giovedì 26 agosto 2010
La Cena (phase one)
L'allora sconosciuto regista Sandrito Ferri Romero Alonso, sulla base degli scarni appunti di uno sceneggiatore che preferì rimanere nell'anonimato, produsse in poche ore un corto influenzato per certi versi dal Pranzo di Babette, e per altri da La Terrazza di Ettore Scola, anche se analisi critiche successive evidenziarono suggestioni stilistiche del Cronenberg di Naked Lunch.
La vicenda è facilmente riassumibile ed ispirata ad un fatto vero: due esponenti della media borghesia romana, Milo Temesvar e la futura moglie Contessa Marianna Olga organizzano una cena per un gruppo di amici; gran parte delle riprese riguardano la preparazione dell'evento, al quale si accenna solo nella seconda metà dell'opera; volendo probabilmente trasmettere il messaggio secondo il quale, in molti casi, ciò che importa sono i preliminari.
Il regista si avvalse di attori presi dalla strada (evidente riferimento al neorealismo): in particolare i due interpreti principali furono scelti sulla base di una supposta somiglianza fisica con i veri Contessa e Temesvar.
Vi propongo quindi la prima parte, nella quale i tradizionali titoli di testa sono sostituiti dal progressivo e muto apparire degli ingredienti protagonisti.
mercoledì 25 agosto 2010
A BRAND NEW BLOG
giovedì 12 agosto 2010
"Buenos Aires c'ést la merde"
prima di andartene, cosa mi dici di calle Juncal all'incrocio con Uruguay?
facile arrivare all'Avenida Rivadavia
elegante e caro
però è a circa 18, 20 isolati da Rivadavia
c'è molto collegamento Est-Ovest però sul lato Nord della città
pensa a Rivadavia come una lunga linea che divide a metà la città
che è più o meno di forma pentagonale
il problema dei collegamenti in questa città è che quello che si chiama "centro" non è nel centro
quello a Est
e da lì parte Rivadavia
però a quel "centro" arrivano tutte le linee di metropolitana e di treni
come fossero raggi
allora la comunicazione Est-Ovest è sempre buona
ma la comunicacion Nord-Sud, no
e tenendo conto che molte di quelle ferrovie vanno in superficie
diventano insormontabili barriere urbanistiche
Le Corbusier lo aveva già detto nel 1930
"Buenos Aires c'ést la merde"
lui davvero propose che la soluzione al problema urbanistico di Buenos Aires era la dinamite
magari non in questi termini ma credo che l'idea fosse quella
ma se fosse nato a Roma
bah
si
lunedì 2 agosto 2010
venerdì 25 giugno 2010
Non ci fidiamo
giovedì 24 giugno 2010
domenica 13 giugno 2010
Il Mito Della Piuma
sabato 12 giugno 2010
La leggenda della Piuma
lunedì 7 giugno 2010
Lartigue e la N° 6 - Rimettiamo le cose a posto

sabato 22 maggio 2010
Gnocchi alle Termopili (La Storia si ripete)
martedì 30 marzo 2010
san telmo acid (90bpm)
sonoclip by El Gloria Music&Video
NadaNulla Productions 2010
lunedì 29 marzo 2010
multiple choice - I lunedì della Contessa Barthory

Vero – falso sono due caselle vuote.
In una si metterà una croce che affermerà o negherà un enunciato.
Si usa generalmente negli esami.
Senza caselle stampate e senza croci si userà tutto il tempo finché vivi.
Un educatore mente per vedere se il suo studente gli mente.
Non gli chiede che gli getti delle certezze, con una domanda alla quale la risposta farà onore e la chiuderà in un tutto, con il coraggio e l'onestà di chi si sottomette al sapere coscienzioso; piuttosto lo inizia ai labirinti del rischio e lo tenta alla bugia non enunciata, non creata, non sussurrante e confusa, per coprirsi del suo stato di dubbio eterno.
La cosa sincera del metodo è che benché tutti, compreso il maestro, sappiamo che la consegna corretta è dire sempre la verità, il maestro mente a volte e crede di farlo per una causa nobilíssima: comprovare che l'insegnamento offerto è stato ben ricevuto.
Para intercettare il vantaggio che danno le statistiche che sempre nel loro destino di giustizia tenderanno al fifty-fifty, l'astuto maestro penalizza la risposta erronea con una doppia mancanza.
In qualche modo rende coercitivo il gioco d'azzardo e lo demoralizza, facendo credere allo studente che sarà meglio confessare di non sapere, piuttosto del coraggio animale dell'ambarabà ciccì coccò, con cui scegliere dove mettere la x.
Ignora così per un istante che troppo tentatore è il sapore del caso, del peccato e dell'adrenalina e che ce lo portiamo dalla nascita.
Appare un esame di questi in qualunque momento a chiunque di noi.
Arrivata la maledetta prova per Galileo
scoprì la sua passione per la moretta in quell'istante, ma decise per la casella pericolosa di non lasciare la Principessa.
Sommergendola così più nel tradimento anestetizzato della bugia a rate, che nell'angoscia dolorosa della verità in contanti.
Si credette capace di sopportarlo e di nasconderlo ma Morales e Cortez apparvero goffamente facendo rumore, scalciando delle lattine.
Confessò per metterli a tacere.
Le x saltavano nelle caselle e si torcevano dalle risate.
lunedì 15 marzo 2010
I lunedì della Contessa Barthory
Io, sono sempre stata nello stesso posto.Devo avere un punto sulle mani, invece di una linea, per segnare quel destino di immobilità geografica.
Gli altri posti sono foto, racconti, ricordi altrui.
Angel invece le raccontava di un paesino in Europa.
Il mare vicino ed alcune colline secche come quelle di qua.
A Dolores quasi irritava quella conoscenza esatta di quasi tutti gli angoli della piccolo cittadina.
Finchè Angel le mandò l'indirizzo straconosciuto dell'Edificio Gomez.
Se si va in orario di negozio, le porte sono aperte.
Prendendo l'ascensore, all'ultimo piano c'è solamente l'appartamento del portinaio solitario che nelle ore in cui la porta è aperta ci si siede vicino a vigilare.
Allora in orario di negozio è un piano solitario.
A sinistra, in fondo una scala a pioli che arriva al soffitto, che si ferma ai piedi del serbatoio dell'acqua, poi seconda scala a pioli fino alla testa dello stesso serbatoio, da lì vista privilegiata sulle viscere col galleggiante, in basso la piccola città da un angolo sconosciuto.
Chi accede all'alto segreto dell'edificio Gomez, dovrà lasciare qualche piccolo oggetto proprio, come mittente da ultimo visitatore, firmato e con numero telefonico, il nuovo visitatore raccoglierà il precedente.
Non guardò il nome, ma rimase in piedi guardando in basso.
Gli alberi coprono in parte la visione delle auto e la gente e la distanza attenua i rumori.
Si rese conto per la prima volta che esisteva un mondo sommerso in un alveo di venti ed in quel momento la corrente scosse il fogliame e lo spettinò i capelli.
Il suo punto nel mondo si spostava lentamente verso il lato della notte.
Rimase un momento a pensare a un'altra cosa che le aveva raccontato Cortez.
Molti anni prima quando la nonna di Cortez stava per sposarsi ricevette in dote dodici monete d'oro.
Durante la costruzione della casa le monete erano state collocate in dodici punti nelle pareti.
verità?
bugia?
Morti i nonni, i figli poterono decidere se demolire la casa, che veramente sembrava essere l'unico luogo che possedevano nel mondo.
Trovandole, avrebbero potuto costruire nuovamente oppure viaggiare per cercare un altro posto.
Non trovandole, ricominciare di nuovo dal nulla.
Il signor Cortez padre decise di viaggiare, spostarsi senza niente, lasciando la casa in piedi per mantenere viva la leggenda o il deposito delle dodici monete come una speranza nel caso che avesse dovuto tornare.
Senza pensare a qualche viaggio, Dolores in un paesaggio nuovo ma straconosciuto, rimase avvolta dal vento e la verità è che le piacque.
venerdì 12 marzo 2010
Più di così...
Chitarra e voce: Muddy WatersFotografia: William Claxton
(http://www.afterimagegallery.com/claxtonmuddy.htm)
lunedì 8 marzo 2010
omettere - I lunedì della Contessa Barthory
Galileo conosceva l'eleganza dell'omissione.
Parlava poco da quando aveva imparato a farlo.
Poteva raccontare che aveva vissuto in Germania per diversi anni.
Se la chiacchierata si allungava e l'interlocutore gli inspirava confidenza, poteva riuscire a raccontare di sè stesso, cosa studiava e più o meno dove viveva (ma certamente era una zona elegante e tradizionale)
Con più tempo si accedeva ad informazioni su una madre ed un fratello ed un padre defunto in epoche immemorabili.
Questo era tutto, ciò che si poteva riuscire a sapere dalla sua bocca, non arrivava mai un millimetro più lontano.
Austero, quasi avaro nel vivire con allegria e ottimismo, in alcune sere ispirate poteva farti pisciare addosso dalle risate.
Ti dava le spalle e si metteva a raccontare situazioni fittizie con personaggi reali.
Una vista a raggi x per le cretinate di amici e conoscenti che si manifestava sempre durante una festa.
Ti faceva ridere fino a farti male la bocca e la pancia, ti provocava una quantità di risate che ti faceva dormire tutta la notte e un paio d'ore in più per la stanchezza.
Ma sempre dandoti le spalle, raggomitolato in un angolo, sussurrando in un microfono badando che nessuno potesse guardarlo negli occhi.
Era un occultatore e contemporaneamente ispirava fiducia.
Era convinto che avrebbe superato solo per mezzo dell'autoflagellazione.
A tal fine studiava nel corso più ostile e difficile che era riuscito a trovare e lo faceva con devozione dopo essersi sottomesso a lunghe ore di ginnastica, e corse di chilometri in luoghi avversi. Per dolce si regalava salite per colline e montagne, in modo che il paesaggio gli dolesse nelle gambe e nel fiato e non interrompeva mai né per il freddo né per la pioggia.
Era un autodidatta nell'arte dell'autosacrificio.
Curava la sua dieta, tanto salutare, orribile e dietetica da essere sufficiente per sospettare tutto l'odio che aveva per se stesso.
E la moretta era il piacere
lunedì 1 marzo 2010
Cosa raccontava Dolores a José, al momento dell'interruzione - I lunedì della Contessa Barthory
Mentre ed al fine di provare questo nuovo sistema di comunicazione ti racconto ciò che mi è successo domenica scorsa.
Erano le sette del mattino e suona il campanello.
Era una coppia di amici che veniva ad invitarmi per andare a scalare una montagna.
Rimasi a guardarli qualche secondo, confusa e insonnolita e mi azzardai a dire …
Continuo subito.
Dolores morales.
…………………………………..
A questo punto le arriva il messaggio di José, che non si disturbasse a scrivere…
Dolores morales, senz'altro compito che non fosse il logico invio di segni, si mise a indagare.
Come funzionava questo sistema?
Riusciva a volte più nelle questioni psicologiche che in quelle tecniche e sapeva che la sua accompagnatrice di quel pomeriggio nel teatro (la stessa che non aveva capito la battuta dell'animale che non era stato nominato nella prima riunione esplicativa), non si sarebbe presa la briga di cambiare la password.
Ancora una volta si ripeteva l'esperienza rara della certezza, la dolcissima convinzione che
Non si era sbagliata.
E pochi minuti dopo a José Gil arrivò un messaggio con un pilastro quadrato
Una zuppa di lettere molto adatta alla stampa:
JSCSKCSCSJJI
XJKSTRONZOSD
HUSDHÓIWEOCX
JXSOOIDIOTAM
Il giorno dopo anche Dolores ebbe una sorpresa, un messaggio di Angel Cortez, uno sconosciuto che aveva ritenuto opportuno irrompere in questo modo:
Dolores:
Chiedo scusa prima di tutto;
So che è sbagliato non rispettare l'intimità altrui, ma indagando con ardore puramente tecnico il funzionamento di questo metodo, ho scoperto di poter leggere qualche corrispondenza.
Ripeto che so inconfutabilmente che è male.
E reitero le mie scuse.
Ma ho trovato più intrigante di questo innovativo mezzo di comunicazione, in cui siamo numeri di prova, il racconto di quei giorni della tua vita scelti a caso.
Almeno ti chiedo, per favore, di continuare il racconto di cosa è successo quella domenica così presto, dato che l'hai troncato nella biforcazione di milioni di sentieri per cercare di indovinarlo e direttamente al centro della mia curiosità.
Se me lo racconterai, tenterò con piacere di disfarmi del tuo boomerang che vedo passare molto spesso alla portata delle mie mani, (la verità è un pericolo) e non restituirò mai a Gil il suo, perché benché non glielo dica in faccia, per educazione ed eleganza, non possiamo non osservare che è un imbecille.
Grazie
Angel Cortez
sabato 27 febbraio 2010
Miles Davis e Charles Dickens
mercoledì 24 febbraio 2010
José Gil, bugie - I lunedì della Contessa Barthory
Due volte su due fogli, un foglio sarebbe rimasto nel suo registro e l'altro per noi.
Dovevamo collegare l'apparecchio al computer, digitare alcuni scongiuri e, con un "per favore", chiese quasi pregando, dovevamo scrivere una missiva ad un'altra persona del gruppo che era stata scelta a caso.
Volevano fare delle prove di flusso di messaggi e di velocità di trasferimento, per mettere a punto le apparecchiature che avevano portato.
Io dovevo scrivere ad un certo José.
Cosa potevo dire io ad un uomo sconosciuto che ha come nome José che oltretutto fa rima con non so? (*)
Con curiosità tecnica ed esoterica eseguii puntualmente il compito.
Stimato José:
Mi sono comprata un boomerang nuovo, ma non so come fare per disfarmi del vecchio.
Sinceramente Dolores
Il giorno dopo sul mio schermo apparve la magia
Stimata Dolores
A me è successo che ne ho comprato uno difettoso e non posso riportarlo indietro per cambiarlo
Sinceramente José
Il principio della stregoneria era rinato.
Ed incominciai a scrivergli eventi della mia vita con tutto l'entusiasmo.
Ricordi cari, momenti cruciali, decisioni di vita o morte, segreti vergognosi.
José, ritenne opportuno un bel giorno impietosirsi di me scrivendomi:
Stimata Dolores.
Grazie per la collaborazione, innanzitutto.
Ma volevo dirti di non perdere tanto tempo nello scrivere.
Non ti leggo mai.
Comunque il tuo lavoro serve moltissimo, di più, mi sarebbe molto utile che cambiassi spesso il tipo di font, la dimensione e che a volte sottolineassi o mettessi in neretto al fine di configurare nel modo migliore la stampante.
Sinceramente José
(*) no sè (N.d.T.)
sabato 20 febbraio 2010
una certa età
se ne era ricordata l'altra V di qui
le donne ricordano sempre
me lo aveva detto qualche giorno fa e me l'ero già dimenticato
è una cosa che mi riesce facilmente
se qualcosa mi riesce facile, perchè non farlo?
dimenticarti le date?
"lascia, mi incarico io di dimenticare tutte le date, tu occupati del resto"
il fatto è che sto cercando di arrivare a un livello superiore
cercare di dimenticarmi di ciò che ho dimenticato
questo è il Nirvana
è facile dire
"mi sono dimenticato di questo"
il difficile è dimenticarsi di ciò che si era dimenticato
"cosa?"
"boh"
interessante
certo, ciò che è torturante è ricordarsi sempre di essersi deimenticato di qualcosa
invece dimenticarsi delle dimenticanze è raggiungere il nulla assoluto
convertirsi in un figlio di Budda
mentre prima eri un figlio del dubbio (*)
si, certo che quello stato, è l'ascensione ad una mentalità superiore prima di una "certa età"
passata quella "certa età" diventi semplicemente un vecchio rimbambito che si dimentica anche di cosa si è dimenticato
quindi,
è già troppo tardi per farlo passare per un obiettivo
bene, hai visto che a partire dal secolo XX, la differenza fra una opera d'arte e una cagata, è semplicemente il concetto
finchè appare assolutamente chiaro che si tratta di CONCETTO, tutto sarà giustificabile
cioè
è meglio chiarire che sono
CONCETTUALMENTE RIMBAMBITO
e non semplicemente RIMBAMBITO
esatto
dimenticanze concettuali
(*) intraducibile gioco di assonanze fra hijo de buda, hijo de duda e hijo de puta

