Visualizzazione post con etichetta aneddoti in cui non succede nulla. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta aneddoti in cui non succede nulla. Mostra tutti i post

sabato 29 ottobre 2011

Le solite divagazioni (ma ditelo se esagero)

Aa, una chiesa di Groningen (foto Wikipedia)
A suo tempo, il cugino El Gloria ed io installammo sui nostri blog Feedjit, non so se avete presente quel trespolo con le bandierine che dice chi si è collegato al blog, quando, e (a volte) perchè.
Personalmente lo trovavo divertente, anche se i primi tempi mi procurava una certa apprensione accorgermi che proprio in quel momento uno sconosciuto era casualmente capitato su qualche nostro post e forse stava anche leggendo le cazzate che avevamo scritto. Invece il cugino d'oltre Atlantico non ha mai dato molta importanza allo strumentino, trovandolo impreciso, casuale e poco affidabile.
Venne il momento che l'altro mio blog (quello nostalgico sulle gare d'auto) cominciò ad avere un certo codazzo di visitatori abituali e raggiunse una limitata popolarità. Cercai uno strumento un pò più sofisticato che mi permettesse di avere una maggiore percezione delle visite, e incontrai StatCounter.
Lo montai sul blog nostalgico ed anche qui, su Nulla.
Indubbiamente StatCounter dà maggiori informazioni, è più specifico su cosa fanno i visitatori, cosa si scaricano, quanto tempo passano sui post, eccetera. Anche se non è scevro anche lui di una certa imprecisione sulla provenienza dei lettori, dovuta, immagino, alla faccenda degli IP dinamici.
Comunque adesso convivono, i due strumenti, e direi piuttosto pacificamente. 
E' normale che, per lo stesso accesso, indichino località diverse ma relativamente vicine fra loro.
Ma in certi casi entrano in conflitto in maniera esagerata.
Faccio alcuni esempi di come lo stesso visitatore viene interpretato diversamente dai due gadget:
(temo si dovrà cliccare sulle immagini per vederle meglio, ma per chi non avesse voglia di farlo, le spiego a parole)


un accesso visto da Feedjit
lo stesso accesso visto da StatCounter

Questo è un caso abbastanza tipico: il nostro amico brasiliano giunge al blog attraverso Google Web Preview, e Feedjit ci segnala che l'accesso è avvenuto da Mountain View, California, che è appunto una sede di Google.

questo signore viene da Groningen, Olanda
quest'altro signore viene dal Veneto,
 ma guarda caso alla stessa ora e sullo stesso post dell'altro
 signore, e, notare, usando Google Web preview
Non è difficile fare 1+1 e dedurre che si tratta nei due casi dello stesso signore (grazie della visita, comunque)

oh, un altro ospite che viene da Groningen
(sarà il caso di organizzare un pullman?)
stessa ora della notte, stessa pagina del blog,
 ma viene da Firenze, e sempre usando quel browser

Direi che il meccanismo è piuttosto chiaro, ed il ricorso a StatCounter spiega quella quantità di accessi da Groningen che Feedjit mi restituiva.
Groningen, località jolly da affibbiare ai lettori che Feedjit non sa da dove vengono?
E' l'ipotesi che avevo fatto, finchè ho scoperto che nella località olandese c'è un enorme Google Data Center (niente avviene per caso) apprezzabile per esempio dalle foto di questo utente Flickr (http://www.flickr.com/photos/erwinboogert/sets/29760/).
Ma, a questo punto, e nell'attesa che un giorno un vero visitatore di Groningen in carne ed ossa si faccia vivo su questi blog... la curiosità di una visitina alla città mi è venuta, ed è quello che ho fatto, ovviamente attraverso la rete, per vedere, oltre al Datacentrum, quali altri motivi di interesse possa offrire.
Questa cartolina proviene direttamente da Wikipedia:


Forse proprio ciò che ci si aspetta da una città olandese?

(fine 1.a parte)

lunedì 4 aprile 2011

MACERIE // ciò che viene dopo

Titolo alternativo: quell'armonica
o anche: Back in the ČSSR.



Ecco due giovani turisti, uno all'apparenza germanico ma romano a tutti gli effetti, l'altro di origini incerte ma dall'aspetto decisamente abbruzzese; nessuno dei due poteva essere scambiato per russo, e ciò era positivo, dovendo intrattenere rapporti con i locali, nella Praga dell'84 della Repubblica Socialista Cecoslovacca.
Praghesi apparentemente non troppo disponibili nei confronti degli stranieri, per lo meno all'aperto, e più propensi ad attaccare discorso, con fare cospirativo, in certi locali dove la birra facilitava l'eloquio.
Una Praga da fotografare in bianco e nero, ben diversa da quella, eccessivamente a colori che avrei ritrovato10 anni dopo, con i McDonald's e i Pizza Hut.

Quasi ora di cena. Al ritorno da un giro nel quartiere ebraico, i due turisti sono in attesa alla fermata del tram che li avrebbe riportati in albergo. Le ombre della sera si allungano lentamente ma diventano improvvisamente protagoniste nel momento in cui, inaspettate, si spengono le luci dei lampioni ed anche le finestre delle case del centro piombano nel buio. La parola black-out è internazionale ed è l'unica comprensibile dai commenti dei passanti. In mancanza di informazioni più dettagliate, aspettare il tram a questo punto non è più realistico ed i due turisti si accingono a raggiungere a piedi la Sokolovská, l'arteria che dal centro diparte verso l'hotel. La strada è illuminata dalla residua luce serale e dai fari delle auto e di taxi liberi non ne passano.
Ci sono entità che si risvegliano nei momenti più impensati, se solo le condizioni lo permettono:

You know 'bout that babe, Lord, I had them old walkin' blues

dei due ragazzi in cammino, quello dall'aspetto abbruzzese, da sempre restio ad esibirsi in pubblico, estrae dalla tasca dei jeans la blues harp ed intona un riff, ripetendolo e variandolo di volta in volta con svisature diverse; dal buio lato opposto della strada, un gruppo di ragazzi approva ed incita commentando con frasi incomprensibili.


La Sokolovská


















Quell'armonica era una Tombo Folk Blues, un prodotto giapponese di ottima fattura.
Ne vediamo una versione aggiornata nel sito giapponese della Tombo:










Facciamo un salto nel tempo e nello spazio: 27 anni dopo, a Buenos Aires torna ad esibirsi, dopo un lungo intervallo, la Waitsed, band dedita alle cover di Tom Waits; chi non l'avesse fatto può assistere in questo video allo strumentale d'apertura del concerto. Seminascosto dal sassofonista El Guardian de la Maldita Ota, si ascolta El Gloria, ex bassista del gruppo, impegnato in un solo all'armonica. L'unico, in verità, dovendo ripiegare negli altri brani sul bongo, per ragioni di amplificazione.
Bene, quell'armonica era quell'armonica.

Regalai a El Gloria lo strumento, già usatissimo, durante un viaggio a Buenos Aires nei primissimi anni novanta, quando nè lui era El Gloria, nè io ero Milo Temesvar. Data la varietà e la quantità di strumenti musicali di cui disponeva il cugino in quell'epoca, mi sembrava atipico che non avesse una blues harp.
Ma l'ho reincontrata, nel viaggio di qualche mese fa, a casa di El Gloria, anche se in condizioni forse non ottimali:



E ho avuto modo di verificare che, in effetti, alcune note escono ancora.

(post che finisce così)

domenica 27 marzo 2011

Esperimento in diretta chat

a unanime richiesta riprende la pubblicazione dei dialoghi transoceanici fra Milo Ionesco e Samu El Gloria Beckett


 

sicuramente qualcosa metterò nei prossimi giorni nel blog:
un paio di video che ho fatto con Tomas


uno dei miei tipici interventi rumoristici col basso ed il ragazzino che gestisce sulla laptop alcuni rumori che avevo precedentemente registrato


uh
bene


invece io oggi
per la prima volta nella putalife
proverò il mate cocido


ah, bene
sommamente sperimentale


si


ci sarà documentazione dell'evento?


mmmhhh
non ci avevo pensato


certo che non va bene nè per nadanullasounds
e neanche per nadanullaimages


no, è un classico evento stupido di quelli di nadanulla


dovremo fare un blog solo per quello?


nadanullamate


è un aneddoto di quelli in cui non succede un tubo


lo provi amaro o zuccherato?
dammi più elementi riguardo alla situazione


guarda


non credo amaro
lo proverò amaro e poi sicuramente ci aggiungerò zucchero
o miele


il mate cocido si può bere caldo
a me piace amaro
ma anche dolce
si può lasciar raffreddare
metterlo in frigo e zuccherarlo parecchio
è buono


si, stavo leggendo appunto questo nelle istruzioni


questa prima volta lo berrò caldo


ce l'hai nei filtri?


si


bene
non lasciarceli troppo
il mate ha la particolarità di colorare per molto tempo
non come il tè
che infonde tutto subito
per questo va bene berlo con la bombilla
cebandolo un po' per volta


se lasci il sacchetto più di 5 minuti diventerà una vernice cinese verdastra
imbevibile
e oltretutto è corrosivo per lo stomaco


qui dice 3 minuti


perfetto


bene
metto l'acqua sul fuoco








sacchetto nell'acqua bollente


tic tac tic tac


che emozione









pronto


dai


troppo caldo


soffiaci e mescolalo


sa...


sa di...
di...


di...
MATE


uh
interessante


ora l'ho bevuto amaro


sembra essere un po'...
un po'...


amaro

AMARO


certo


non so se metterci lo zucchero
o il miele


servilo in tre tazzine
e provalo
in una amaro
in un altra col miele
e nell'altra con lo zucchero


"La cerimonia del mate"
Film di Milo Bertolucci


uau
appassionante





 l'ha provato anche V...
"sembra di bere fieno"


...
bevete fieno da quelle parti?


no


Brian Fieno? il famoso musicista e produttore di musica ambientale naturista?


(ne sta lentamente uscendo un post)


si vede che anche V ha i suoi superpoteri inutili, come noi
"conosce il sapore del fieno senza averlo mai bevuto"


come sempre, le donne sono superiori in tutto


certo
anche nelle cose inutili

potrei dire: "soprattutto nelle cose inutili"
però sarebbe politicamente scorrettissimo


si
questo non lo scrivo


no
soprattutto per Carmencita, hai visto com'è sensibile


(questo nemmeno lo scrivo)

domenica 13 giugno 2010

Il Mito Della Piuma

(di Milo Temesvar)

Molti ricorderanno i titoli di testa di Forrest Gump, la sequenza della piuma che, staccatasi probabilmente da qualche pennuto in volo, dopo una serie infinita di circonvoluzioni, atterra, mi sembra, nelle mani di Tom Hanks. Metafora della vita, secondo molti, scena di poesia ineguagliabile, secondo altri, salvo ricredersi apprendendo che la sequenza era stata ottenuta interamente in computer-grafica.



1964: Il ritorno

Un bambino di sette anni (il sottoscritto, del quale parlerò in terza persona) e sua madre affrontano un viaggio attraverso l'atlantico che non possiamo non definire epocale.
Il tragitto che nel 1958 una nave battente bandiera francese aveva intrapreso, salpando da Buenos Aires, per portare una giovane famiglia in Italia, veniva ripercorso all'indietro, sei anni dopo, in aereo; per essere precisi in due aerei, la prima tratta da Linate a Roma a bordo di qualcosa che andava ad elica, in mezzo ad una furiosa tempesta, ed il secondo, un jet che in capo a 6 o 7 tappe di atterraggi e decolli in aeroporti europei, nordafricani e brasiliani (possiamo citare Madrid, Dakar, Recife, Rio) e 27 ore di volo, si posò su una qualche pista di Ezeiza (anche se non posso dire con certezza che all'epoca si chiamasse così) dando inizio a 3 mesi fondamentali nella vita di un ragazzino che decenni dopo scoprì di essere Milo Temesvar, ma allora veniva identificato anagraficamente come Alejandro Daniel, per quasi tutti semplicemente Sandro o Sandrito a seconda dell'emisfero.
Vorrei precisare, a parziale giustificazione di quanto narrerò, che probabilmente il clima di attesa che si era creato in decine di parenti nei riguardi di Sandrito, si è concretizzato dopo il suo arrivo in un indicibile quantità di affettuose attenzioni nei suoi confronti, che pare abbiano determinato nella mente impreparata del medesimo una vera e propria regressione psichica; quella che negli adulti può essere provocata da traumi o ipnosi, in Sandrito si produsse naturalmente.
Uno dei pochi casi di bambino con regressione infantile.
Questo fatto è suffragato da testimonianze che si sono tramandate nel tempo, e anche da episodi indiziari; forse il più eloquente è questo:
Sandrito entrò subito in sintonia col cugino Gus, adeguandosì mentalmente e senza sforzo ai suoi 4 anni di età; vero è che, giocando assieme, inevitabilmente affioravano certe differenze: un giorno, nel corso di una battaglia con soldatini e carroarmatini, Sandrito si rese conto che il cuginetto aveva vissuto nella convinzione che i tedeschi fossero prevalsi nella Seconda Guerra Mondiale. E ciò spiegava anche la troppa facilità con cui Gus aveva accettato di essere a capo delle truppe Nazi, lasciando che Sandrito guidasse la compagine degli Alleati (fu dura convincere Gus che per fortuna le cose erano andate in un altro modo).

Ma è giunto il momento di parlare della Piuma.



Ci sono traumi infantili che vanno rimossi, prima o poi; spesso non è una scelta razionale: certi traumi uno preferirebbe tenerseli, perchè finiscono per diventare, col tempo, l'unico legame con l'infanzia; ma bisogna fare spazio agli ingombranti traumi della maturità, che non sentono ragioni, e si insediano a spallate nella tua psiche, nelle zone più centrali, relegando in periferia tante cose. Delle quali ad un certo momento conviene parlare, renderle pubbliche, prima che vengano spinte fuori, completamente, dai confini della memoria.
La scelta, peraltro suggerita da El Gloria, di fornire due diverse testimonianze degli eventi (vedi la leggenda della piuma), a ben vedere potrebbe risultare ridondante, costringendo il lettore a leggerne due versioni che sicuramente coincideranno nei punti salienti.



Lo zio di Sandrito e padre di Gus disponeva di un auto di dimensioni incomprensibilmente ridotte; credo fosse una Renault Gordini, ma di costruzione argentina, linee arrotondate che si incontravano troppo presto lasciando fuori spazi che avrebbero invece dovuto inglobare. Non so cosa pensasse Sandrito di quell'auto: probabilmente la trovava incongrua impegnata in un traffico, quello di Buenos Aires degli anni 60, costituito soprattutto da catafalchi di origine o ispirazione nordamericana, ed in una nazione in cui, nonostante le periodiche profonde crisi economiche, non è mai mancato lo spazio.
Un giorno si decise di fare una gita nella zona del Tigre, affluente del Rio de La Plata. Stipati nell'auto i genitori di Gus davanti, Gus e il cugino Sandrito con la madre dietro. La gita abortì quando, giunti circa a metà strada, si scatenò un nubifragio estivo dalle tipiche caratteristiche tropicali. Furiosi rovesci d'acqua si abbatterono con violenza sulle incerte superfici della piccola auto, mettendone alla prova le guarnizioni delle portiere e le giunture della carrozzeria, mentre foglie fradicie spinte da turbini di vento si incollavano ai vetri. Dopo una breve discussione si decise che sarebbe stato più saggio tornare indietro, ma il malumore che si era creato all'interno dell'abitacolo si trasformò in tensione quando gli adulti si accorsero che l'allagamento delle strade stava raggiungendo livelli preoccupanti, arrivando già quasi al bordo inferiore delle portiere. I bambini accolsero con terrore questa prospettiva, commentando con alte grida e cercando di occupare ognuno il posto dell'altro, convinti che fosse più sicuro del proprio. Ciò non contribuì ad allentare la tensione, dato che si aggiunsero a quel punto le urla e le azioni di immobilizzazione degli adulti nei confronti dei bambini. Si sarebbe degenerato in crisi di isteria con conseguenze difficilmente immaginabili, se non fosse che il temporale cominciò a dare segni di acquietamento e, nel giro di pochi minuti, finì. Il sollievo pervase l'abitacolo e ci si affrettò ad aprire i finestrini per un necessario ricambio d'aria in quello spazio angusto nel quale, si sarebbe detto, non c'era più posto neanche per una piuma.
Ma La Piuma entrò.
Svolazzante con grazia indecisa attraverso i pochi decimetri cubici liberi a disposizione, fu sufficiente a riscatenare l'inferno. Per qualche ragione inspiegabile, entrambi i bambini decisero che era fondamentale entrarne in possesso. Sandrito, ci si sarebbe aspettati, in virtù della maturità dovuta alla maggiore età avrebbe potuto concedere il possesso della piuma al cuginetto, ma (ricordiamo la regressione di cui era stato vittima) se ne guardò bene, e fu necessario da parte degli adulti ricorrere alla violenza per ricomporre la bagarre che si era scatenata.
L'Episodio Della Piuma ebbe conseguenze abbastanza importanti.
Non tanto per il motivo di inimicizia fra i due contendenti, che si risolse a breve (i bambini dimenticano presto); quanto perchè i testimoni della vicenda ritennero necessario, per decenni, tramandarne il ricordo, periodicamente.
Tanto che, a dimostrazione della forza del Mito, alcuni parenti ed amici di famiglia, interrogati sull'argomento, sosterrebbero con convinzione di avervi assistito personalmente.

sabato 12 giugno 2010

La leggenda della Piuma

(di El Gloria)

I
1964

Inverno, penso, forse autunno
Si può immaginare la scena in bianco e nero, ma i colori ci sono
Nel 1964 ho quattro anni, sono un bambino paffuto con la frangetta sugli occhi e i capelli tagliati
con la tazza
Non ero ancora El Gloria, nè tutti quelli che hanno preceduto El Gloria
Ero Gus
Per la prima volta tornava in patria dall'Europa mia Zia Tere, la gemella di mia madre, e veniva
con mio Cugino Sandro, che allora aveva sette anni ed era la grande aspettativa di tutta la famiglia in questa parte del mondo in cui Palito Ortega era El Rey mentre i Beatles ed i Rolling Stones facevano urlare le folle nel resto della Pianeta
Sandro era anche la mia aspettativa, avrei incontrato il cugino con il quale avevo scambiato disegni, per lettera, la prima persona da conoscere personalmente che parlava una lingua diversa, e anche l'unico essere di dimensioni simili alla mia, in una famiglia dove il mio parente più vicino di età aveva 14 anni di più
Fin dall'inizio vi è stata una certa tensione tra lui e me, mi oppresse subito la sua superiorità e
nonostante lui non parlasse castigliano, si accorse che poteva dominarmi, quei tre anni di
differenza stavano giocando a suo favore
Ricordo che una volta, ci accordammo di giocare insieme
A Batman e Robin
Batman era il Mio Idolo
Di più
Niente poteva superare Batman per i miei 4 anni
Giocare insieme era bene, giocare con una altra persona è sempre bene
Solo che ovviamente il ruolo che mi era toccato non fu Batman
Fu Robin
Da lì in avanti tutto il resto è andato storto
Il momento culminante è stata la piuma

II
NSU Prinz

Mio padre aveva una piccola macchina tedesca, il suo orgoglio, una NSU Prinz (vedi http://www.testdelayer.com.ar) un gioiello, anche se un gioiello di dimensioni ridotte
Un pomeriggio freddo e tanta pioggia, siamo andati a fare un giro nella piccola macchina, alla guida mio padre, mia madre al suo fianco, dietro la Zia Tere, Sandro e me.
Girammo per diversi luoghi, ma ovviamente il clima non era tale da uscire dalla macchina ed ai teneri bambini di età breve e molto breve non importa praticamente nulla del paesaggio urbano
e della bellezza nascosta di certe stradine di Buenos Aires dei primi anni Sessanta, anche se
ciò si può estendere a qualsiasi città del mondo, in qualsiasi momento
In realtà i teneri bambini erano stufi del giro in macchina, gli adulti erano stufi dei teneri bambini, in cinque eravamo troppi in quel veicolo così ristretto ed il caldo all'interno tendeva ad appannare i vetri
Per risolvere questo problema è stato dato l'ordine di aprire le finestre, nonostante la pioggia,
(in effetti, la macchina aveva qualche problema di rifiniture, e l'acqua filtrava comunque attraverso le giunture)
Stavamo girando intorno a Plaza San Martin, quando Lei Entrò Dal Finestrino ...

III
La piuma

Immaginate per un momento la situazione opprimente in un sottomarino della seconda guerra
mondiale perseguitato dalle bombe di profondità, l'aria umida e satura, rarefatta, l'acqua che filtra attraverso i giunti delle lamiere, satura di esseri umani in stato di tensione, che temono senza citarlo il loro futuro incerto ...
Bene
Questa è una situazione abbastanza simile a quella vissuta in quel momento all'interno della NSU Prinz modello 62, almeno dal mio punto di vista attuale, quarantasei anni dopo
La situazione è esplosa nello stesso momento che La Piuma è penetrata da uno dei finestrini posteriori della vettura
Fece ciò che fanno tutte le piume
Cadendo lentamente, alla deriva, ondeggiando, cambiando direzione in modo irregolare,
a seconda dei flussi d'aria
Entrambi selvaggi, Sandro ed io siamo saltati uniti per la prima volta dallo stesso impulso,
la cattura della piuma
Un'immagine che può illustrare l'idea di quello che è successo: ricordate, trasmessa in televisione,
una qualsiasi partita dell' NBA, immaginate due atleti neri saltando all'unisono e scontrandosi in aria mentre cercano di infilare la palla nel cerchio, i corpi sudati, i volti trasfigurati, le braccia tese, la lotta dei Titani che danno la vita per quella palla in quel momento ...
Mi ricordo mio padre con una mano sul volante e l'altra gesticolando a caso, cercando di colpire qualcuno dei concorrenti, gli occhi assassini che prendono la mira attraverso l'immagine invertita del retrovisore, gli schiaffi più accurati di mia madre, che pur senza facilità di movimento per la sua posizione nel sedile del passeggero, poteva colpire con maggiore precisione, e finalmente
le tenaglie d'acciaio di mia zia sui nostri capelli ed orecchie, fu colei che effettivamente riuscì
ad immobilizzarci con successo, e probabilmente ad abbattere mio cugino
Mi ricordo che uscimmo malconci dalla vettura, i bambini piangendo e gli adulti a disagio e irritabili, ma sospetto che il freddo e la pioggia erano il male minore in quel momento

IV
Epilogo

(Emergere dopo la sanguinosa battaglia ... rimettere in circolo l'ossigeno... caricare le batterie ...)
Non ricordo altro di quella sera, anzi probabilmente non ricorderei neanche questo episodio,
se non fosse, per qualche ragione che non arrivo a comprendere, che mia madre e mia zia, finchè
hanno vissuto e mio padre ancora oggi, si sono impegnati a riportarlo alla luce sia a me che a mio cugino tutte le volte che è stato possibile e quindi stimo (stimiamo, Milo e me) che La Leggenda Della Piuma deve essere stata un fatto fondamentale nella nostra vita, anche se ancora non ci siamo resi conto in che modo
Ma questa è una cosa che lascio alle generazioni future, se lo riterranno opportuno.

domenica 31 gennaio 2010

el gloria´s yogurtofilia



la mia avversione allo yogurt risale ad una certa volta
più o meno nel 1966
in cui mio padre (che credo tu conosca)
stava facendo fotografie durante un congresso di medici
ed una promotrice alla fine della giornata
gli regalò un pack di 12 vasetti di yogurt
in quell'epoca lo yogurt era venduto in contenitori di vetro, ne contenevano più di ora ed era INTERO
unknow percentage di grassi
a parte il fatto che c'era solo a gusto di yogurt
nulla di frociaggini alla fragola o all'albicocca
bene
fatto sta che mi ricordo di averne provato uno (non li avevo mai provati) e mi piacque molto
a quanto pare...
percui sembra che me li sia mangiati tutti e 12 uno dopo l'altro


...



ignoro come fu che fossi completamente fuori del controllo genitoriale
(forse il fiasco avrebbe dovuto avere un PARENTAL ADVISORY)
in definitiva, mi prese quello che qua si chiama volgarmente disturbo
indigestione
diarrea
vomiti
e da allora non potei più provarlo, annusarlo, vederlo, neanche stare nella stessa stanza
con un mangiayogurt in attività
finchè non è nato T




che si faceva allattare solamente al seno,
e non voleva saperne niente del biberon
e dopo una giornata intera senza voler mangiare
il primo giorno di lavoro della madre
me ne stavo occupando io
e quello piangeva dalla fame
(a 2 mesi)
perché non accettava il poppatoio
la mia amica O mi raccomandò di fargli provare lo yogurt
l'amore paterno potè più dello schifo
unsi T con lo yogurt, come se fosse stato una fetta biscottata ma alla fine mangiò
e si calmò
dopo di ciò continuava a farmi schifo
ma ormai non ne avevo la fobia
quest'estate, in Uruguay, vendevano delle bottiglie da un litro di uno yogurt alla fragola cremoso che sembrava tanto invitante
che decisi di provarlo
e
lì finisce una lunga storia di disamore e scontro tra lo yogurt e me

non lo sapevo

l'ho tenuto nascosto ma alcuni anni di terapia mi permettono adesso di raccontartelo

hai deciso di fare outing della tua yogurtofilia

eh...si

va bene non lo dirò a nessuno
sarà il nostro piccolo segreto

in realtà, dato che mi è riuscito benino
pensavo di pubblicarlo, il nostro piccolo segreto

considerato quanto pubblico abbiamo, probabilmente rimarrà il nostro piccolo segreto

effettivamente

lunedì 21 dicembre 2009

The Yogurted Darkside of Temesvar

(nota: oggi Nulla inaugura un nuovo tag che ho chiamato "Aneddoti in cui non succede un tubo"; credo che il post che segue possa considerarsi paradigmatico in questo senso)


mi chiamo Milo Temesvar e mangio gli yogurt da quando avevo 14 anni

pla pla pla (applausi)

grazie
ma in realtà tutto è cominciato quando decisi che dovevo far colazione con i cereali


uhhhhhhhhh

e ci mettevo sopra il latte
però si ammalloppavano

insomma, si afflosciavano

si
succede a tutti a volte

certo, ma a 14 anni
è brutto

si
immagino

allora dopo diversi tentativi con altre sostanze

cocaina, efedrina?

provai a metterci lo yogurt

ah

e oltretutto è un'accoppiata che mi aiuta moltissimo
non dico sessualmente,
ma per fare la cacca
Quando sono venuto da voi l'ultima volta
trovavo solo gli Activia da 125 gr
che abbiamo anche qui
chiedendomi perchè lì costavano tanto meno che in Italia

dato che sono lo stesso prodotto
ma qui compro i vasetti da 500 gr
E' vero che a Baires sono stato solo nei supermercati dei cinesi
mai nei grandi supermercati
quindi può darsi che
quelli da 500gr si trovino



il tuo aneddoto veramente non porta a nulla

non ho trovato una morale da metterci alla fine

ti è venuta a mancare la conclusione
è come un albero di Natale senza il puntale in cima
(metafora ad hoc per le feste)