domenica 13 marzo 2011

EBBENE SI' CONTINUA.... (b)

Dei due individui, al momento, non ho memoria. Tuttavia secondo me le ore erano quattro, non cinque, novità che posizionerei un po' più avanti, verso il liceo. O forse qualche giorno al settimana, non tutti, alle medie.


Il Refini, minacciava in continuazione di appenderci fuori dalla finestra. Minaccia che in terza aveva un minimo effetto. Già meno in quarta. Per nulla in quinta, quando oramai la maggior parte di noi era più alta di lui.
Egli inoltre disponeva di una Cortina azzurrina, carta da zucchero, direi; vettura che ritengo avesse un certo successo con quella generazione di insegnanti, giacché la mia signora dice averne avuta una anche il suocero (sebbene non se ne vanti, anzi, e faccia di tutto per tenerlo nascosto, la signora intendo).


Di sicuro anni dopo, direi verso il 20 MNC (ritengo utile in questa vicenda non usare il calendario gregoriano ma stabilire come anno zero la partenza di Milo da Milano per Roma: quindi 20 MNC è l'anno 20 di Milo Nella Capitale; il 1967 gregoriano dovrebbe essere a occhio e croce l'anno 5 MAM) per un periodo, Piazza Leonardo è stata luogo molto cosmopolita, nel quale era facile trovare sostanze di varia natura. Ma la frequentavo poco e non posso dire se Art e Don fossero in zona

APPENDICE AL POST PRECEDENTE, PUR GODENDO DI UNA SUA AUTONOMIA TEMATICA

In effetti in quegli anni non mancarono le svolte epocali. Un avvenimento al quale non possiamo non riconoscere una sua epocalità, fu l'invasione dei tupperware. Coetanei ricorderanno che insospettabili mamme di compagni di classe, di botto, risultarono essere arruolate come venditrici di contenitori di plastica per alimenti e presero a organizzare incontri dimostrativi nelle loro case; qualcosa del genere avvenne alcuni anni dopo quando prese piede improvvisamente un'epidemia che portò conseguenze non piacevoli: molte conoscenti di sesso femminile scoprirono di essere rappresentanti Avon.

Però secondo me, quanto ad impatto devastante sulle nostre esistenze, niente a che vedere con il caso dei tupperware. Certo, in seguito c'è stato fornito di peggio: nella seconda metà degli anni '70, per esempio, la truffa della riscoperta del privato, il cosiddetto riflusso... va bè, niente polemiche e torniamo ai nostri contenitori che col tempo si sono evoluti fino a diventare di vetro, ma sempre col loro tappo di plastica. Negli anni successivi tanti altri produttori si cimentarono ma, per estensione, vennero identificati come tupperware anche contenitori simili di altre marche.
Noi ragazzini di quell'epoca sapevamo benissimo che si diceva TAPPER-UER, figuriamoci, alcuni già prendevano lezioni di inglese. Ma dicevamo lo stesso TUPPER-UARE, scandendo bene, e magari con un ghigno, semplicemente perchè era più comico; ma questa, adesso possiamo dirlo, in alcuni singoli casi, fu sintomo di una precoce personalità eversiva.

(Un post scritto in campagna, di poca grinta e un po' rattrappito dal freddo - ed anche il regime alimentare non aiuta).



P.S. comunque ho deciso, CONTINUA cambia nome e si chiamerà MACERIE.

EBBENE SI', CONTINUA...

Qualche giorno in campagna, a godere del freddo, assolato e deinternettizzato, sano e ricostituente, di quel versante delle Marche, ed eccomi di nuovo nella Capitale, temendo l'insano e deprimente inizio della primavera, già foriera del risveglio delle estive tendenze alla caciaroneria di una prevalente minoranza di cittadini. (*) L' intervallo campagnolo, fra le altre cose, mi ha permesso di recuperare il numero di Musica Jazz al quale ho accennato all'inizio di questa cosa che ho chiamato CONTINUA (a proposito, è un nome veramente brutto, sto pensando di cambiarlo). Ecco la pagina alla quale mi riferivo.


Bene.
Bien.
Well.

Visto che nelle discografie dei due protagonisti non ho individuato registrazioni che potessero indicare se si trovassero effettivamente da un'altra parte, non c'è ragione per non datare al maggio del '67 quel dialogo fra Art Blakey e Don Byas in "un parco di Milano". Immagino che probabilmente esiste qualche posto che si chiama Milano anche negli USA o in qualche altra parte del globo, ma ciò non mi impedisce di supporre che quel "parco di Milano" fosse, chessò, Piazza Leonardo Da Vinci.



In quell'epoca frequentavo con un certo successo le elementari (dovevo essere in quarta, o giù di lì) presso la scuola Leonardo da Vinci, i cui portoni si aprivano sull'ampia piazza omonima. I primi due anni delle elementari per maestra avemmo "la" Belloni, che ricordo come signora un pò in carne e dall'atteggiamente tendenzialmente materno. Veniva da Lodi, se non erro.
In terza fummo investiti dalla necessità di una crescita responsabilizzante, e non solo per il passaggio dal grembiulino nero alla divisa grigiastra, ma soprattutto per l'avvicendamento alla guida della classe del nuovo maestro, "il" Refini. La nuova gestione era caratterizzata da una impostazione un po' più rude del rapporto maestro-studente; essere considerati "ometti", così, di punto in bianco, fu un'esperienza a cui alcuni di noi non erano preparati; altri, invece, ne furono entusiasti, ed esaltati.

"Il" Refini era aretino, e, in quanto tale, indiscutibile depositario del corretto utilizzo della lingua italiana; in particolare non nascondeva di aborrire quella pronuncia vagamente aperta delle vocali che segnava la parlata di noi studentelli meneghini.

Insomma, cambiamenti che, per usare un termine che ai giorni nostri va forte, andrebbero definiti "epocali".





Si esce di scuola alla fine della quinta ora e ci si sparpaglia; fuori parecchi genitori che aspettano; io sono fra quelli che, abitando non tanto lontano, generalmente tornano a casa a piedi, o col tram se fa brutto; in entrambi i casi non ho bisogno di attraversare completamente la piazza, ed è forse per questa ragione che non noto quei due signori di colore, lo smilzo, e quello un po' più vecchio ma soprattutto invecchiato, che discutono percorrendo un vialetto; l'uno con incedere dinoccolato e nervoso, l'altro più appesantito.

Sicuramente se li avessi incrociati mi sarebbero rimasti impressi e l'avrei raccontato in giro: Milano non era poi così cosmopolita, in quegli anni. Ma forse c'è qualcuno, da qualche parte, che ricorda qualcosa.

(*) Un ritorno vieppiù intriso di incazzitudine, dato che mentre andiamo via noi, in paese arriva la tappa della Tirreno-Adriatico. Ma non potevano dirlo prima che mi organizzavo diversamente?

sabato 5 marzo 2011

Jazz dall'Argentina.


su nada//nulla sounds.

martedì 1 marzo 2011

nada//nulla images

Nell'ambito della riorganizzazione dei contenuti (passati e futuri) di nada//nulla productions, apre oggi al pubblico il nuovo spazio espositivo nada//nulla images.

domenica 27 febbraio 2011

nada//nulla sounds & videos

PVC
Inauguriamo il nuovo spazio nada//nulla sounds & videos con questo nuovo prodotto audiovisivo, su musica di El Gloria.
Ecco i primi effetti dello sproloquio del post precedente...

Calma, non c'è NULLA di cui spaventarsi...


Approfittando del periodo di apparente invisibilità (insomma, poche visite) di questo blog, e un po' anche del blog cugino dell'altro emisfero, ho proposto al co-autore El Gloria una ristrutturazione dei post passati e futuri della produzione nada//nulla; l'idea l'avevo da tempo: secondo una mia analisi non proprio superficiale, il visitatore tipico di blogs in genere se non vuole proprio qualcosa di preciso, comunque ha almeno una vaga idea di quello che sta cercando, e capitando su Nulla, è facile che venga colpito da una sorta di spaesamento, dovuta:
a) ad una strana sensazione di eterogeneità dei contenuti espressi, che associata
b) ad una tendenziale cripticità dei medesimi
ingenera un'immediato sconforto e, sfruttando magari la colonnina dei link sulla destra, conseguente fuga su altri siti (senza lasciare, nella fretta, non dico un commento ma nemmeno un insulto negli appositi spazi).

Immagino un paio di osservazioni che potrebbero essermi fatte:
1) parlare di "apparente invisibilità" è un po' come decidere di cenare con le trenette al pesto, senza aver controllato se c'è il pesto in frigo;
2) se i "contenuti" sono quelli, non è che spostandoli o cambiando il contenitore la situazione possa migliorare più di tanto;
ciò che posso rispondere è che: 1) ho controllato, il pesto in frigo ce l'ho e 2) non è vero, c'è l'esempio del sacco di letame che è molto calzante: sigillato nella sua confezione così come te l'hanno venduto il letame non serve a niente, ma versato sullo zerbino dei tuoi vicini più antipatici, non mancherà di produrre il suo effetto.

E per quanto riguarda la cripticità, quella no, è una caratteristica alla quale non possiamo rinunciare, essendo fondante, per cosiddire; è ormai un pò il collante che tiene insieme tutto quanto.

Comunque.
Ho cominciato a lavorare su questa cosa della ristrutturazione, il che vuol dire che siamo in piena fase di transizione da un modus operandi all'altro; ciò potrebbe causare (ulteriori) disagi ai visitatori abituali, che in certi casi dovranno fare un clic in più; un pò meno disagi per i visitatori disabituali o casuali, la cui tendenza alla fuga immediata in questa fase sperimentale non dovrebbe subire variazioni.

Comunque è inutile fare anticipazioni o previsioni: i cambiamenti si vedranno in corso d'opera, chi visiterà vedrà, e, come sempre, commenti e suggerimenti saranno benvenuti.
Se poi questi miglioramenti dovessero rivelarsi catastrofici, tornerà tutto come prima.

lunedì 21 febbraio 2011

Trittico: Le Distorsioni Sonore


PRIMO ESEMPIO
(*)



SECONDO ESEMPIO



TERZO ESEMPIO
(**)



__________ __________ 

"Per Temesvar il segno, il significato, il significante,
è tutto un'unico ammasso informe" 
(R.Barthes)




(*) "senti come distorce il suono 'sta webcam?"

(**) banale, ma per fare un trittico ne dovevo pur fare tre, di esempi, o no?






Barthes suggerisce che Temesvar ha inventato un modo elegante di mandare in malora Peirce e tutta la sua impossible teoria del segno, no?

bah

neanche tanto elegante
però eloquente

si, qualcosa del genere
anche se adesso Peirce avrebbe più successo
con questa mania che molti hanno di farsi i peircing

Peircing è ciò che si fanno i moderni studenti di semiologia
si innestano nella pelle di vari punti del corpo indici iconici rematici

si, certo...

giovedì 10 febbraio 2011

CONTINUA - IL CONTESTO (MA FORSE NON L'UNICO)

(qui gli antefatti)

La foto l'ho presa qui

In effetti l'idea era di contestualizzare un po' gli avvenimenti, ma cominciamo male, con una divagazione.
La foto qui sopra si riferisce al Denver Art Museum, che risale al 1971 ed è stato progettato da Gio Ponti; per essere precisi si tratta del North Building, dato che nel 2006 è stato aggiunto l'Hamilton Building. In effetti l'architetto e designer milanese ha realizzato qualcosa anche qui nella capitale, la Scuola di Matematica nella Città Universitaria, un esempio del Razionalismo degli anni '30.






Come siamo arrivati a Gio Ponti? è semplice: ha progettato anche la chiesa di San Luca Evangelista a Milano, quella della foto della cresima. Non ricordavo, ma adesso che ci penso, in effetti, si percepiva all'epoca un certo orgoglio di quartiere per il fatto di avere una chiesa all'avanguardia. Ho riscoperto l'autore della chiesa girovagando sul web e imbattendomi in questo pdf edito dalla Parrocchia di San Luca per il cinquantenario; vi si parla, di Gio Ponti e della realizzazione della chiesa, a partire da pagina 61. Si parla anche di Don Egidio, che è presente nella foto da cui è partito tutto; di lui ricordo che era piuttosto temuto, da noi ragazzini che frequentavamo la parrocchia per il catechismo; un tipo deciso e, ricordando i commenti delle madri dei ragazzini, anche decisamente piacente.
Comunque ecco la chiesa adesso, ai tempi di Google Maps e di Street View:

  (visto che alla fine ho contestualizzato?)

Sul retro del complesso, e cioè su via Jommelli, si nota, a parte il divieto di parcheggio, il campo di pallacanestro:
Non ricordo se esisteva all'epoca; in effetti non ero un gran frequentatore della parrocchia, ma ricordo che c'era la sala che fungeva da auditorium, nella quale alle feste comandate venivano proiettate pellicole di tema religioso; credo di aver visto lì Marcellino Pane e Vino, film spagnolo del '55 e soprattutto Morte in Vacanza (Messico, 1960); indimenticabili, per un ragazzino sui dieci anni, alcune scene, quella con le bancarelle con i teschietti da acquistare e portare a casa, e verso la fine, la grotta con milioni di candeline (una per ogni essere umano): lì la Morte dava dimostrazione al protagonista del film di come fosse sua facoltà porre fine alla vita di un qualunque uomo sulla terra, semplicemente spegnendone la candelina corrispondente.
Cosa posso aggiungere? In quella stessa strada c'è la Casa di Cura Santa Rita, nell'occhio del ciclone uno o due anni fa per pazzeschi episodi di malasanità; in quella clinica venni operato 2 volte nel giro di 20 giorni, prima di adenoidi e poi di appendicite.

mercoledì 2 febbraio 2011

CONTINUA - DOPO UNA PAUSA (ma con quintetto jazz)

(qui tutto quanto)


Roma, novembre 1979




(registrazione abusiva) 

Siamo al Folk Studio, il 2/11/1979; c'è il quintetto della pianista Patrizia Scascitelli, con i sassofonisti Larry Dinwiddie (tenore) e Giancarlo Maurino (alto), Roberto Della Grotta al basso elettrico, ed il trascinante batterista Marvin Boogaloo Smith.
La qualità sonora è quella che è, trattandosi di una registrazione dilettantistica effettuata con mezzi tecnici deplorevoli, ma vale la pena di ascoltare.
Questo set seguiva quello di Eugenio Colombo e Martin Joseph, che proporrò in una prossima occasione.




Adesso che ho impostato la colonna sonora, portiamo avanti la nostra indagine.
Ho già raccontato come sono entrato fortuitamente in contatto con lo sceneggiatore di alcune storie di Martin Mystère, in una delle quali mi pregio di apparire, il fumetto ispirato a J.L.Borges (nella fattispecie al suo Libro di Sabbia e all'Aleph) che da tempo andavo cercando, senza risultati. Forse ho anche già scritto che, quando ciò è avvenuto, ero effettivamente impegnato nella lettura del Libro di Sabbia. Si tratta di racconti scritti fra il 1971 ed il 1975, ma quello in particolare che stavo leggendo era IL PARLAMENTO.

Il protagonista del racconto si chiama Alejandro Ferri, ed in lui Borges ha infuso, come spesso avviene, riferimenti autobiografici.
Nessuno dei lettori si stupirà se adesso asserisco che Alejandro è anche il mio nome di battesimo, come molti sanno, ed è per i pochi scettici che allego il mio certificato di nascita:



e quindi nessuno si farà venire i vermi se affermo un dato di fatto indiscutibile, anche se non di pubblico dominio  (ma all'occorrenza posso produrre prove), e cioè che Ferri è il cognome della mia nonna paterna.

Un altro elemento che si evince dalla lettura de Il Parlamento è la presenza del protagonista nell'albergo di calle Santiago del Estero; dato che il cugino El Gloria è ritornato a Buenos Aires dalle vacanze, e vive dalle parti della strada in questione, sarebbe interessante se desse un'occhiata in giro per vedere se tale albergo esiste ancora. A proposito di El Gloria (e del fatto, notorio, che il sottoscritto è citato nell'introduzione del Nome della Rosa), forse è giunto il momento di pubblicare questa foto:


il fotografo di scena, la famosa blogger La Goli, l'ha scattata durante le riprese di un episodio della nuova serie di El Santo. La sceneggiatura prevedeva che Adso da Melk (da me interpretato) ritorni dal passato per aiutare Simon Templar (interpretato da El Gloria) nella fuga dal Castello d'If. 


lunedì 17 gennaio 2011

CONTINUA - ALTRI INDIZI

(qui tutto quanto)

Torniamo al famoso numero di Musica Jazz con la monografia su Art Blakey; riporto ciò che segue, estratto dall'inserto curato da Giuseppe Piacentino (una volta gli inserti erano qualcosa che si poteva staccare dal resto della rivista, adesso non è più così, a meno di non distruggerla; ma questo non c'entra niente):
 












Wynton Marsalis dipinge Blakey come un'eroinomane, e, nonostante io non provi particolare simpatia per Marsalis, devo prendere atto delle sue parole; anche se, come più avanti dice lo stesso Piacentino, "le testimonianze dei jazzisti non di rado sono inattendibili". Per esempio: la presenza di Marsalis nei Jazz Messengers è dei primissimi anni '80, quindi Blakey, essendo nato nel 1919, non poteva avere "più di settant'anni"; comunque sia, riprende quota l'ipotesi di El Gloria sul motivo della presenza del batterista di Pittsburgh nella foto famigerata. Anche se altre incongruenze possono essere rilevate (il testo originale è stato recentemente pubblicato dal El Gloria su Nada), per esempio "Paso por la puerta de la iglesia mientras intento llegar a la direccion" fa capire che colui che per il momento indicherei solo come il testimone, chiunque esso sia, sta entrando in chiesa, o al limite uscendone, mentre più tardi si legge "El tipo al que espero, no aparece", e quindi: c'è un appuntamento con qualcuno (che non arriva) all'esterno della chiesa, e allora perchè il testimone starebbe entrando attraverso il portone? oppure, se sta uscendone, cosa ci faceva in chiesa?


Come ho raccontato, si è verificato un affastellarsi di eventi casuali a partire dagli ultimi giorni del 2010; da uno dei quali, parecchio simpatico, è scaturito questo:
in breve, scopro di essere stato sceneggiato dall'autore di un blog che seguo, ed invito a leggere questo post, fin dentro nei commenti, per capire, anche perchè probabilmente ritornerò sull'argomento. Rilevo che sono ritratto abbastanza più vecchio di quello che sono, ma tutto sommato, anche più magro.
Si potrebbe obiettare che tutto ciò ha scarsa attinenza con l'indagine che stiamo conducendo, ma aspetterei a parlare; tant'è vero che aggiungo un altro elemento, un mio autoritratto giovanile, e poi smetto, per non bruciare tutto l'asado, come si dice:

Con un unico chiarimento, per il momento: l'impermeabile (che ho tuttora) appeso sullo sfondo è effettivamente un Perramus.

sabato 15 gennaio 2011

El Gloria va in vacanza

 



















"gli avanzi delle feste" e "l'angelo con tre gambe deve dare spiegazioni per il furto della coppa del fante"




The vuelt of the Dibujer (*)

si, il ritorno

hai lasciato un paio di disegni, così, prima di andartene
per i tuoi fans di tutto il mondo

prima di andarmene?
da questo mondo?

...in vacanza, volevo dire

ah, si
beh, in realtà ci dovrebbe essere il wi-fi
avrò con me il portatile
non dovrei essere isolato del tutto

bene
allora avremo foto e tutto quanto
su nada//nulla

forse online le mie vacanze in diretta per il mondo intero


intero colite

speriamo di no
che non siano vacanze di merda
la diarrea del viaggiatore

ho pochi giorni, solo cinque
quindi se mi prendono tutti i problemi previsti
sarò malato anche al ritorno a casa
diarrea, insolazione, mal di testa
dovrò gestire molto bene i tempi

perchè oltretutto dovrò guardare paesaggi
far musica
disegnare
leggere
bere birra in bei locali
bere il mate al mattino
dormire sieste

riposare in generale
nuotare nei ruscelli

bene, hai rinuciato a tromb..., cosa che toglie parecchio tempo

!!!!
non ci avevo pensato
cacchio
non so se ci riesco con i tempi

già

soffro della "sindrome del tizio con pochissimo tempo libero"

come viaggerete, in pullman?

si
posso guadagnar tempo in pullman
far sesso, musica, dormire sieste


rimane solo disegnare e le cose da fare all'aperto,
oltre alle molteplici malattie
per quando sarò a San Marcos Sierra

bene
un viaggio di parecchie ore, immagino

undici o dodici

nello stesso tempo in aereo arrivereste in Spagna

si
saremmo anche potuti uscire dall'orbita terrestre se avessimo viaggiato sul Saturno V
però come direbbe P.: peccccato che viaggeremo in pullman

d'altronde a piedi sareste arrivati solo al Tigre (**)
o un pò oltre

no
saremmo arrivati al Tigre, oltre avremmo continuato a nuoto

uh, uah, ah ah

"il triathlon del Gloria"

adesso che mi rendo conto di tutto quello che devo fare in vacanza mi sento esaurito
per fortuna questa sarà la prima settimana di vacanza
e mi rimarrà la seconda per riposare a casa o all'ospedale, con la flebo

per poter poi tornare,
tranquillo e in salute,
AL LAVORO


(*) il Ritorno del Disegnatore
(**) il Rio Tigre è un affluente del Rio della Plata

venerdì 14 gennaio 2011

CONTINUA (7) - INDIZIO

(da qui)

"E' diventata ormai una convenzione affermare che ogni racconto fantastico è veridico; il mio, tuttavia, è veridico."
(J.L.Borges - Il Libro di sabbia)


Ho trovato il certificato di cresima. Eccolo:


debitamente criptato il mio nome dell'epoca, di scarso interesse per tutti, si apprende che
a) siamo nel 1967, come avevo supposto
b) sono stato battezzato in un posto poco leggibile

Sto raccogliendo altri dati, che divulgherò quanto prima.

mercoledì 5 gennaio 2011

Retrospettiva di nulla...: il 2010, un anno mica tanto bello

Piccola analisi psico-alla-buona degli ultimi 12 mesi di Nulla: l'attività di questo blog ha evidentemente risentito di avvenimenti nazionali ed internazionali, di tipo sociale e politico, non proprio positivi; per reazione il blog si è un pò chiuso in se stesso, rifuggendo dal pubblico e isolandosi nel personale, ripescando in miti e ricordi d'infanzia; tendenza che si era evidenziata già a fine 2009, per esempio con l'otaniburila.

Citerei, come riprova più evidente, la storia della piuma che, vissuta da me e dal cugino d'oltreoceano El Gloria in ere geologiche dimenticate, abbiamo raccontato dai due diversi punti di vista, a verifica di quanto i ricordi dei bambini possano divergere sugli stessi avvenimenti; e come tali fatti siano stati tramandati dagli adulti.

Non sono mancate le tradizionali rielaborazioni di chat demenziali; a titolo di esempio proporrei: l'antica Roma secondo El Gloria e Milo Temesvar. Oppure small night music, psyco-chat cinematografica con musica originale.

Sono stati però affrontati anche temi filosofici ineludibili, come in non mi fido.

E' stato anche l'anno degli autoritratti; di loro sì, posso affermare che hanno avuto un discreto successo.
 
Molti di questi contenuti sono presenti anche sul blog cugino, Nada, che dall'altra parte dell'oceano e dell'equatore ha pubblicato alcuni prodotti multimediali o semplicemente musicali di El Gloria; segnalerei la serie porn music, ed anche una personale rivisitazione, dedicata ad Andy Warhol, dei famosi screen test. Alcuni post fra i più interessanti prendono spunto dall'attività lavorativa di El Gloria, come G-files ed la terza delle Porn Music.

Deludente, dal punto di vista della produzione artistica, l'atteso incontro in terra d'Argentina fra El Gloria ed il sottoscritto; l'opera a cui è stato dedicato maggiore impegno (La respuesta) (la risposta ad un video di Eduardo, un blogger di Mendoza) ha avuto un esito piuttosto catastrofico, ma va comunque conservata per il suo valore di evento.

E, parlando di insuccessi, forse il più clamoroso è stato la nascita del blog collaterale Self-blogtraits, ideato dalla fertile mente dell'alter ego Jeremy X; una semplice raccolta di autoritratti di bloggers, che basandosi sulla naturale tendenza all'edonismo e, tutto sommato, all'esibizionismo di chi blogga, avrebbe in teoria dovuto raccogliere un'enormità di adesioni; ma è rimasto allo stato embrionale, non riuscendo ad espandersi oltre una ristretta cerchia di bloggers amici. Probabilmente Self-blogtraits è stato promosso male, o in maniera insufficiente. Comunque è sempre lì, in attesa di essere scoperto dalle masse.

domenica 2 gennaio 2011

CONTINUA (6) (o forse 5 BIS)

INSOMMA.
Avevo appena pubblicato il post precedente e lo stavo rileggendo per correggere eventuali puttanate (intendo quelle grammaticali, per quelle concettuali c'è poco da fare) con l'intenzione di dedicarmi ad un post di riepilogo del meglio e del peggio di Nada//Nulla del 2010.
Ma...
mi casca l'occhio sulla colonna di destra, quella dei link. Oh caspita, vedo che il sommo maestro di armonica blues Adam Gussow, di cui ho seguito da anziano alunno parecchie lezioni via youtube -  peraltro con scarsi risultati - ha messo un video nuovo, realizzato, a quanto vedo, a Copenhagen. Gussow ha effettivamente fatto un tour da one-man-band in Europa a dicembre. Bene (ho messo qua sotto il video perchè non dobbiate fare click sul link di fianco, che per altro non dura in eterno), inizio ad ascoltare e nella breve presentazione sento che Gussow fa un riferimento a...


avete sentito anche voi, parla di Art Blakey. Il pezzo inizia. Adam suona col consueto vigore, il tema qualcosa mi ricorda, e dopo un po' mi accorgo che è basato su Moanin' di Blakey (che è anche il titolo di un suo album coi Jazz Messenger). Verso il 1'50" l'esposizione è chiarissima. Smanetto un pò su google e giungo ad una sua intervista in cui presenta il suo nuovo disco (eccola). Conferma, Buford Chapel Breakdown contiene per lo meno la citazione di Moanin'.
Beh, che dire?
Per festeggiare questa nuovo inquietante indizio, cerco su youtube e aggiungo il pezzo in questione dal disco omonimo dei Jazz Messengers.





















Mi sa che il riepilogo del 2010 di Nada//Nulla salta a domani.

CONTINUA (5)

(da qui)



Art Blakey siede alla batteria in questa versione del 1958 di Confirmation eseguita dal sestetto dell'organista Jimmy Smith.
Gli altri sono Lee Morgan (tromba), Lou Donaldson (sax alto), Tina Brooks (sax tenore), Kenny Burrell (chitarra)


Confirmation è un tema tipicamente bop di Chalie Parker.

Ma ciò che ci interessa di più, in questo momento, è che uno dei significati di confirmation è CRESIMA.
Nessuna preoccupazione, non sono uno che si fa ossessionare dalle cose.



Non compro più regolarmente la rivista Musica Jazz da qualche anno, ma oramai per tradizione mi procuro il numero di gennaio, nel quale sono pubblicati i vincitore del Top Jazz ed il disco relativo, giusto per rimanere quel minimo aggiornato. (E certo, ecco perchè mi ero ritrovato quel numero di gennaio 2010 di cui ho detto nelle precedenti puntate).
Mi reco quindi in edicola, oggi domenica 2 gennaio, ma a quanto pare non è ancora uscito il numero nuovo; faccio per andarmene, ma noto, che mi guarda da uno scaffale, il numero di dicembre; gli dò un'occhiata e di cosa mi accorgo? La monografia ed il disco allegati sono dedicati ad: Art Blakey.




E insomma, continuamo a non credere nei segni del destino, però l'ho comprato, 'sto numero di dicembre 2010.

giovedì 30 dicembre 2010

CONTINUA (4)

(da qui)

Ho trovato la foto.
Eccola:

era in uno scatola dove tengo foto scattate da me durante concerti jazz alla fine degli anni '70. Non ricordavo di averla messa lì.
Però, caspita.
C'è un problema. Quando decisi di mettere la foto su FB notai che c'era la data scritta a mano sul retro della foto. Sarebbe fondamentale sapere la data della cresima, solo che non c'è più. Voglio dire che sul retro della foto non c'è scritto niente. Evidentemente questa è un'altra copia, e la foto con la data chissà dov'è.
Ma forse ci arriviamo in un altro modo.

Come molti sanno, il sottoscritto si è sposato una dozzina di anni fa, con la moglie con la quale ancor oggi convive. Dato che decidemmo di sposarci in chiesa, con rito cattolico, ci dovemmo procurare alcuni documenti aggiuntivi, fra cui il certificato di cresima.

Divagazione: è da molto tempo che vorrei raccontare alcune cose relativamente a certi problemi burocratico-religiosi che sorsero una volta deciso di sposarci, e mi riferisco specialmente ad alcune vessazioni di cui fui oggetto da parte dell'Inquisizione (anche se non si chiama più così, ma Sant'Uffizio, o Congregazione per la dottrina della Fede). Il fatto che un personaggio come il sottoscritto, notoriamente ed evidentemente semi-ateo, volesse sposarsi in chiesa, fu forse visto con sospetto. Ne riparleremo.

Ma torniamo al certificato della cresima.
Quello di mia moglie fu facile ottenerlo, dato che si era cresimata qui a Roma. Per quanto riguarda il mio, un'amica di famiglia di Milano mi fece la cortesia di richiederlo alla parrocchia in questione e me lo spedì.

Quindi sicuramente è qui, in casa. Bisogna trovarlo.

(continua)

martedì 28 dicembre 2010

CONTINUA (3)

(da qui)Ero il Gran Sassofonista Di Corte in qualche reame del centro europa. Il Re in persona mi aveva incaricato, per celebrare il suo centoventesimo compleanno, di comporre una suite da suonare alla sua festa. Mi avrebbe accompagnato una sezione ritmica che aveva contrattato personalmente, di cui non mi disse però i componenti; sarà una sorpresa, aggiunse.

In una scena successiva sto finendo di scrivere la suite: una cosa ispirata a A Love Supreme però costituita da Preludio, Improvvisazione su Madrigale, Tango e Fuga.

Mi vedo poi il giorno del compleanno del Re sul palco predisposto di fronte al trono e alla tribuna dei dignitari; fra le grida entusiastiche del pubblico ci sto dando dentro col mio sax contralto, il pianista butta qui e là degli accordi discreti, il bassista è potente e incisivo, sento alle mie spalle la batteria che incalza, ma comincia a incalzare un pò troppo, il tempo diventa insostenibile, perdo il controllo della situazione, il volume del rullante e della grancassa diventano sempre più forti, mi sveglio per il fracasso.

Fatto sta che, prima di accorgermi che si trattava dei battenti esterni della finestra della stanza da letto, che, chiusi male, venivano agitati dal vento, mi vedo che dò la mano a Art Blakey alla fine del concerto e mi dice: "pare che ci rivedremo per la cresima del nipote del Re, sembra ci sarà un altro concerto".

Questo è un sunto, il sogno completo lo pubblicherò un'altra volta. Se non credo nei segni del destino, figuriamoci nei sogni premonitori.

A questo punto però il ricordo della famosa foto è riaffiorato.

Un paio di giorni dopo, acceso il fuoco nel caminetto, vedo quel numero di Musica Jazz e comincio a sfogliarlo in poltrona.

Per farla breve, finisco sulla tradizionale recensione della stampa estera di G.M.Maletto e apprendo che sul sito online di DownBeat vengono pubblicate articoli ed interviste storiche; fra queste, intervista ad Art Blakey.

Parentesi.

Al ritorno a Roma mi accorgo di non avere più con me la rivista, pur sapendo con certezza di averla messa in valigia. Se essermela ritrovata inaspettatamente poteva essere una incitazione del destino ad approfondire, il fatto che sia probabilmente rimasta nelle Marche, come lo devo interpretare? Ad ogni modo, non avendo più a disposizione il testo, andrò a memoria cercando di essere preciso (*).

Chiusa la parentesi.

Maletto riporta un brano nel quale Art parla di una conversazione col sassofonista Don Byas, nella quale lo redarguiva per il suo stile di vita autodistruttivo; tra l'altro Art dice che Don Byas aveva passato i sessanta anni, a quell'epoca. Qui c'è qualcosa che non va nel suo ricordo, dato che Byas, nato nel 1912, morì nel 1972. Diciamo che poteva aver passato i cinquanta. Comunque: dove avviene questo dialogo fra i due musicisti? seduti in certi giardini a Milano.


La foto della cresima non l'ho ancora trovata.



(*) Non è però la memoria la mia dote più evidente. Se qualche visitatore casuale e jazzofilo avesse la rivista in questione, potrebbe essere così gentile da confermare o correggere ciò che ho scritto?

(continua)

CONTINUA (2)

(da qui)Qualcuno crede ai segni del destino?

Io no.

Detto questo, una breve premessa a ciò che ho scritto nel precedente post (*) nel quale faccio riferimento ad una foto della mia cresima, avvenuta a Milano, all'incirca nel 1967.
Circa una settimana prima di Natale mia moglie ed io facciamo le valigie con l'intenzione di abbandonare la capitale ai suoi isterismi consumistici e recarci in campagna, nelle Marche, per sopravvivere alle feste in stato di solitudine controllata (cioè in due).
Giungiamo a destinazione; al momento di disfare le valigie mi accorgo della presenza, in mezzo a qualche libro che mi ero portato dietro, di una rivista, Musica Jazz, gennaio 2010. Avevo smesso di comprare Musica Jazz da 2 o 3 anni, ma non ricordo bene per quale ragione mi ero procurato quel numero, quasi un anno fa, forse per vedere il passaggio al nuovo editore cosa aveva comportato. Quello che ricordo è che, dopo pochi giorni dall'acquisto, la rivista sparì, probabilmente fagocitata nella bolgia che regna ormai incontrastata nel mio studio. Ad ogni modo, visto che l'avevo ritrovata, o che mi aveva ritrovato, tanto valeva leggerla, e l'ho messa lì sul comodino vicino al letto.

Fredda, quella prima nottata dalle parti di Camerino. Soprattutto vento freddo.


(*) so benissimo che le premesse andrebbero fatte prima; diciamo che è una licenza prosastica

(continua)

lunedì 27 dicembre 2010

CONTINUA...

Tutto cominciò quando, parecchi mesi fa, pubblicai su facebook una foto scattata il giorno della mia cresima. L'iniziativa ebbe un discreto successo, raccogliendo svariati commenti specialmente da parte della mia sotto-rete di cugini. La foto aveva effettivamente degli aspetti interessanti, forse anche comici, e le espressioni di alcuni dei personaggi raffigurati erano intriganti. El Gloria, mio cugino d'oltreoceano, propose di prendere spunto dalla fotografia per scrivere una serie di post nei quali, a turno, avremmo interpretato il pensiero di ognuno dei ritratti nella foto al momento dello scatto. Osservò, tra l'altro, fra i personaggi per cosi dire secondari (ed io non l'avevo mai notato), la presenza di Art Blakey, forse casuale, ma indiscutibile. Trovai interessante il fatto che il celebre batterista fosse presente alla mia cresima, anche se all'epoca (dovevo avere circa 10 anni) la mia conoscenza del jazz si limitava all'ascolto di alcuni LP che avevo in casa, specialmente gli Hot Five e Hot Seven di Louis Armstrong. Ci mise poco El Gloria a spedirmi il primo dei post, partendo ovviamente proprio dal fondatore dei Jazz Messenger. Lo riporto, sommariamente e liberamente tradotto dal castigliano:


Passo davanti alla porta della chiesa mentre cerco di arrivare all’indirizzo che mi ha dato il portiere dell’hotel, dopo avergli dato 5000 lire, credo che se ne sia approfittato, ma non importa, sono passate troppe ore dall'ultima dose e devo risolvere urgentemente; passando vedo un gruppo che attira la mia attenzione.È evidente che è appena finita una cerimonia religiosa (per lo più gli italiani sono cattolici) e qualcuno davanti al gruppetto sta per scattare una fotografia. Nel gruppo osservo (l'astinenza mi esaspera i sensi, lo so, e tendo a diventare paranoico e cospirativo) un ragazzo, di circa 8 o 10 anni, è al centro ed oggetto del gruppo, intorno a lui, ci sono una coppia di mezza età, evidentemente i suoi genitori, la donna col cappello bianco ha un aspetto distinto, al lato sinistro del ragazzo c’è una bambina, più o meno della stessa età, con un sguardo minaccioso, complice con la macchina fotografica di fronte di lei, sembra dire “ho grandi piani, veramente grandi piani e nessuno potrà impedirmeli”. Un po’ oltre la bambina c’è un ragazzo dai lineamenti molto pronunciati, ci faccio particolarmente caso perchè si direbbe una versione di Franz Kafka ma con un sorriso di sfida, alla destra del bambino (che ha una specie di benda legata sulla fronte, mi ricorda i giapponesi in fase di assalto sulle spiagge di Iwo Jima, immagino che sia parte dei misteriosi riti cattolici), dicevo, alla destra c’è un sacerdote, è interessante il sacerdote, è un uomo giovane ma dall’atteggiamento fermo e deciso, e non smette di osservare il Giovane Kafka, col suo sorriso di sfida, un sorriso che posso attribuire a un futuro militante maoista. Sudo, fa fresco ma mi sembra di bollire, e il mio cervello continua a sviluppare trame fra i personaggi davanti a me, e ad un certo punto smetto di vederli per quello che sono, semplicemente una famiglia in posa per una foto, e diventano protagonisti di un thriller. Li vedo ed ascolto la loro musica, quella emessa da ognuno di loro. L'ultimo personaggio è il fotografo. La sua faccia mi sembra familiare, ma non viene dal passato, non capisco da dove. Tremo, le mani mi tremano, tutto il corpo. Il tizio che sto aspettando non appare ed ho la nausea, ho bisogno di quella dose per suonare stasera. Torno a guardare il fotografo e scopro qualcosa di inquietante. La sua faccia. La sua faccia è estremamente simile a quella del ragazzo con la fronte bendata. Ma non per una familiarità parentale (per differenza d'età poteva essere il fratello maggiore), era una sensazione fastidiosa, come se il fotografo fosse lo stesso bambino ritratto. Inspiegabile. Improvvisamente mi ricordo di una notizia ascoltata da qualche parte, o letta su qualche giornale magari scandalistico: “il Dottor Mengele per incarico di Hitler, nella sua ricerca per ottenere “il super uomo”, aveva effettuato esperienze di clonazione di esseri umani”


Il testo aveva indubbi motivi di interesse: toccava alcuni punti sui quali avevamo discusso nelle nostre chat transoceaniche; soprattutto, il fatto di aver entrambi sviluppato nel tempo, per farci rappresentare nelle molteplici realtà di internet, personaggi diversi a seconda dell'ambiente (facebook, flickr, i nostri blog); e come ciò dimostrasse, alla fin fine, che entrambi siamo affetti da una strisciante forma di schizofrenia. E poi c'era un ritorno di certe sensazioni che avevano dato luogo a quel post "sono sempre stato fotografo".

Però.

Alcune cose non mi convincevano, prima fra tutte il fatto che Blakey potesse essere in crisi di astinenza. Mi sembrava di ricordare che avesse risolto definitivamente la dipendenza dalla droga dopo il viaggio di "rigenerazione" in Africa, verso la fine degli anni quaranta. Cioè una ventina di anni prima della mia cresima...; e poi l'aspetto di Art in quella foto è poco credibile, giacca e cravatta, quando le sue foto lo ritraggono con magliette sportive durante i concerti, ed i capelli non sembrano crespi come avrebbero dovuto essere; mi viene in mente la prima parte del film su Malcolm X, nel quale si racconta come era diventato di moda fra molti neri stirarsi i capelli per farseli diventare lisci, a costo di trattamenti anche piuttosto dolorosi; ma ciò si riferisce ad un periodo precedente, e poi Art Blakey non mi sembrava il tipo. Rimaneva l'espressione frettolosa ed inquieta, ma non era abbastanza per ricamarci sopra qualcosa. Erano pedanti pignolerie, lo ammetto.Mi accorsi che in realtà la mia svogliatezza nello sviluppare qualcosa partendo da quella foto, aveva una ragione più profonda: il mio rapporto col passato, in quel momento, non mi permetteva di affrontare serenamente la cosa, ed alla fin fine doveva trattarsi di un'attività ricreativa, non di una seduta psichiatrica. Il progetto finì in un cassetto del mio portatile, El Gloria trovò altri argomenti da suonare con la sua visionaria creatività.

Ma.

Qualcosa è successo, ultimamente; un paio di fatti che mi hanno spinto a riconsiderare questa storia. Raccolgo le idee e ne riparliamo la prossima volta.

Ah, la foto della cresima, la sto cercando per riscannerizzarla.

(continua)

venerdì 19 novembre 2010

Appello alle coscienze

+
= ?

Non ci vuole molto a fare 1 + 1, o no? La vogliamo smettere di creare difficoltà a chi combatte la camorra?

lunedì 1 novembre 2010

Nada//Nulla: riunione al vertice; si prepara la risposta

Il nuovo video El tiempo elastico apparso su edudreidemie.blogspot.com ha suscitato malcelato interesse nel mondo del cortometraggio sudamericano. La redazione di Nada//Nulla Productions, (eccezionalmente riunita sullo stesso lato dell'Atlantico) sta preparando un video di risposta che verrà pubblicato quanto prima su Nada. Per il momento siamo in grado di anticipare alcune immagini di El Gloria e Milo Temesvar, nei costumi di scena, poco prima delle riprese e durante.



Anche un importante ritrovamento durante una pausa delle riprese:

giovedì 7 ottobre 2010

Non ci andare, è un agguato!


L'omino di StreetView è indeciso sul da farsi: ha ricevuto una comunicazione dall'Agenzia delle Entrate



Il recente post su Inestetismi, mi sollecita una domanda tipica da uomo della strada (come quello della foto) e quindi la esprimo: quanto il rapporto fra l'uomo e le istituzioni è condizionato dagli ancestrali sensi di colpa del cittadino? e quanto le istituzioni ne sono consapevoli (e ci giocano)? parecchio, direi (mi rispondo da solo, nell'ipotesi che nessuno lo faccia).

Come Josef K. che nel Processo ignora il contenuto dell'accusa, il contribuente riesamina il suo passato per trovare la sua colpa, che DEVE essere da qualche parte.

sabato 2 ottobre 2010

S.P.Q.R.


Sono Poche Quattro Ricotte !
(C.B.)

martedì 21 settembre 2010

Pensiero debole


Quando rilevarono le impronte digitali a mia moglie V. rimasi piacevolmente sorpreso dalla tecnologia che aveva invaso il vecchio Commissariato di via Ach; non più macchie indelebili sulle falangi, ma un efficiente scanner ottico sul quale andavano appoggiate le dita, una per volta.
E così quando, passate 3 settimane, torno per il ritiro del passaporto di V., munito ovviamente di delega, entro nel Commissariato parecchio ben disposto, devo dire, nei confronti delle forze dell'ordine e delle istituzioni in generale.
La sala d'aspetto è relativamente affollata; mi presento al piantone per comunicargli lo scopo della mia presenza ed egli mi gratifica di una striscia di carta con stampato su:

PORTO D'ARMI - PASSAPORTI - LICENZE DI CACCIA
- 01 -

Soddisfatto del mio numero d'ordine 01, mi accomodo assieme agli altri avventori, pensando che fossero tutti in coda per altri uffici. Mi ricredo quasi subito, avvertendo dai borbottii dei presenti che erano tutti diretti all'ufficio passaporti. A quanto pare da parecchio tempo è dentro il numero 5 e sembra non aver nessuna intenzione di uscire. Chiedo in giro quali numeri hanno i presenti; risposte: 10, 14, 8, 11, 6, ecc. Interviene una signora spiegandomi che è diversi giorni che torna per una stessa pratica ed ha capito che l'ufficio passaporti chiama "secondo una logica tutta sua", ma che dopo il 14 sicuramente si sarebbe ricominciato col n°1. Nell'attesa, intanto, uno o due persone rinunciano ed escono. Entra un signore, che ritira il suo numero e, aggregatosi ai presenti, esprime alcune considerazioni sul fatto che chi deve solo ritirare il passaporto, come lui, dovrebbe fare una fila separata rispetto a quelli che devono espletare la pratica della richiesta del medesimo, che è molto più lunga. Concordo con lui, ma gli faccio notare che vi è un unico addetto che si occupa di licenze varie e passaporti e quindi fare due file separate evidentemente non è possibile.
Esce il numero 5 fra il sollievo generale ed entra il 6. Da questo momento il tutto subisce una leggera accelerazione, dato che alcuni devono solo ritirare il passaporto già pronto. Si arriva al 12. Conto quelli che che erano già presenti al mio arrivo. Praticamente uno solo, il 14. Esce il 12. Viene chiamato il 13. Si alza il signore che era arrivato poco dopo di me e si avvia, scocciatissimo di aver dovuto aspettare così tanto, verso l'ufficio. Ohibò. Mi chiedo: vuoi vedere che uno dei tizi che ha rinunciato ha restituito il suo numero (13) ed il piantone lo ha assegnato al primo che è entrato successivamente? Grave errore, mi dico, in questi casi bisognerebbe scrivere un doppio indice, cioè una prima colonna nella quale sono incolonnati i numeri distribuiti, che a questo punto identificano semplicemente il singolo avventore, ed una colonna affiancata nella quale viene vergato l'effettivo numero d'ordine nella fila delle persone in attesa. Ma un errore può sempre succedere, aggiungo comprensivo.
E' dentro il 14. Esce il piantone che con aria efficiente chiede ad una signora di mezz'età qual'è il suo numero. Quattro, risponde la signora di mezz'età. Allora mi dia il 4 che le dò il 2, dice il piantone, così "ricominciamo con ordine" (il 2 evidentemente era stato restituito da un rinunciatario); dopodichè chiede all'altra persona in attesa, una signora anziana, che numero ha: 3, risponde la signora anziana. Bene, esclama il piantone, lei è fortunata, tre è il numero dell'amore!. E dopo questo motto di allegria, si allontana soddisfatto verso il suo gabbiotto.
L'hai fatto la SECONDA volta! Ma allora sei CRETINO! esclamo mentalmente. A parte il dato, che non so da quale enciclopedia tu abbia attinto, che il 3 sia il numero dell'amore, ti rendi conto che hai aprioristicamente fatto in modo che la signora anziana venga sopravanzata dalla signora di mezz'età?
Mi sorge un dubbio: il piantone avrà applicato letteralmente il suo ruolo sociale? Cioè, l'appartenenza alle forze dell'ordine ha come prerogativa quella di forzare l'ordine di una fila?

mercoledì 15 settembre 2010

La Cena (phase four and five)

(qui la phase three)

Eventali ulteriori commenti QUI

giovedì 9 settembre 2010

La Cena (phase three)

(qui la phase two)

Terza parte: si tratta in realtà di una extra-sequence, che all'epoca non fu inserita nella versione ufficiale del film, dato che la ECM si oppose all'utilizzo di un proprio disco nella colonna sonora. Sono evidenti, nell'inquietante presenza dei piccioni, le allusioni a Pasolini e Hitchcock.

lunedì 6 settembre 2010

"riposare sugli allori"

si, le idee le abbiamo

non capisco perchè non otteniamo trionfi

le nostre catastrofi sono la base della creatività
qui si dice "riposare sugli allori"
"descansar encima de los laureles"
applicabile a chi ottiene troppi trionfi
e poi non ha più voglia di inventare nulla
questo a noi non succederà

allori=laureles
le foglie che si mettono sulla testa dei Cesari
e in certe salse di pomodoro
interessante parallelismo
strano che Plutarco non ci abbia pensato

certo, un parallelista come lui

domenica 5 settembre 2010

Tomus Expectandum

avrai visto in qualche documentario
che intorno al Colosseo ci sono dei tizi vestiti da antichi romani
che si fanno fotografare con i turisti
ovviamente hanno la panza
terza età

bene, lo sai
se ti sembra il caso vengo in Italia e mettiamo su una piccola impresa

si, potremmo fare concerti di musica romana antica
tanto
cosa ne sanno?

"ma gli antichi romani facevano musica con computer e armoniche??
avevano una cultura molto avanzata..."

oppure
organizzare dei readings
tu suoni la lira
ed io declamo testi di Tom Waits tradotti in latino

non sarebbe niente male

Tom Waits="Tomus Expectandum"

sabato 4 settembre 2010

Ernia Il Gladiatore

iuuuuhuuuuu??
come vanno le cose a Roma?
il Colosseo?
ci sono corse di quadrighe oggi?
sacrifici umani?
la crisi al Senato?

sacrifici sempre
Alla crisi sono talmente abituati che non ci fanno più caso
Il Colosseo sono diversi mesi che non lo vedo
ma proprio ieri c'erano corse di quadrighe in tv

ah, bene
Ma non hai pensato di diventare gladiadore?

con la mia ernia?

Ernia, Il Gladiatore

categoria Senior

potresti partecipare a terribili gare per vedere chi fa pipì più lontano

categoria Prostatici

certo
Potrebbero esserci anche combattimenti col bastone
lancio di protesi dentali

corse sui 110 ostacoli senza occhiali
pericolosissime

che gare interessanti

giovedì 2 settembre 2010

small night music

(di El Gloria)

(da ascoltare in sottofondo)


come ti è sembrata la musichetta?

qualcuno ha lasciato un commento (su Nada)

un tale flogger

blogger+frog?

l'uomo rana

non so perchè batman ha avuto tanto successo
e anche spider man
ma l'uomo rana
niente

chissà

non posso credere che sia per un fatto estetico
il pubblico non può essere tanto superficiale

noo
oltretutto un super eroe che elimina senza pietà mosche scarafaggi e zanzare doveva essere ben accetto dal pubblico

forse, ma solo forse
non appare molto elegante per il fatto dei saltelli


e la voce un pò ripugnante?
però col doppiaggio...

ma un super eroe che fa suoni simili a rutti in italiano...

si,
capisco
un rutto in italiano o in inglese non cambia molto
forse in francese...

film di classe B, Flogger The Frogman, con Milote Milo Temesvar e Michelle Pfeiffer
forse riesci a fare in modo che il cattivo sia interpretato da Mickey Rourke
che anche lui è in decadenza
e forse potresti salvare Michelle da una scena di stupro
e lei si innamora di Milote


la Pfeiffer nel ruolo di ranocchia-woman

The Old WomanFrog
il problema potrebbe sorgere se dovesse ricordarsi di 9 settimane e mezzo
e il povero Floggy non riesca a salvare Froggyoldcat


solo perchè lei preferisce the oldRourke-Man?

The OldRourkeAnabolicMan

non so perchè, ma non riesco a entusiasmarmi con questo progetto

Flogger The Frogman, seduto sul ramo più alto di un baobab, lamentandosi del suo triste destino, mentre vede LadyFrogLady e Anabolicman andarsene nel vicolo ridendo
Flogger The Frogman lancia la sua lingua potente e cattura, vendicativo, un grillino que cantava una serenata d'amore alla coppia felice
Flogger The Frogman, si gira e si alza in tutta la sua statura emettendo un poderoso CROAAAAAAACCC!!!,
salta e si allontana nella notte
titoli di coda con musica, e una scritta che dice
TO BE CONTINUED??

il sequel di una cagata deprimente...
ho dei dubbi che possa avere molta fortuna

forse invece del sequel, si può fare il prequel, che è tanto di moda
FROGGMAN BEGINNING


certooo
lui era un principe
no
ERA PRINCE
e in seguito al bacio della nonna di Michelle Pfeiffer...

e suonava funk

certo

che era di colore

questo non lo so
può essere

...diventa una rana

non è meno spiegabile che Prince diventi una rana del fatto che la nonna di Michelle Pfeiffer fosse di colore
sono i Fatti Misteriosi Della Vita di qualunque super eroe


si, va bene
però
il prequel spiegherebbe ciò che segue:
per tornare a essere Prince
l'orribile rana deve accoppiarsi con la nipote della nonna di M.Pfeiffer
e cioè
con M.Pfeiffer

che è ciò che alla fine stavamo aspettando
LA SCENA DI SESSO FRA MICHELLE PFEIFFER E MILOTE VESTITO CON UN COSTUME DI LATTICE VERDE


praticamente un enorme preservativo
verde
(sesso sicuro)

certo
è importante il messaggio che vogliamo rivolgere alla gioventù


si,
sempre che non proibiscano il film ai minori di 40 anni

giovedì 26 agosto 2010

La Cena (phase two)

(qui la phase one)

in questa seconda parte la vicenda si vivacizza, con parecchie scene di azione

La Cena (phase one)

La recente uscita nelle sale dell'opera prima di un autore di Mendoza (qui: http://edudreidemie.blogspot.com/2010/08/pier-paolo-dreidelini.html) mi ha ricordato l'esistenza di un cortometraggio risalente alla metà degli anni 90, che da tempo giaceva inutilizzato nella mia collezione. Lo riproporrò in questa sede in forma semi-integrale, divisa in cinque capitoli.


L'allora sconosciuto regista Sandrito Ferri Romero Alonso, sulla base degli scarni appunti di uno sceneggiatore che preferì rimanere nell'anonimato, produsse in poche ore un corto influenzato per certi versi dal Pranzo di Babette, e per altri da La Terrazza di Ettore Scola, anche se analisi critiche successive evidenziarono suggestioni stilistiche del Cronenberg di Naked Lunch.


La vicenda è facilmente riassumibile ed ispirata ad un fatto vero: due esponenti della media borghesia romana, Milo Temesvar e la futura moglie Contessa Marianna Olga organizzano una cena per un gruppo di amici; gran parte delle riprese riguardano la preparazione dell'evento, al quale si accenna solo nella seconda metà dell'opera; volendo probabilmente trasmettere il messaggio secondo il quale, in molti casi, ciò che importa sono i preliminari.


Il regista si avvalse di attori presi dalla strada (evidente riferimento al neorealismo): in particolare i due interpreti principali furono scelti sulla base di una supposta somiglianza fisica con i veri Contessa e Temesvar.


Vi propongo quindi la prima parte, nella quale i tradizionali titoli di testa sono sostituiti dal progressivo e muto apparire degli ingredienti protagonisti.



mercoledì 25 agosto 2010

A BRAND NEW BLOG

E' stato istituito da pochi giorni un blog al quale auguriamo la massima fortuna:


nato da una semplice idea di Jeremy Icons, si propone di diventare una raccolta di

autoritratti di bloggers;

chiunque si consideri un blogger è invitato a esporre un proprio autoritratto, non necessariamente fotografico; può essere anche disegnato, cantato, cucinato...