioni avverse, tuoni, pioggia, vento disturbavano l'esecuzione, il pianoforte era sempre di traverso, scivolando di qua e di là, bisognava anche evitare il pubblico che aveva invaso il palcoscenico, un pò per ripararsi dagli agenti atmosferici, un pò per stare vicino ai virtuosi alle corde e ai fiati; l'orchestra cominciò a sbandare da tutte le parti, ingovernabile, e poi ognuno per conto suo, vanamente inseguiti dal direttore d'orchestra; rimase solo Gould, provando a tener dritto lo strumento, con potenti walking bass con la sinistra, cercando il controcanto con i cluster pestati con la destra, strazianti ma necessari per tenere in equilibrio il piano. Si accorse che, mantenendosi sempre vicino al limite, si stava divertento; così cominciò
la sua deviazione sugli sterrati della musica. Altri l'avevano fatto prima di lui, Stravinsky scrisse l'Ebony Concerto per Woody Herman, ma vogliamo dire che è stata la sua opera migliore? Anche Valentino Rossi ha fatto le sue belle figurette, è vero, ma da qui a dire che ha sbaragliato il campo al Rally di Monza o alla 6 ore di Vallelunga... Non tutti sono Sandro Munari, per dire, o Jacky Ickx, o Keith Jarrett; vogliamo aprire un dibattito?
la sua deviazione sugli sterrati della musica. Altri l'avevano fatto prima di lui, Stravinsky scrisse l'Ebony Concerto per Woody Herman, ma vogliamo dire che è stata la sua opera migliore? Anche Valentino Rossi ha fatto le sue belle figurette, è vero, ma da qui a dire che ha sbaragliato il campo al Rally di Monza o alla 6 ore di Vallelunga... Non tutti sono Sandro Munari, per dire, o Jacky Ickx, o Keith Jarrett; vogliamo aprire un dibattito?
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A.D. davvero... tuo padre urlava in greco mentre dormiva... o è un ricordo distorto dal tempo?
Cugina E a dire il vero urlava in tutte le lingue...anche in sanscritto!!e nella stanza accanto urlava Fratello V...pensa che cori!