giovedì 30 dicembre 2010

CONTINUA (4)

(da qui)

Ho trovato la foto.
Eccola:

era in uno scatola dove tengo foto scattate da me durante concerti jazz alla fine degli anni '70. Non ricordavo di averla messa lì.
Però, caspita.
C'è un problema. Quando decisi di mettere la foto su FB notai che c'era la data scritta a mano sul retro della foto. Sarebbe fondamentale sapere la data della cresima, solo che non c'è più. Voglio dire che sul retro della foto non c'è scritto niente. Evidentemente questa è un'altra copia, e la foto con la data chissà dov'è.
Ma forse ci arriviamo in un altro modo.

Come molti sanno, il sottoscritto si è sposato una dozzina di anni fa, con la moglie con la quale ancor oggi convive. Dato che decidemmo di sposarci in chiesa, con rito cattolico, ci dovemmo procurare alcuni documenti aggiuntivi, fra cui il certificato di cresima.

Divagazione: è da molto tempo che vorrei raccontare alcune cose relativamente a certi problemi burocratico-religiosi che sorsero una volta deciso di sposarci, e mi riferisco specialmente ad alcune vessazioni di cui fui oggetto da parte dell'Inquisizione (anche se non si chiama più così, ma Sant'Uffizio, o Congregazione per la dottrina della Fede). Il fatto che un personaggio come il sottoscritto, notoriamente ed evidentemente semi-ateo, volesse sposarsi in chiesa, fu forse visto con sospetto. Ne riparleremo.

Ma torniamo al certificato della cresima.
Quello di mia moglie fu facile ottenerlo, dato che si era cresimata qui a Roma. Per quanto riguarda il mio, un'amica di famiglia di Milano mi fece la cortesia di richiederlo alla parrocchia in questione e me lo spedì.

Quindi sicuramente è qui, in casa. Bisogna trovarlo.

(continua)

martedì 28 dicembre 2010

CONTINUA (3)

(da qui)Ero il Gran Sassofonista Di Corte in qualche reame del centro europa. Il Re in persona mi aveva incaricato, per celebrare il suo centoventesimo compleanno, di comporre una suite da suonare alla sua festa. Mi avrebbe accompagnato una sezione ritmica che aveva contrattato personalmente, di cui non mi disse però i componenti; sarà una sorpresa, aggiunse.

In una scena successiva sto finendo di scrivere la suite: una cosa ispirata a A Love Supreme però costituita da Preludio, Improvvisazione su Madrigale, Tango e Fuga.

Mi vedo poi il giorno del compleanno del Re sul palco predisposto di fronte al trono e alla tribuna dei dignitari; fra le grida entusiastiche del pubblico ci sto dando dentro col mio sax contralto, il pianista butta qui e là degli accordi discreti, il bassista è potente e incisivo, sento alle mie spalle la batteria che incalza, ma comincia a incalzare un pò troppo, il tempo diventa insostenibile, perdo il controllo della situazione, il volume del rullante e della grancassa diventano sempre più forti, mi sveglio per il fracasso.

Fatto sta che, prima di accorgermi che si trattava dei battenti esterni della finestra della stanza da letto, che, chiusi male, venivano agitati dal vento, mi vedo che dò la mano a Art Blakey alla fine del concerto e mi dice: "pare che ci rivedremo per la cresima del nipote del Re, sembra ci sarà un altro concerto".

Questo è un sunto, il sogno completo lo pubblicherò un'altra volta. Se non credo nei segni del destino, figuriamoci nei sogni premonitori.

A questo punto però il ricordo della famosa foto è riaffiorato.

Un paio di giorni dopo, acceso il fuoco nel caminetto, vedo quel numero di Musica Jazz e comincio a sfogliarlo in poltrona.

Per farla breve, finisco sulla tradizionale recensione della stampa estera di G.M.Maletto e apprendo che sul sito online di DownBeat vengono pubblicate articoli ed interviste storiche; fra queste, intervista ad Art Blakey.

Parentesi.

Al ritorno a Roma mi accorgo di non avere più con me la rivista, pur sapendo con certezza di averla messa in valigia. Se essermela ritrovata inaspettatamente poteva essere una incitazione del destino ad approfondire, il fatto che sia probabilmente rimasta nelle Marche, come lo devo interpretare? Ad ogni modo, non avendo più a disposizione il testo, andrò a memoria cercando di essere preciso (*).

Chiusa la parentesi.

Maletto riporta un brano nel quale Art parla di una conversazione col sassofonista Don Byas, nella quale lo redarguiva per il suo stile di vita autodistruttivo; tra l'altro Art dice che Don Byas aveva passato i sessanta anni, a quell'epoca. Qui c'è qualcosa che non va nel suo ricordo, dato che Byas, nato nel 1912, morì nel 1972. Diciamo che poteva aver passato i cinquanta. Comunque: dove avviene questo dialogo fra i due musicisti? seduti in certi giardini a Milano.


La foto della cresima non l'ho ancora trovata.



(*) Non è però la memoria la mia dote più evidente. Se qualche visitatore casuale e jazzofilo avesse la rivista in questione, potrebbe essere così gentile da confermare o correggere ciò che ho scritto?

(continua)

CONTINUA (2)

(da qui)Qualcuno crede ai segni del destino?

Io no.

Detto questo, una breve premessa a ciò che ho scritto nel precedente post (*) nel quale faccio riferimento ad una foto della mia cresima, avvenuta a Milano, all'incirca nel 1967.
Circa una settimana prima di Natale mia moglie ed io facciamo le valigie con l'intenzione di abbandonare la capitale ai suoi isterismi consumistici e recarci in campagna, nelle Marche, per sopravvivere alle feste in stato di solitudine controllata (cioè in due).
Giungiamo a destinazione; al momento di disfare le valigie mi accorgo della presenza, in mezzo a qualche libro che mi ero portato dietro, di una rivista, Musica Jazz, gennaio 2010. Avevo smesso di comprare Musica Jazz da 2 o 3 anni, ma non ricordo bene per quale ragione mi ero procurato quel numero, quasi un anno fa, forse per vedere il passaggio al nuovo editore cosa aveva comportato. Quello che ricordo è che, dopo pochi giorni dall'acquisto, la rivista sparì, probabilmente fagocitata nella bolgia che regna ormai incontrastata nel mio studio. Ad ogni modo, visto che l'avevo ritrovata, o che mi aveva ritrovato, tanto valeva leggerla, e l'ho messa lì sul comodino vicino al letto.

Fredda, quella prima nottata dalle parti di Camerino. Soprattutto vento freddo.


(*) so benissimo che le premesse andrebbero fatte prima; diciamo che è una licenza prosastica

(continua)

lunedì 27 dicembre 2010

CONTINUA...

Tutto cominciò quando, parecchi mesi fa, pubblicai su facebook una foto scattata il giorno della mia cresima. L'iniziativa ebbe un discreto successo, raccogliendo svariati commenti specialmente da parte della mia sotto-rete di cugini. La foto aveva effettivamente degli aspetti interessanti, forse anche comici, e le espressioni di alcuni dei personaggi raffigurati erano intriganti. El Gloria, mio cugino d'oltreoceano, propose di prendere spunto dalla fotografia per scrivere una serie di post nei quali, a turno, avremmo interpretato il pensiero di ognuno dei ritratti nella foto al momento dello scatto. Osservò, tra l'altro, fra i personaggi per cosi dire secondari (ed io non l'avevo mai notato), la presenza di Art Blakey, forse casuale, ma indiscutibile. Trovai interessante il fatto che il celebre batterista fosse presente alla mia cresima, anche se all'epoca (dovevo avere circa 10 anni) la mia conoscenza del jazz si limitava all'ascolto di alcuni LP che avevo in casa, specialmente gli Hot Five e Hot Seven di Louis Armstrong. Ci mise poco El Gloria a spedirmi il primo dei post, partendo ovviamente proprio dal fondatore dei Jazz Messenger. Lo riporto, sommariamente e liberamente tradotto dal castigliano:


Passo davanti alla porta della chiesa mentre cerco di arrivare all’indirizzo che mi ha dato il portiere dell’hotel, dopo avergli dato 5000 lire, credo che se ne sia approfittato, ma non importa, sono passate troppe ore dall'ultima dose e devo risolvere urgentemente; passando vedo un gruppo che attira la mia attenzione.È evidente che è appena finita una cerimonia religiosa (per lo più gli italiani sono cattolici) e qualcuno davanti al gruppetto sta per scattare una fotografia. Nel gruppo osservo (l'astinenza mi esaspera i sensi, lo so, e tendo a diventare paranoico e cospirativo) un ragazzo, di circa 8 o 10 anni, è al centro ed oggetto del gruppo, intorno a lui, ci sono una coppia di mezza età, evidentemente i suoi genitori, la donna col cappello bianco ha un aspetto distinto, al lato sinistro del ragazzo c’è una bambina, più o meno della stessa età, con un sguardo minaccioso, complice con la macchina fotografica di fronte di lei, sembra dire “ho grandi piani, veramente grandi piani e nessuno potrà impedirmeli”. Un po’ oltre la bambina c’è un ragazzo dai lineamenti molto pronunciati, ci faccio particolarmente caso perchè si direbbe una versione di Franz Kafka ma con un sorriso di sfida, alla destra del bambino (che ha una specie di benda legata sulla fronte, mi ricorda i giapponesi in fase di assalto sulle spiagge di Iwo Jima, immagino che sia parte dei misteriosi riti cattolici), dicevo, alla destra c’è un sacerdote, è interessante il sacerdote, è un uomo giovane ma dall’atteggiamento fermo e deciso, e non smette di osservare il Giovane Kafka, col suo sorriso di sfida, un sorriso che posso attribuire a un futuro militante maoista. Sudo, fa fresco ma mi sembra di bollire, e il mio cervello continua a sviluppare trame fra i personaggi davanti a me, e ad un certo punto smetto di vederli per quello che sono, semplicemente una famiglia in posa per una foto, e diventano protagonisti di un thriller. Li vedo ed ascolto la loro musica, quella emessa da ognuno di loro. L'ultimo personaggio è il fotografo. La sua faccia mi sembra familiare, ma non viene dal passato, non capisco da dove. Tremo, le mani mi tremano, tutto il corpo. Il tizio che sto aspettando non appare ed ho la nausea, ho bisogno di quella dose per suonare stasera. Torno a guardare il fotografo e scopro qualcosa di inquietante. La sua faccia. La sua faccia è estremamente simile a quella del ragazzo con la fronte bendata. Ma non per una familiarità parentale (per differenza d'età poteva essere il fratello maggiore), era una sensazione fastidiosa, come se il fotografo fosse lo stesso bambino ritratto. Inspiegabile. Improvvisamente mi ricordo di una notizia ascoltata da qualche parte, o letta su qualche giornale magari scandalistico: “il Dottor Mengele per incarico di Hitler, nella sua ricerca per ottenere “il super uomo”, aveva effettuato esperienze di clonazione di esseri umani”


Il testo aveva indubbi motivi di interesse: toccava alcuni punti sui quali avevamo discusso nelle nostre chat transoceaniche; soprattutto, il fatto di aver entrambi sviluppato nel tempo, per farci rappresentare nelle molteplici realtà di internet, personaggi diversi a seconda dell'ambiente (facebook, flickr, i nostri blog); e come ciò dimostrasse, alla fin fine, che entrambi siamo affetti da una strisciante forma di schizofrenia. E poi c'era un ritorno di certe sensazioni che avevano dato luogo a quel post "sono sempre stato fotografo".

Però.

Alcune cose non mi convincevano, prima fra tutte il fatto che Blakey potesse essere in crisi di astinenza. Mi sembrava di ricordare che avesse risolto definitivamente la dipendenza dalla droga dopo il viaggio di "rigenerazione" in Africa, verso la fine degli anni quaranta. Cioè una ventina di anni prima della mia cresima...; e poi l'aspetto di Art in quella foto è poco credibile, giacca e cravatta, quando le sue foto lo ritraggono con magliette sportive durante i concerti, ed i capelli non sembrano crespi come avrebbero dovuto essere; mi viene in mente la prima parte del film su Malcolm X, nel quale si racconta come era diventato di moda fra molti neri stirarsi i capelli per farseli diventare lisci, a costo di trattamenti anche piuttosto dolorosi; ma ciò si riferisce ad un periodo precedente, e poi Art Blakey non mi sembrava il tipo. Rimaneva l'espressione frettolosa ed inquieta, ma non era abbastanza per ricamarci sopra qualcosa. Erano pedanti pignolerie, lo ammetto.Mi accorsi che in realtà la mia svogliatezza nello sviluppare qualcosa partendo da quella foto, aveva una ragione più profonda: il mio rapporto col passato, in quel momento, non mi permetteva di affrontare serenamente la cosa, ed alla fin fine doveva trattarsi di un'attività ricreativa, non di una seduta psichiatrica. Il progetto finì in un cassetto del mio portatile, El Gloria trovò altri argomenti da suonare con la sua visionaria creatività.

Ma.

Qualcosa è successo, ultimamente; un paio di fatti che mi hanno spinto a riconsiderare questa storia. Raccolgo le idee e ne riparliamo la prossima volta.

Ah, la foto della cresima, la sto cercando per riscannerizzarla.

(continua)

venerdì 19 novembre 2010

Appello alle coscienze

+
= ?

Non ci vuole molto a fare 1 + 1, o no? La vogliamo smettere di creare difficoltà a chi combatte la camorra?

lunedì 1 novembre 2010

Nada//Nulla: riunione al vertice; si prepara la risposta

Il nuovo video El tiempo elastico apparso su edudreidemie.blogspot.com ha suscitato malcelato interesse nel mondo del cortometraggio sudamericano. La redazione di Nada//Nulla Productions, (eccezionalmente riunita sullo stesso lato dell'Atlantico) sta preparando un video di risposta che verrà pubblicato quanto prima su Nada. Per il momento siamo in grado di anticipare alcune immagini di El Gloria e Milo Temesvar, nei costumi di scena, poco prima delle riprese e durante.



Anche un importante ritrovamento durante una pausa delle riprese:

giovedì 7 ottobre 2010

Non ci andare, è un agguato!


L'omino di StreetView è indeciso sul da farsi: ha ricevuto una comunicazione dall'Agenzia delle Entrate



Il recente post su Inestetismi, mi sollecita una domanda tipica da uomo della strada (come quello della foto) e quindi la esprimo: quanto il rapporto fra l'uomo e le istituzioni è condizionato dagli ancestrali sensi di colpa del cittadino? e quanto le istituzioni ne sono consapevoli (e ci giocano)? parecchio, direi (mi rispondo da solo, nell'ipotesi che nessuno lo faccia).

Come Josef K. che nel Processo ignora il contenuto dell'accusa, il contribuente riesamina il suo passato per trovare la sua colpa, che DEVE essere da qualche parte.

sabato 2 ottobre 2010

S.P.Q.R.


Sono Poche Quattro Ricotte !
(C.B.)

martedì 21 settembre 2010

Pensiero debole


Quando rilevarono le impronte digitali a mia moglie V. rimasi piacevolmente sorpreso dalla tecnologia che aveva invaso il vecchio Commissariato di via Ach; non più macchie indelebili sulle falangi, ma un efficiente scanner ottico sul quale andavano appoggiate le dita, una per volta.
E così quando, passate 3 settimane, torno per il ritiro del passaporto di V., munito ovviamente di delega, entro nel Commissariato parecchio ben disposto, devo dire, nei confronti delle forze dell'ordine e delle istituzioni in generale.
La sala d'aspetto è relativamente affollata; mi presento al piantone per comunicargli lo scopo della mia presenza ed egli mi gratifica di una striscia di carta con stampato su:

PORTO D'ARMI - PASSAPORTI - LICENZE DI CACCIA
- 01 -

Soddisfatto del mio numero d'ordine 01, mi accomodo assieme agli altri avventori, pensando che fossero tutti in coda per altri uffici. Mi ricredo quasi subito, avvertendo dai borbottii dei presenti che erano tutti diretti all'ufficio passaporti. A quanto pare da parecchio tempo è dentro il numero 5 e sembra non aver nessuna intenzione di uscire. Chiedo in giro quali numeri hanno i presenti; risposte: 10, 14, 8, 11, 6, ecc. Interviene una signora spiegandomi che è diversi giorni che torna per una stessa pratica ed ha capito che l'ufficio passaporti chiama "secondo una logica tutta sua", ma che dopo il 14 sicuramente si sarebbe ricominciato col n°1. Nell'attesa, intanto, uno o due persone rinunciano ed escono. Entra un signore, che ritira il suo numero e, aggregatosi ai presenti, esprime alcune considerazioni sul fatto che chi deve solo ritirare il passaporto, come lui, dovrebbe fare una fila separata rispetto a quelli che devono espletare la pratica della richiesta del medesimo, che è molto più lunga. Concordo con lui, ma gli faccio notare che vi è un unico addetto che si occupa di licenze varie e passaporti e quindi fare due file separate evidentemente non è possibile.
Esce il numero 5 fra il sollievo generale ed entra il 6. Da questo momento il tutto subisce una leggera accelerazione, dato che alcuni devono solo ritirare il passaporto già pronto. Si arriva al 12. Conto quelli che che erano già presenti al mio arrivo. Praticamente uno solo, il 14. Esce il 12. Viene chiamato il 13. Si alza il signore che era arrivato poco dopo di me e si avvia, scocciatissimo di aver dovuto aspettare così tanto, verso l'ufficio. Ohibò. Mi chiedo: vuoi vedere che uno dei tizi che ha rinunciato ha restituito il suo numero (13) ed il piantone lo ha assegnato al primo che è entrato successivamente? Grave errore, mi dico, in questi casi bisognerebbe scrivere un doppio indice, cioè una prima colonna nella quale sono incolonnati i numeri distribuiti, che a questo punto identificano semplicemente il singolo avventore, ed una colonna affiancata nella quale viene vergato l'effettivo numero d'ordine nella fila delle persone in attesa. Ma un errore può sempre succedere, aggiungo comprensivo.
E' dentro il 14. Esce il piantone che con aria efficiente chiede ad una signora di mezz'età qual'è il suo numero. Quattro, risponde la signora di mezz'età. Allora mi dia il 4 che le dò il 2, dice il piantone, così "ricominciamo con ordine" (il 2 evidentemente era stato restituito da un rinunciatario); dopodichè chiede all'altra persona in attesa, una signora anziana, che numero ha: 3, risponde la signora anziana. Bene, esclama il piantone, lei è fortunata, tre è il numero dell'amore!. E dopo questo motto di allegria, si allontana soddisfatto verso il suo gabbiotto.
L'hai fatto la SECONDA volta! Ma allora sei CRETINO! esclamo mentalmente. A parte il dato, che non so da quale enciclopedia tu abbia attinto, che il 3 sia il numero dell'amore, ti rendi conto che hai aprioristicamente fatto in modo che la signora anziana venga sopravanzata dalla signora di mezz'età?
Mi sorge un dubbio: il piantone avrà applicato letteralmente il suo ruolo sociale? Cioè, l'appartenenza alle forze dell'ordine ha come prerogativa quella di forzare l'ordine di una fila?

mercoledì 15 settembre 2010

La Cena (phase four and five)

(qui la phase three)

Eventali ulteriori commenti QUI

giovedì 9 settembre 2010

La Cena (phase three)

(qui la phase two)

Terza parte: si tratta in realtà di una extra-sequence, che all'epoca non fu inserita nella versione ufficiale del film, dato che la ECM si oppose all'utilizzo di un proprio disco nella colonna sonora. Sono evidenti, nell'inquietante presenza dei piccioni, le allusioni a Pasolini e Hitchcock.

lunedì 6 settembre 2010

"riposare sugli allori"

si, le idee le abbiamo

non capisco perchè non otteniamo trionfi

le nostre catastrofi sono la base della creatività
qui si dice "riposare sugli allori"
"descansar encima de los laureles"
applicabile a chi ottiene troppi trionfi
e poi non ha più voglia di inventare nulla
questo a noi non succederà

allori=laureles
le foglie che si mettono sulla testa dei Cesari
e in certe salse di pomodoro
interessante parallelismo
strano che Plutarco non ci abbia pensato

certo, un parallelista come lui

domenica 5 settembre 2010

Tomus Expectandum

avrai visto in qualche documentario
che intorno al Colosseo ci sono dei tizi vestiti da antichi romani
che si fanno fotografare con i turisti
ovviamente hanno la panza
terza età

bene, lo sai
se ti sembra il caso vengo in Italia e mettiamo su una piccola impresa

si, potremmo fare concerti di musica romana antica
tanto
cosa ne sanno?

"ma gli antichi romani facevano musica con computer e armoniche??
avevano una cultura molto avanzata..."

oppure
organizzare dei readings
tu suoni la lira
ed io declamo testi di Tom Waits tradotti in latino

non sarebbe niente male

Tom Waits="Tomus Expectandum"

sabato 4 settembre 2010

Ernia Il Gladiatore

iuuuuhuuuuu??
come vanno le cose a Roma?
il Colosseo?
ci sono corse di quadrighe oggi?
sacrifici umani?
la crisi al Senato?

sacrifici sempre
Alla crisi sono talmente abituati che non ci fanno più caso
Il Colosseo sono diversi mesi che non lo vedo
ma proprio ieri c'erano corse di quadrighe in tv

ah, bene
Ma non hai pensato di diventare gladiadore?

con la mia ernia?

Ernia, Il Gladiatore

categoria Senior

potresti partecipare a terribili gare per vedere chi fa pipì più lontano

categoria Prostatici

certo
Potrebbero esserci anche combattimenti col bastone
lancio di protesi dentali

corse sui 110 ostacoli senza occhiali
pericolosissime

che gare interessanti

giovedì 2 settembre 2010

small night music

(di El Gloria)

(da ascoltare in sottofondo)


come ti è sembrata la musichetta?

qualcuno ha lasciato un commento (su Nada)

un tale flogger

blogger+frog?

l'uomo rana

non so perchè batman ha avuto tanto successo
e anche spider man
ma l'uomo rana
niente

chissà

non posso credere che sia per un fatto estetico
il pubblico non può essere tanto superficiale

noo
oltretutto un super eroe che elimina senza pietà mosche scarafaggi e zanzare doveva essere ben accetto dal pubblico

forse, ma solo forse
non appare molto elegante per il fatto dei saltelli


e la voce un pò ripugnante?
però col doppiaggio...

ma un super eroe che fa suoni simili a rutti in italiano...

si,
capisco
un rutto in italiano o in inglese non cambia molto
forse in francese...

film di classe B, Flogger The Frogman, con Milote Milo Temesvar e Michelle Pfeiffer
forse riesci a fare in modo che il cattivo sia interpretato da Mickey Rourke
che anche lui è in decadenza
e forse potresti salvare Michelle da una scena di stupro
e lei si innamora di Milote


la Pfeiffer nel ruolo di ranocchia-woman

The Old WomanFrog
il problema potrebbe sorgere se dovesse ricordarsi di 9 settimane e mezzo
e il povero Floggy non riesca a salvare Froggyoldcat


solo perchè lei preferisce the oldRourke-Man?

The OldRourkeAnabolicMan

non so perchè, ma non riesco a entusiasmarmi con questo progetto

Flogger The Frogman, seduto sul ramo più alto di un baobab, lamentandosi del suo triste destino, mentre vede LadyFrogLady e Anabolicman andarsene nel vicolo ridendo
Flogger The Frogman lancia la sua lingua potente e cattura, vendicativo, un grillino que cantava una serenata d'amore alla coppia felice
Flogger The Frogman, si gira e si alza in tutta la sua statura emettendo un poderoso CROAAAAAAACCC!!!,
salta e si allontana nella notte
titoli di coda con musica, e una scritta che dice
TO BE CONTINUED??

il sequel di una cagata deprimente...
ho dei dubbi che possa avere molta fortuna

forse invece del sequel, si può fare il prequel, che è tanto di moda
FROGGMAN BEGINNING


certooo
lui era un principe
no
ERA PRINCE
e in seguito al bacio della nonna di Michelle Pfeiffer...

e suonava funk

certo

che era di colore

questo non lo so
può essere

...diventa una rana

non è meno spiegabile che Prince diventi una rana del fatto che la nonna di Michelle Pfeiffer fosse di colore
sono i Fatti Misteriosi Della Vita di qualunque super eroe


si, va bene
però
il prequel spiegherebbe ciò che segue:
per tornare a essere Prince
l'orribile rana deve accoppiarsi con la nipote della nonna di M.Pfeiffer
e cioè
con M.Pfeiffer

che è ciò che alla fine stavamo aspettando
LA SCENA DI SESSO FRA MICHELLE PFEIFFER E MILOTE VESTITO CON UN COSTUME DI LATTICE VERDE


praticamente un enorme preservativo
verde
(sesso sicuro)

certo
è importante il messaggio che vogliamo rivolgere alla gioventù


si,
sempre che non proibiscano il film ai minori di 40 anni

giovedì 26 agosto 2010

La Cena (phase two)

(qui la phase one)

in questa seconda parte la vicenda si vivacizza, con parecchie scene di azione

La Cena (phase one)

La recente uscita nelle sale dell'opera prima di un autore di Mendoza (qui: http://edudreidemie.blogspot.com/2010/08/pier-paolo-dreidelini.html) mi ha ricordato l'esistenza di un cortometraggio risalente alla metà degli anni 90, che da tempo giaceva inutilizzato nella mia collezione. Lo riproporrò in questa sede in forma semi-integrale, divisa in cinque capitoli.


L'allora sconosciuto regista Sandrito Ferri Romero Alonso, sulla base degli scarni appunti di uno sceneggiatore che preferì rimanere nell'anonimato, produsse in poche ore un corto influenzato per certi versi dal Pranzo di Babette, e per altri da La Terrazza di Ettore Scola, anche se analisi critiche successive evidenziarono suggestioni stilistiche del Cronenberg di Naked Lunch.


La vicenda è facilmente riassumibile ed ispirata ad un fatto vero: due esponenti della media borghesia romana, Milo Temesvar e la futura moglie Contessa Marianna Olga organizzano una cena per un gruppo di amici; gran parte delle riprese riguardano la preparazione dell'evento, al quale si accenna solo nella seconda metà dell'opera; volendo probabilmente trasmettere il messaggio secondo il quale, in molti casi, ciò che importa sono i preliminari.


Il regista si avvalse di attori presi dalla strada (evidente riferimento al neorealismo): in particolare i due interpreti principali furono scelti sulla base di una supposta somiglianza fisica con i veri Contessa e Temesvar.


Vi propongo quindi la prima parte, nella quale i tradizionali titoli di testa sono sostituiti dal progressivo e muto apparire degli ingredienti protagonisti.



mercoledì 25 agosto 2010

A BRAND NEW BLOG

E' stato istituito da pochi giorni un blog al quale auguriamo la massima fortuna:


nato da una semplice idea di Jeremy Icons, si propone di diventare una raccolta di

autoritratti di bloggers;

chiunque si consideri un blogger è invitato a esporre un proprio autoritratto, non necessariamente fotografico; può essere anche disegnato, cantato, cucinato...

giovedì 12 agosto 2010

"Buenos Aires c'ést la merde"

ok
prima di andartene, cosa mi dici di calle Juncal all'incrocio con Uruguay?
dovrebbe essere un posto ben collegato
facile arrivare all'Avenida Rivadavia


diciamo che è un quartiere raffinato
elegante e caro
però è a circa 18, 20 isolati da Rivadavia
c'è molto collegamento Est-Ovest però sul lato Nord della città
cioè sul lato sbagliato
pensa a Rivadavia come una lunga linea che divide a metà la città
che è più o meno di forma pentagonale
il problema dei collegamenti in questa città è che quello che si chiama "centro" non è nel centro
ma su uno dei lati del pentagono
quello a Est

ok

e da lì parte Rivadavia
però a quel "centro" arrivano tutte le linee di metropolitana e di treni
come fossero raggi
allora la comunicazione Est-Ovest è sempre buona
ma la comunicacion Nord-Sud, no
e tenendo conto che molte di quelle ferrovie vanno in superficie
diventano insormontabili barriere urbanistiche
Le Corbusier lo aveva già detto nel 1930
"Buenos Aires c'ést la merde"
lui davvero propose che la soluzione al problema urbanistico di Buenos Aires era la dinamite
magari non in questi termini ma credo che l'idea fosse quella

vivendo a Parigi si era abituato bene
ma se fosse nato a Roma
bah

"Rome cést la merde"

mi sembra che OGGI cestlamerde

si

lunedì 2 agosto 2010

E mentre Milo làtita (sensi di colpa), i nostri eroi...

Be a Matrix people by a day