mercoledì 22 giugno 2011

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sabato 18 giugno 2011

promemoria

(GoogleEarth)

mercoledì 15 giugno 2011

Nel fine settimana il pensiero è andato spesso all'incontro con Il Tizio; la sua visita mi aveva colto alla sprovvista, ma ripensandoci a mente fredda avevo trovato alquanto stravagante che Google proponesse un'assistenza "domiciliare", per cosiddire, e a livello così capillare, tra l'altro, in un probabile tentativo di umanizzare il rapporto con l'utente; però, a dire il vero, la sensazione più strana la provavo ripensando alle caratteristiche del personaggio che mi avevano affibbiato. Da un punto di vista strettamente antropologico, Il Tizio rientrava pienamente nella figura del venditore di fregature: persona cordiale e sicura di sè, convinta e convincente, abbastanza invasiva; caratteristiche che, essendo totalmente assenti nella mia personalità, mi sarebbero normalmente sufficienti per tenerlo a distanza di sicurezza. Però...
però ero assediato dalla sensazione che Il Tizio mi fosse in qualche modo familiare, come se lo avessi già frequentato in passato; forse l'aspetto fisico, forse la voce; non riuscivo a focalizzare.
La cosa più probabile è che in una delle aziende presso le quali avevo lavorato in qualche remota epoca come consulente esterno, Il Tizio facesse parte di qualche settore, sicuramente quello commerciale.

Comunque il lunedì è giunto; arrivo in ufficio all'ora solita e mi trovo Il Tizio già sistemato in anticamera che intrattiene la segretaria raccontandole alcuni evidentemente interessantissimi aneddoti che aveva vissuto da protagonista; qualcosa di relativo alla vita nei sommergibili, o nei batiscafi; la segretaria sembra apprezzare, a giudicare dagli ansiti di gradimento, ed io, ben lungi dal dimostrare interesse per il racconto del Tizio, lo interrompo gentilmente invitandolo a entrare nella mia stanza e dichiarandomi pronto a iniziare immediatamente.
Si siede e mi apostrofa: prima di cominciare, mi tolga una curiosità: chi è quel signor... come si chiama, l'alleluja? Lo guardo interrogativamente; prego?
Sì, insomma, un nome di quel genere, l'osanna... spazia con gli occhi lungo la parete come cercando qualcosa e fermando lo sguardo finalmente sul riquadro REDAZIONE in alto a sinistra; ah, ecco, El Gloria. Cosa mi sa dire di lui?

mercoledì 8 giugno 2011

Il tizio mi allunga un biglietto da visita sul quale, sotto il nome e cognome (che come escamotage puramente narrativo per il momento non divulgherò) (*) campeggiano le parole:

Blogger
Blog-publishing Tools
Quality Control Agent

CONTROLLO DI QUALITA'!?! inorridisco, buttando il biglietto da visita nel cassetto della scrivania, come fosse contaminato. Avevo già avuto a che fare con questi tecnocrati impiccioni quando lavoravo come sviluppatore di software.
Sono venuto per una prima presa di contatto, esordisce; declama di appartenere ad una nuovo gruppo di supporto che ha lo scopo di proporre una collaborazione con i singoli utenti per spingerli a perseguire una crescita qualitativa dei contenuti veicolati dai loro blog.
Questa attività, mi dice, è finalizzata ad una razionalizzazione delle strutture di Blogger; il fine ultimo è quello di scindere gli utenti in due categorie: una che potremmo definire di elite, che godrà di facilitazioni come ad esempio maggiori spazi su Picasa e migliori posizionamenti dei loro blog nelle ricerche su Google; la seconda, che potremmo definire categoria di basso livello, senza offesa, godrà di servizi ridotti, diciamo ridotti anche rispetto agli attuali, e, non è escluso, anche a pagamento: ma non si preoccupi, non sarà sicuramente il suo caso; non le nascondo che nutriamo la speranza che molti di questi blogger prendano la decisione di spostarsi su altre piattaforme, con le buone o le cattive.
La nostra struttura si sta radicando sul territorio e stiamo cercando di fornire consulenti addirittura a livello di quartiere; a titolo sperimentale, il suo quartiere ne ha già uno: ha davanti a lei il suo Quality Control Agent di riferimento territoriale! conclude con un sorriso smagliante. Pensa che culo, medito.
Prendiamo appuntamento per il lunedì mattina, per una prima serie di quesiti conoscitivi.




(*) Il che comporta che continuerò a riferirmi al tizio come Il Tizio

domenica 5 giugno 2011

Ieri è venuto un tizio

Era quasi ora di chiusura, dato che il sabato faccio mezza giornata; non si era visto un essere umano per tutta la mattina e l'attività era stata quanto meno scarsa. In realtà no, entrando in ufficio verso le 9 avevo visto la segretaria che occupava l'anticamera che si frappone fra il mio studio e quello del commercialista; questi tre vani ed un bagnetto costituiscono l'appartamentino di cui divido l'affitto col Dottore in Scienze Commerciali; in realtà non avrei saputo che farci con una segretaria, ma visto che il Dottore in Scienze Commerciali, prima di partire per le vacanze, mi aveva pregato di tenerla un po' occupata durante la sua assenza, avevo deviato il mio telefono sul suo in modo che, nell'improbabile ipotesi che qualche chiamata fosse stata per me, avrebbe poturo ripassarmela. Così, per darmi un tono.
In effetti l'ho sentita rispondere a parecchie telefonate, ma, come previsto, sono tutte rimaste confinate al di là della porta del mio studio.
Sto rimettendo a posto alcuni programmi di grafica rimasti in giro, ed un nuovo convertitore video provato in mattinata. Sento il campanello, delle voci nell'anticamera e sento bussare alla porta; si affaccia la segretaria: mi scusi, signor Milo, ma ci terrebbe a vederla con urgenza il signor... e si interrompe con un sorriso stranito, come se si fosse improvvisamente dimenticata il nome del tizio che voleva parlare con me; il momento di imbarazzo dura poco, perchè il tizio entra con decisione, mano tesa e sorriso accattivante: ah, allora è lei il tenutario di questo blog?
mi alzo e gli stringo la mano con poca effusione attraverso la scrivania; in effetti sì, gli dico, il gestore sono io, ma a quale blog si riferisce in particolare?
mi risponde: ilcosoassoluto, come si chiama, quello con la brocca d'acqua, capito quale?
sì, sì, si accomodi, gli dico, lanciando una plateale occhiata all'orologio appeso alla parete, della quale il tizio non si accorge perchè impegnato a seguire altrettanto platealmente il basculare delle forme della segretaria che si allontana.
Gli chiedo:  Lei è...?
(continua...)

giovedì 2 giugno 2011

Festa della Repubblica (secondo l'Artusi)

(cliccare per scaricare le ricette in PDF da DivShare)

 

giovedì 26 maggio 2011

Il sommo Artusi IV

186. - Maccheroni col pangrattato.


   Se è vero, come dice Alessandro Dumas padre, che gl'Inglesi non vivono che di roast-beef e di budino ; gli Olandesi di carne cotta in forno, di patate e di formaggio ; i Tedeschi di sauer-kraut e di lardone affumicato ; gli Spagnuoli di ceci, di cioccolata e di lardone rancido ; gl'Italiani di maccheroni, non ci sarà da fare le meraviglie se io ritorno spesso e volentieri sopra ai medesimi, anche perché mi sono sempre piaciuti, anzi poco mancò che per essi non mi acquistassi il bel titolo di Mangia maccheroni, e vi dirò in che modo.
   Mi trovavo nella trattoria dei Tre Re a Bologna, sarà la bellezza di quarantacinque anni, in compagnia di diversi studenti e di Felice Orsini amico d'uno di loro. Erano tempi nei quali in Romagna si discorreva sempre di politica e di cospirazioni ; e l'Orsini, che pareva proprio nato per queste, ne parlava da entusiasta e con calore si affannava a dimostrarci come fosse prossima una sommossa alla testa della quale, egli e qualche altro capo che nominava, avrebbero corsa Bologna armata mano. Io nel sentir trattare con si poca prudenza e in luogo pubblico di un argomento tanto compromettente e di un' impresa che mi pareva da pazzi, rimasi freddo a' suoi discorsi e tranquillamente badavo a mangiare un piatto di maccheroni che avevo davanti. Questo contegno fu una puntura all'amor proprio dell'Orsini il quale, rimasto mortificato, ogni volta che poi si ricordava di me, dimandava agli amici : — Come sta Mangia maccheroni ? —
Mi par dì vederlo ora quel giovane simpatico, di statura mezzana, snello della persona, viso pallido rotondo, lineamenti delicati, occhi nerissìmi, capelli crespi, un po' bleso nella pronunzia. Un'altra volta, molti anni dopo, lo combinai in un caffè a Meldola nel momento che fremente d'ira contro un tale che, abusando della sua fiducia, l'aveva offeso nell'onore, invitava un giovane a seguirlo a Firenze per aiutarlo, diceva egli, a compiere una vendetta esemplare. Una sequela di fatti e vicende, una più strana dell'altra, lo trassero dopo a quella tragica fine che tutti conoscono e tutti deplorano, ma che fu forse una spinta a Napoleone III per calare in Italia.
   Ritorniamo a bomba.
   Maccheroni lunghi e che reggano bene alla cottura, grammi 300.
   Farina, grammi 15.
   Burro, grammi 60.
   Formaggio gruiera, grammi 60.
   Parmigiano, grammi 40.
   Latte, decilitri 6.
   Pangrattato quanto basta.
   Se vi piacessero più saporiti aumentate la dose del condimento.
   Ai maccheroni date mezza cottura, salateli e versateli sopra lo staccio a scolare. Mettete al fuoco in una cazzaruola la metà del burro e la farina, mescolando continuamente; quando questa comincia a prendere colore versate il latte a poco per volta e fatelo bollire per una diecina di minuti ; indi gettate in questa balsamella i maccheroni e il gruiera grattato o a pezzetini e ritirate la cazzaruola sull'orlo del fornello onde, bollendo adagino, ritirino il latte. Allora aggiungeteci il resto del burro e il parmigiano grattato ; versateli poi in un vassoio che regga al fuoco e sul quale facciano la colma e copriteli tutti di pangrattato.
   Preparati in questa maniera metteteli sotto al forno di campagna o sotto a un coperchio di ferro col fuoco sopra, e quando saranno rosolati serviteli caldi per tramesso o, meglio, accompagnati da un piatto di carne.

lunedì 16 maggio 2011

Mr.Bean nella nebbia


















Di ritorno dal passaggio della Mille Miglia a Vallelunga, apprendo di aver inconsapevolmente fotografato l'attore Rowan Atkinson, anche se è arduo dire se lui è al volante o quello col casco.

giovedì 12 maggio 2011

e senza comisioni...

venerdì 6 maggio 2011

MACERIE // Aggiornamento al post di Pasqua

(cioè questo).


Apprendo da qui (su segnalazione di El Gloria) che la nave che nel 1960 mi ha portato in Egitto (e che mi ha riportato indietro 8 mesi dopo), è andata in rottamazione. Da più di un anno.

Considerando che il 23 settembre del 1957 effettuò il suo viaggio inaugurale, cioè praticamente 3 mesi dopo la mia nascita, la notizia non mi fa un bell'effetto.




 
 (fonte: http://delamarylosbarcos.wordpress.com/2010/03/04/“ausonia”-final-prosaico-para-un-barco-clasico-hecho-en-italia/)

giovedì 5 maggio 2011

MACERIE // Brevi considerazioni senza soggetto

Non certo allo scopo di favorire la perniciosa tendenza alla divagazione di questa cosa che ho chiamato macerie, vorrei aprire una piccola parentesi che riguarda quella tecnica fotografica surrealista chiamata Outagraphy inventata da Ted Joans, artista del quale da qualche parte si è già parlato.
In sostanza si tratta di scattare fotografie in cui il soggetto rimane fuori dall'inquadratura... Non ho trovato in rete opere di Ted Joans frutto di questa tecnica, e non è escluso che si sia limitato a teorizzarla.
Se qualcuno avesse qualcosa da segnalarmi al proposito, gliene sarò grato.
Sono comunque portato a pensare che una possibile applicazione dell'Outagraphy possa consistere nel fornire all'interno dell'inquadratura quegli elementi che siano sufficienti all'osservatore della foto per stabilire quale sia il soggetto, anche se non si vede; però non credo che basti fotografare l'ombra del proprio gatto sul muro e titolare la foto il mio gatto per fare dell'Outagraphy, non avrebbe molto di surrealista.
Peraltro Susan Sontag sostiene che la fotografia, in generale, è la sola arte naturalmente surreale (*). E questo taglierebbe la testa al toro.
Per quanto mi riguarda, ritengo però che da un certo punto di vista l'artista, in quanto proponente una sua visione della realtà, propone il proprio edonistico modo di vedere, insomma non fa altro che proporre se stesso.
Ma un se stesso che il più delle volte, nel caso del fotografo, non compare nell'inquadratura
Sulla base di questa considerazione mi sento di lanciarmi quindi in un'affermazione azzardatissima: la fotografia, intesa come disciplina, è quasi sempre Outagraphy, a meno che il fotografo non appaia nella foto; dovremmo quindi escludere per lo meno la categoria degli autoritratti.
Ma a suo tempo, in alcune foto della mia famosa (?) serie dei selfportraits ho modestamente tentato una specie di compromesso fra l'autoritratto e l'Outagraphy.

Vabbè, ma una volta enunciata questa specie di sillogismo, cosa c'entra l'Outagraphy con macerie?
Eccoci: chi ha seguito macerie dall'inizio sa che il tutto prende forma da quella foto della cresima e dalla testimonianza di Art Blakey immaginata da El Gloria, che finisce per concentrare la sua allucinata attenzione sulla figura del fotografo. Che, in quanto fotografo, è "off", non c'è.


(*) S.Sontag. Sulla Fotografia. Realtà e immagine nella nostra società.

domenica 1 maggio 2011

sabato 30 aprile 2011

Fraxinus maximus

Ed ecco a voi...



il frassino più grande delle Marche.

(vi sembra poco?) 

lunedì 25 aprile 2011

MACERIE (di viaggio) // pasquina

 

domenica 24 aprile 2011

MACERIE (di viaggio) // propriopasqua

(fronte qui)

(retro)

sabato 23 aprile 2011

MACERIE (di viaggio) // prepasqua


(fronte)


giovedì 21 aprile 2011

MACERIE di Pasqua

Andrò per qualche giorno in campagna, pertanto ho programmato per il periodo di assenza la pubblicazione di qualche maceria.
La pertinenza e l'interestingness di questi documenti nel contesto di MACERIE saranno da verificare in un secondo tempo, però intanto io metto online.

Cominciamo subito con questo:







































giusto per chiarire che non siamo qui a raddrizzare chiavi di Sol (to straighten G-keys)...

sabato 16 aprile 2011

promemoria

(GoogleMaps)

martedì 12 aprile 2011

MACERIE // meglio una buona domanda che tante risposte così così

Però effettivamente qui si rischia di avere solo domande; una certa tendenza a divagare sta rischiando di far perdere di vista gli obiettivi (e per chi fa fotografie è un guaio) e anche da dove siamo partiti.
In effetti.
Era arrivato il momento di rimettere insieme, per quanto possibile, alcune delle personalità nelle quali mi ero replicato, ogni volta in modo un pò diverso, nel corso del tempo: mi riferisco a quelle che ho sparso senza ritegno nella rete, a partire per esempio delle due su Flickr, di cui una è diventata co-autrice di blog, e quell'altra su Facebook, che era frutto di un processo di involuzione finalizzato ad adattarsi allo scarso spessore della piattaforma.
Effettivamente Jeremy X sono riuscito a escluderlo da Nulla, mentre mantiene una sua presenza strumentale da altre parti e la presenza su FB è diventata una via di mezzo fra quello che era prima e la personalità di partenza (semplifico, evitando di affrontare le problematiche per una definizione precisa della medesima).
Solo che nel momento in cui questo progetto, meditato a lungo, aveva sorpassato lo studio di fattibilità e si stava avviando ad una prima fase realizzativa, si è materializzata la testimonianza.
Il tema del doppio si è ripresentato in maniera abbastanza inquietante (un non-gemello, o un gemello più grande, se vogliamo) ma non poteva essere messo da parte; tutto è rimasto un pò sospeso, la tendenza a scindersi e quella a riunificarsi, a riconfluirsi, convivono, come biforcazioni di una unica pulsione primaria.
Non è il momento delle risposte, e non lo sarà finchè non avrò capito almeno qual'è la domanda giusta.

lunedì 4 aprile 2011

MACERIE // ciò che viene dopo

Titolo alternativo: quell'armonica
o anche: Back in the ČSSR.



Ecco due giovani turisti, uno all'apparenza germanico ma romano a tutti gli effetti, l'altro di origini incerte ma dall'aspetto decisamente abbruzzese; nessuno dei due poteva essere scambiato per russo, e ciò era positivo, dovendo intrattenere rapporti con i locali, nella Praga dell'84 della Repubblica Socialista Cecoslovacca.
Praghesi apparentemente non troppo disponibili nei confronti degli stranieri, per lo meno all'aperto, e più propensi ad attaccare discorso, con fare cospirativo, in certi locali dove la birra facilitava l'eloquio.
Una Praga da fotografare in bianco e nero, ben diversa da quella, eccessivamente a colori che avrei ritrovato10 anni dopo, con i McDonald's e i Pizza Hut.

Quasi ora di cena. Al ritorno da un giro nel quartiere ebraico, i due turisti sono in attesa alla fermata del tram che li avrebbe riportati in albergo. Le ombre della sera si allungano lentamente ma diventano improvvisamente protagoniste nel momento in cui, inaspettate, si spengono le luci dei lampioni ed anche le finestre delle case del centro piombano nel buio. La parola black-out è internazionale ed è l'unica comprensibile dai commenti dei passanti. In mancanza di informazioni più dettagliate, aspettare il tram a questo punto non è più realistico ed i due turisti si accingono a raggiungere a piedi la Sokolovská, l'arteria che dal centro diparte verso l'hotel. La strada è illuminata dalla residua luce serale e dai fari delle auto e di taxi liberi non ne passano.
Ci sono entità che si risvegliano nei momenti più impensati, se solo le condizioni lo permettono:

You know 'bout that babe, Lord, I had them old walkin' blues

dei due ragazzi in cammino, quello dall'aspetto abbruzzese, da sempre restio ad esibirsi in pubblico, estrae dalla tasca dei jeans la blues harp ed intona un riff, ripetendolo e variandolo di volta in volta con svisature diverse; dal buio lato opposto della strada, un gruppo di ragazzi approva ed incita commentando con frasi incomprensibili.


La Sokolovská


















Quell'armonica era una Tombo Folk Blues, un prodotto giapponese di ottima fattura.
Ne vediamo una versione aggiornata nel sito giapponese della Tombo:










Facciamo un salto nel tempo e nello spazio: 27 anni dopo, a Buenos Aires torna ad esibirsi, dopo un lungo intervallo, la Waitsed, band dedita alle cover di Tom Waits; chi non l'avesse fatto può assistere in questo video allo strumentale d'apertura del concerto. Seminascosto dal sassofonista El Guardian de la Maldita Ota, si ascolta El Gloria, ex bassista del gruppo, impegnato in un solo all'armonica. L'unico, in verità, dovendo ripiegare negli altri brani sul bongo, per ragioni di amplificazione.
Bene, quell'armonica era quell'armonica.

Regalai a El Gloria lo strumento, già usatissimo, durante un viaggio a Buenos Aires nei primissimi anni novanta, quando nè lui era El Gloria, nè io ero Milo Temesvar. Data la varietà e la quantità di strumenti musicali di cui disponeva il cugino in quell'epoca, mi sembrava atipico che non avesse una blues harp.
Ma l'ho reincontrata, nel viaggio di qualche mese fa, a casa di El Gloria, anche se in condizioni forse non ottimali:



E ho avuto modo di verificare che, in effetti, alcune note escono ancora.

(post che finisce così)