mercoledì 13 gennaio 2010
controcurve II (tematiche tratte dai Dialoghi, dibattute in modo superficiale ma a volte stimolante, e forse meritevoli di un serio approfondimento)
io credo che
la musica classica è la formula uno
e il jazz è come il rally
giri sempre sullo stesso circuito
e ogni volta devi migliorarti
per arrivare a quell'unione
delle traiettorie ideali che producono il giro perfetto
questo è il solista nella musica classica
certo che se sbagli una curva
è un disastro
il pubblico se ne accorge
il jazzista percorre strade che su cui di norma tutti transitano
e cercando di tenersi sempre più o meno dentro la carreggiata
ma per farlo deve improvvisare in continuazione
tutto succede molto velocemente
non hai mai la macchina perfettamente diritta
molto interessante la tua analogia
adesso mio caro Milo ti chiedo
in che categoria corro io?
che non sono musicista classico e nemmeno jazzista
però improvvisatore?
macchinine da autoscontro??
martedì 12 gennaio 2010
Abusimbel blindfold test - 3
Chi è il contrabbassista che appare in questo filmato?
In alternativa si può rispondere con il nome del film da cui è tratto, o anche il regista, oppure che anno era, tanto...non si vince nulla
lunedì 11 gennaio 2010
bugie I - I lunedì della Contessa Barthory
Sospetti incrociati, sguardi obliqui
Informazione incompleta
nessuno suggerisce niente ma qualcosa galleggia nell'aria
e tutti desiderano che si dissolva presto, sperando di non risultare coinvolto
come quando in un ascensore pieno qualcuno esegue un scoreggia
(per il fatto della gallina che ha fatto l'uovo) (*)
un ascensore, cinque persone
tutti hanno un 20% di chance e lo sanno
i più abili perfezioneranno il calcolo
se a qualcuno è scappata un scoreggia
soffre durante tutto il viaggio in ascensore
perché sa di essere origine e colpevole dell'incidente.
Ognuno dei restanti viaggiatori verticali sopporta le conseguenze del volatile afflato e sospetta degli altri,
elaborando teorie su chi ha più espressione da scoreggia
Benché nessuno si manifesti minimamente per paura di passare come responsabile del sinistro
(paura di rimanere come il culo, bah...) (**)
ora
se in un ascensore ermeticamente chiuso e pieno di viaggiatori
(diciamo cinque passeggeri)
qualcuno deliberatamente molla un scoreggia e mantiene la sua espressione da poker
gli altri si comportano come sappiamo
ma
la scoreggia si trasforma in un fatto artistico
non la scoreggia in se stessa
quanto l'azione provocatoria
(continua)
Libera risemantizzazione dei dialoghi fra El Gloria e una certa Contessa Bathory, ad opera del Señor Profesor La Preglia
Libera traduzione ad opera di Tonio La Preglia
di Una Tal Condesa Bathory
Otra Produccion de Nada//Nulla Editions Copyright 2010
(*) approfondimento nel commento a seguire
(**) "quedar como el culo" espressione che non significa altro che "fare una pessima figura"
controcurve (tematiche tratte dai Dialoghi, dibattute in modo superficiale ma a volte stimolante, e forse meritevoli di un serio approfondimento)
veramente non ho mai capito i musicisti classici
perchè se davvero ti piace la musica tanto da essere musicista
come caspita ti puoi mettere a studiare
che no so
tuba
o
corno
o il triangolo
il triangolo è percussione e con le percussioni è diverso
ci sono opere che hanno percussioni ed altre no
hai poco lavoro
però quando ti chiamano suoni la tua crometta e ti pagano
ma in un'orchesta c'è sempre il corno o la tuba
però mai
mai
saranno minimamente protagonisti
è per questo che molti diventano jazzisti
è l'unico modo
quello o dedicarsi alla musica del xx secolo
però in linea generale non li capisco
anche gli strumenti solisti nella musica classica
ogni volta risuonano la stessa cosa
non potranno mai esprimersi
con rare eccezioni
come qualcuno
diciamo glenn gould
però sono come esclusi da ciò che è ammissibile
sono tollerati in quanto geniali
nient'altro
tutto ciò che sto dicendo, capisco che è brutale
ma l'ho sempre pensata così
e non riesco a cambiare
dimodochè, in realtà,
così è come la penso sui musicisti classici
l'artista ha per sua natura qualcosa di edonista
e ha bisogno di esprimersi
è mia opinione che il musicista classico non è un artista
è un impiegato comunale in più
giovedì 7 gennaio 2010
mercoledì 6 gennaio 2010
domenica 3 gennaio 2010
giovedì 31 dicembre 2009
Vita morte e miracoli del 2009
dài
(next, please)
veramente, perchè nasca Nulla bisogna aspettare luglio
va bene, ma il mondo ha continuato ad esistere in quei mesì, qualcosa sarà successo
credo che fosse solo una sorta di attesa
si potrebbe fare una specie di riassunto della seconda metà del 2009
fino a giugno anche Nada era stato abbandonato
si
veramente prima non è successo nulla, in un certo qual modo
certo, cosa cacchio ci importa delle guerre la fame nel mondo, le ripercussioni mondiali del crollo delle borse
un anno di crisi economica e finanziaria mondiale
l'influenza A
vedo che hai capito
luglio
"ho pranzato a fagioli e ceci e bevuto molta birra"
pubblicazione in esclusiva di alcuni appunti sconosciuti di J.D.Salinger
"es este el paraiso?"
(non tradotto, da consumare in lingua originale)
Il dialogo "è possibile che siamo già morti?" fra El Gloria e I Guardiani della Maledetta Ota (gruppo di blogger dei quali
prima o poi dovremo parlare)
agosto
"un silenzio più naturale, più 'zen', una sonorità ecologista e direi quasi vegetariana"
Fra le altre cose, senz'altro agosto è stato il mese dedicato a John Cage, culminato con l'esecuzione dell'opera "4'33" per
la prima volta in chiave simultanea intercontinentale (interpreti, ovviamente, El Gloria, alla prese con un udu di origine
uruguaiana, e Milo Temesvar, con il suo ovattato sax alto) e relative interviste.
settembre
"dio è una celebrità irraggiugibile"
un mese a forti tinte spirituali; l'argomento DIO dibattuto e proposto anche in alcune sue manifestazioni musicali
"¡Déjame, no quiero que me beses!"
Musica manipolata e video musicali prodotti dallo stesso El Gloria o rintracciati sul web
ottobre
"Ghost Writer/Ghost Translator"
Brevi meditazioni sulla realtà del blogger
novembre
"quella calda notte d'estate, umida di gin e birra, poco prima dell'alba, montammo su una fiat 128..."
Ricostruzione di una notte di velleità verso l'Atlantico
"sette del mattino, Gatta Cicoria e la pioggia"
Reportage fotografico di tre giorni d'autunno nel centro italia
"(avete i mercoledì lì da voi, o no?)"
El Gloria in un'eruzione di melanconica poesia in "Il muro di Berlino infrasettimanale"
dicembre
"otaniburila"
ricordi adolescenziali di Milo Temesvar
"...e pilota a tempo perso"
una collaborazione di SuperG, con un ricordo di Clay Regazzoni
martedì 29 dicembre 2009
Miami Davis V(o)ice
ne ho tratto una versione forse "davisiana", ispirandomi al suo mirabile senso della sintesi; togliendo ciò che non serve, e lasciando le scene nelle quali è presente Miles...
lunedì 21 dicembre 2009
The Yogurted Darkside of Temesvar
mi chiamo Milo Temesvar e mangio gli yogurt da quando avevo 14 anni
pla pla pla (applausi)
grazie
ma in realtà tutto è cominciato quando decisi che dovevo far colazione con i cereali
uhhhhhhhhh
e ci mettevo sopra il latte
però si ammalloppavano
insomma, si afflosciavano
si
succede a tutti a volte
certo, ma a 14 anni
è brutto
si
immagino
allora dopo diversi tentativi con altre sostanze
cocaina, efedrina?
provai a metterci lo yogurt
ah
e oltretutto è un'accoppiata che mi aiuta moltissimo
non dico sessualmente,
ma per fare la cacca
Quando sono venuto da voi l'ultima volta
trovavo solo gli Activia da 125 gr
che abbiamo anche qui
chiedendomi perchè lì costavano tanto meno che in Italia
dato che sono lo stesso prodotto
ma qui compro i vasetti da 500 gr
E' vero che a Baires sono stato solo nei supermercati dei cinesi
mai nei grandi supermercati
quindi può darsi che quelli da 500gr si trovino
il tuo aneddoto veramente non porta a nulla
non ho trovato una morale da metterci alla fine
ti è venuta a mancare la conclusione
è come un albero di Natale senza il puntale in cima
(metafora ad hoc per le feste)
domenica 20 dicembre 2009
"... Danseur, viveur, foutbaleur, tennista e pilota a tempo perso..."
Mi rammenta Milo Temesvar che pochi giorni fa sono passati tre anni da quando Clay Regazzoni si è schiantato in autostrada nei pressi di Parma.
Mi aveva chiesto qualche tempo fa, Milo, se me la sentissi di scrivere qualcosa su di lui, Clay, io “che lo avevo conosciuto”. Milo, molto più appassionato di me di automobilismo, però Clay lo conoscevo io e la cosa non mi è mai sembrata molto giusta, però Milo sta nella capitale, Clay stava a Mentone, io a Milano e organizzare l’incontro non mi è mai riuscito.
Mai stato troppo appassionato di automobilismo, dicevo, però ai tempi di Clay i Gran Premi li guardavo. Con “guardavo” Intendo dire che riuscivo a seguire un intero GP senza addormentarmi prima del sesto giro. Una Formula 1 parecchio meno noiosa di quella di oggi.
Anni fa mi occupavo di Sportline, un sito concepito nel ’96 per “raccontare lo sport raccontato dai protagonisti”. Esordio con le Olimpiadi di Atlanta e con la sponsorizzazione di IBM. Un bel giorno mi chiamano dall’IBM chiedendomi se voglio “ospitare” Regazzoni su Sportline.
“Quel” Regazzoni?
Proprio quello. Erano gli inizi del ’97 e Clay sarebbe partito da lì a poco per Panama, per partecipare alla Panama – Alaska. L’idea era di pubblicare su Sportline i suoi diari di gara. Più facile dirlo che farlo. Con l’elettronica Clay non aveva un rapporto troppo cordiale. Non solo quella a bordo delle vetture di F1 – che non perdeva occasione per criticare – ma anche quella a bordo dei PC. Forse soprattutto quella a bordo dei PC, in particolare del suo PC. Ci siamo messi d’impegno per insegnargli ad usarlo; come accenderlo, come scrivere, come salvare, come collegarsi ad Internet (IBM all’epoca aveva una divisione dedicata a Internet che si chiamava OneWeb e disponeva di un softwarino di connessione che contava oltre 1000 punti di accesso e del quale consentiva graziosamente l’uso agli amici per collegarsi da ovunque nel mondo al prezzo di una telefonata urbana) e spedire per email i suoi resoconti e qualche foto. La faccio breve. Per circa un mese arrivarono telefonate alle ore più impensate (per noi in Italia, per chi stava tra Panama e l’Alaska erano ore assolutamente ordinarie).
“Ti sto mandando il diario di oggi”.
Noi si apriva la posta e si aspettava il messaggio, pronti a metterlo online. Invece dell’email, arrivava un fax, tre o quattro fogli A4 vergati rigorosamente a mano, con tanto di classifica generale e di categoria. E improperi nei confronti del pc “che non funzionava”.
Negli anni successivi, ogni anno un grande rally per auto d’epoca: Londra-Sydney, Carrera panamericana, Inca Trail e altre che ora non ricordo. E poi le garette di due giorni, le cronoscalate, le corse sui kart, il campionato Fisaps, tutte cose che finivano su Sportline con racconti appassionati e faziosi. Ma devo ammettere che col tempo le sue performance informatiche sono decisamente migliorate, tanto che in occasione dell’ultimo rally riusciva a comporre i suoi testi direttamente all’interno del sistema di gestione del sito. A noi bastava cliccare su un tasto per pubblicarli. Quello che non cambiava mai era la vena polemica. Mi ricordava Bartali, c’era sempre qualcosa di sbagliato o da rifare.La scuderia Ferrari Marlboro (900 miliardi di budget) rifiuta un modesto obolo per una serata benefica
(SuperG)
Dopo aver vinto a Monza nel '70, Clay Regazzoni ottenne la sua seconda vittoria in Germania al Nurburgring nel '74 (questa è la copertina di Autosprint) dove il compagno di squadra Niki Lauda ebbe un incidente al primo giro; Clay precedette Jody Sheckter, il secondo al traguardo, di 50" (diconsi cinquanta secondi).E attenzione, stiamo parlando del vecchio circuito del Nurburgring, la Nordschleife di quasi 23 km con i suoi salti e le decine di curve, il Grüne Hölle, l'inferno verde (scusate, mi sto esaltando).
(*) si riporta a titolo di esempio il calendario gare 2003 di Clay Regazzoni:
| Marzo | 4-6: Salone di Ginevra |
| Aprile | 3: Rally Sanremo Storico |
| Maggio | 3-4: Salone Classico Monaco |
| Giugno | 3-8: Giro di Sicilia |
| Luglio | 4-6: 24 karting Portogallo |
| Settembre | Binetto Fun Cup |
| Ottobre | 5: Maratona Losanna (170 km), Losanna (CH) |
| Dicembre | Rally Giordania |
Campionato Fisaps Fiat Autonomy
| 24-25 maggio | Autodromo Adria |
| 7-8 giugno | Autodromo Misano |
| 12-13 luglio | Autodromo Vallelunga |
| 6-7 settembre | Autodromo Misano |
| 13-14 settembre | Autodromo Varano |
| 11-12 ottobre | Autodromo Magione |
| 25-26 ottobre | Autodromo Vallelunga |
| Dicembre | Motor Show Bologna |
sabato 19 dicembre 2009
sembro esserci, ma non sono da nessuna parte
ma nel tuo caso
una nullapresenza
un' inpresenza
in realtà abbastanza vicino alla mia idea di Dio
oggi mentre mi facevo la barba non avevo notato di essermi svegliato con deliri mistici
però, da quello che si vede...
l'avevo appena finito
allora mi sono strofinato sulla faccia un fungo
dici che è per quello?
poi hai cominciato a scrivere cose su un rotolo di fax?
no, ancora no, ho cominciato con la carta igienica
(anche se si rompe facilmente)
forse perchè ciò che scrivo è una merda
venerdì 18 dicembre 2009
Sono sempre stato fotografo
Ritorno a Roma, passano i mesi. A seguito di un trasloco trovo una scatola. Fotografie. Ricordi ricordati da nessuno. Scartabello, molte mai viste. Sconosciuti degli anni 50, oppure riconosciuti ma immortalati in momenti misteriosi. Ma una è indiscutibile, sono i miei, in formato 6x9. Giro la foto. Una dedica e la data, agosto '52. La rigiro; quel palazzo con la scritta Cinzano? simbolo di un brindisi? Comunque la foto l'ho fatta io, è ovvio; non ero nato, d'accordo, nel '52, ma allora perchè il palazzo mi guarda? Respingo l'argomento, abbandono la scatola e mi occupo d'altro più urgente. Ma a volte i pensieri hanno vita autonoma. La sera sto cenando ma lascio lì i ravioli, vado al computer, sono sicuro che è la dentro, fra alcune centinaia di foto digitali di quel viaggio. Sono divise per data di scatto. La trovo. La osservo.
Si vede che nel '52 la vegetazione era disposta diversamente.
Rintraccio nella scatola quella in bianco e nero, la scruto con la lente, la scannerizzo, la ingrandisco, la esploro sullo schermo. Le finestre lì in alto, di nuovo la sensazione di essere osservato.
Ritorno a quella recente, mi impunto sul muro laterale: pezzi sbocconcellati di lettere, la scritta Cinzano riaffiora beffarda. Guardo le finestre, anche quelle con le presenze dietro le imposte chiuse, e capisco.
Gli occhi forse non sono gli stessi, dopo quasi 57 anni. Ma gli sguardi sì. Gli sguardi hanno bisogno di occhi, ma sopravvivono a chi osserva.

giovedì 17 dicembre 2009
Vedere positivo
"Meglio un Duomo oggi che una carabina domani"
(liberamente tratto da un'idea di SuperG)
giovedì 10 dicembre 2009
martedì 8 dicembre 2009
sabato 5 dicembre 2009
proposta per una performance "ROMANTICO INCANDESCENTE"
Ingredienti:
1-Un (1) piano verticale, antico di almeno 80 anni, preferibilmente francese, se possibile fabbricato da casa Pleyel, in cattive condizioni, abbandonado per anni in luogo umido, pieno di scarafaggi e magari qualche piccolo topo, con tasti non funzionanti, legno tarlato, rigato (possono anche mancare qualche tasto e/o qualche pedale)
2-Un pianista di formazione classica, di mezz'età, che non abbia raggiunto la fama (e che sia altamente improbabile la possibilità di raggiugerla a causa dell'età e del suo moderato talento) ma con un profondo amore per l'opera di Frederic Chopin e (questo è imprescindibile) che sia Buddista
3-Una partitura dell'Andante Spianato Opus 22 di Frederic Chopin (non importa la data di stampa della stessa)
4-Un recipiente di plastica con beccuccio per versare (bidone) con cinque (5) litri di benzina (senza piombo)
5-Un accendino Zippo
Preparazione:
Il pianoforte deve essere preparato per la performance lasciandolo una settimana alle intemperie, sottomesso alle inclemenze climatiche, qualunque esse siano (il compositore non sarà esigente su questo punto), per quanto possibile su terra umida (può anche essere un patio, ma si raccomanda la terra, perchè il nobilissimo strumento sia in intimo contatto con L'Elementare, e soprattutto il suo legno torni in vicinanza di altro legno vivo)
Performance:
La performance consisterebbe nell'esecuzione completa e con estrema passione della suddetta opera da parte del pianista, dopodichè con grande solennità, dovrebbe aspergere prima il piano e successivamente se stesso, rovesciando circa la metà del contenuto del bidone sulla propria testa, e incendiando nello stesso ordine il piano e se stesso, con l'accendino Zippo
Il performer dovrà rimanere, durante l'acting, seduto in posizione di loto, fino all'estinzione del fuoco
Gli spettatori verranno preventivamente pregati di astenersi dall'applaudire fino a che il fuoco esaurisca completamente sia il pianoforte che il pianista
Nota:
il pianista dovrà indossare un abito da cerimonia, ma preferibilmente di tessuto sintetico e rimanere scalzo, dato che le scarpe sono poco combustibili
martedì 1 dicembre 2009
Te lo canto io, il Natale
"Ma... l'anno scorso non l'aveva fatto anche Irene Grandi (per dirne una) un cd con i canti di Natale?"
Ma che c'entra, vuoi mettere, quella è musica leggera, una delle solite deprecabili operazioni commerciali...
lunedì 30 novembre 2009
L'invasione delle ultrafrasi
o qualcosa del genere
da dove è uscita quest'espressione?
"Elvis has left the building!" is a phrase that was often used by public address announcers following Elvis Presley concerts to disperse audiences who lingered in hopes of an Elvis encore. Al Dvorin, a concert announcer who traveled with Elvis throughout the performer's career, made the phrase famous when his voice was captured on many recordings of Elvis' performances. "
ecco svelato il mistero
bene, interessante
so che l'hanno usata anche per annunciare la sua morte
mi piace l'adotterò
dopo morto?
o poco prima?
l'adottero adesso
vi presento la mia frase: "Elvis has left the building!" (siate discreti, è adottata, ma ancora non lo sa)
glielo direte quando sarà più grande
si, ma prima che lo venga a sapere dai commenti delle altre frasi
non ci avevo mai pensato
le frasi che parlano fra di loro
sarebbe come se i numeri si calcolassero fra loro
qualcosa del genere: il due disse al tre: sommiamoci così siamo di più
in definitiva le frasi parlano davvero fra di loro non ci sono dubbi
la maggior parte della gente parla con frasi che parlano fra loro così la gente può mettere insieme comodamente una chiacchierata, formata totalmente di frasi fatte, che hanno risposte precostituite il che evita i silenzi che per molta gente risultano fastidiosi
si, ma...
io ho una una teoria più preoccupante
sì?
in realtà forse le frasi utilizzano gli uomini per comunicare fra loro
come se gli uomini fossero dei veicoli
crediamo di parlare
crediamo di pensare le cose che diciamo
il fatto è che ormai è già stato detto tutto quanto
e a questo punto le frasi sono diventate autonome
forse siamo stati invasi da molto tempo da esseri dello spazio che non avendo sostanza corporea prendono l'aspetto di frasi che occupano corpi per spostarsi ed interagire
quando diciamo "buon giorno" in realtà è una frase che usa quel suono per comunicare con un'altra frase que risponde:" basta che non piova..."
forse NOI con la nostra incoerenza ci stiamo opponendo all'invasione
E' POSSIBILE CHE SIAMO GLI ULTIMI ESSERI UMANI ANCORA NON SOTTOMESSI
"Nada/nulla, l'ultimo baluardo"
porca vacca
interessante
il grande errore dell'umanità è stato pensare che gli esseri che arrivano dallo spazio fossero almeno in qualcosa simili a noi
e invece no
sono suoni
odori
esatto
sensazioni
abbiamo un caso per l'agente Mulder o forse, considerando la nostra età, per il detective Kolchak
il pelato?
non Koyak quello dei lecca-lecca
Kolchak
era un investigatore privato che però incappava sempre in casi paranormali

bene
quindi diciamo che se mi gratto un piede in realtà è l'entità prurito che si sta manifestando...
deve'essere così
otaniburila - IV (e si finisce)
E' d'obbligo a questo punto ricordare, per quanto mi è possibile, l'inconsapevole protagonista: se per quasi tutti i frequentatori di quella classe poteva valere, anche nostro malgrado, l'appellativo di "ragazzi di buona famiglia", il ragazzo in questione era considerato l'estrema sintesi di questa definizione: alto, sempre elegante, dotato di aplomb non comune, si vociferava che fosse conte, ma ciò di cui tutti erano sicuri era che fosse ricco.
Non estraneo a queste valutazioni, faceva la sua parte un cognome (vero) che richiamava esplicitamente una varietà di corindone, pietra preziosa che non poteva non invocare simbolicamente uno status sociale ben preciso; ma incredibilmente tutto ciò non lo rendeva antipatico.
Accolse con un misto di britannico distacco e misurato interesse la proposta dei nuovi soprannomi, nonostante quello che gli era toccato risultasse particolarmente poco calzante. Forse saggiamenente intuì che la proposta avrebbe avuto vita breve, come effettivamente fu, scavalcata da nuove entusiasmanti iniziative.
domenica 29 novembre 2009
otaniburila - III
Il gruppetto di infreddoliti sta per decidere di rientrare in classe, quando vedono un loro compagno particolarmente agitato che li raggiunge di corsa, brandendo nella mano un foglio di carta; questo personaggio di cui non ricordo il nome (e che quindi chiameremo N.R.) è un ragazzino che, perfetto esponente di quell'età che si dibatte per uscire dalla stupidera, come si dice al nord, per entrare in non si sa bene che cosa, è capace di promuovere con entusiasmo qualunque iniziativa di gioco, e di sfornare con solerzia genialità e cazzate senza dar il tempo di classificarle in una delle due categorie.
Ragazzi, esordisce N.R., ho avuto un'idea; potremmo far finta di essere tutti sultani. Ma solo all'inizio, per avere nuovi cognomi. Basta chiamarsi tutti Alì.
L'euforia sta evidentemente divorando N.R. al punto da impedirgli di esprimersi con la dovuta consequenzialità. Il gruppuscolo, disponibile alle novità, si è già animato, ed esorta il compagno a riordinare i concetti.
Adesso vi spiego, riprende N.R., tenendo il foglio all'indietro ed in alto, il testo non raggiungibile dalla nostra visuale, pronto evidentemente a proporcelo nel momento cruciale dell'enunciazione della sua teoria.
Mi è venuto in mente che se fossimo tutti sultani... In effetti, a seguito di una lezione abbastanza seguita sull'Impero Ottomano, l'interesse per quella cultura si era fatta strada fra diversi alunni, o forse solo l'interesse su certe prerogative dei Sultani, come per esempio la possibilità di avere molte mogli legittime, prerogativa, a quell'età, incomprensibilmente considerata vantaggiosa.
Mi è venuto in mente che se fossimo tutti sultani..., forse ci chiameremmo tutti Alì, di nome proprio, invece che Roberto, Fulvio, Milo...
I ragazzi annuiscono, non manca di logica. Allora ho fatto un'esperimento. Ho scritto tutti i cognomi della classe mettendoci davanti Alì e (mostrandoci finalmente il foglio) li ho riscritti tutti al contrario!
Il foglio presenta una prima colonna con i cognomi in ordine alfabetico dei compagni (che non riporterò, per legittima tutela della riservatezza dei medesimi) ed in una colonna a fianco il risultato della trasformazione, ottenuta come spiegato. La lettura avviene con interesse, chi affrontandola con sistematicità e valutando uno per uno i nuovi nomi (Itaibbaila, Ingodebila, ...) chi, come Milo, saltando direttamente al punto della lista che lo riguarda (Ravsemetila, non era male, ha qualcosa di biblico) e valutando poi gli altri alla rinfusa. Attenzione, esalta N.R., alcuni di questi nomi possono anche leggersi come nome e cognome: Ingo Debila, per esempio; il consenso cresce; sì, è bello, prende la parola Milo, che all'epoca sviluppava gia un senso ipercritico non comune, stemperato peraltro da un innato rispetto per le idee altrui, però ho notato che certi nomi, per esempio quelli con il ci-acca, diventano difficili da pronunciare: guarda... Iraihcrecila; è vero, risponde N.R. dopo una breve riflessione, ma se ci fai caso, sembra davvero un nome arabo, da sultano; anche questi, guarda, dice indicando alcune delle righe del foglio: Allib Marbila, Ottib Maigila.
Gli altri componenti del gruppo continuano a commentare la lista: Alletnacila, un pò difficile, Irarrefila, ehi, io divento Isso Rila...
Milo, nel quale forse si poteva già osservare in sedicesimo la tendenza depressivo-pessimistica, ben sviluppata poi con gli anni, ad una certa sensibilità nel riscontrare gli aspetti negativi di qualunque vicenda, attrezzo o persona, assume un'aria dubbiosa: senti, N.R., hai visto che però così tutti i cognomi finiscono in ila, a lungo andare potrebbe diventare noioso; la risposta è più pronta questa volta: è meglio così, se non ci fosse la ila quasi tutti i cognomi finirebbero con una consonante, guarda che brutto, ad esempio: otanibur... tutti gli sguardi si concentrano su quella parola, qualche secondo di silenzio, dopodiche un'esplosione di acclamazioni e risate, pacche sulle spalle: Otaniburila, ripetuto più volte e poi scandito per coglierne la sonorità e le possibili suggestioni semantiche, Otaniburila, da diffondere subito, di corsa il vociante ritorno in classe: la necessità di condivisione dell'adolescenza.
(continua)
sabato 28 novembre 2009
otaniburila - II
Per inciso, la conoscenza fra SuperG e Milo Temesvar avvenne frequentando lo stesso asilo infantile e la loro traiettoria scolastica coincise fino alla seconda media, anno in cui il giovane Milo deviò verso una nota scuola privata gestita da padri barnabiti.
Siamo in quella terra di nessuno del passato durante la quale l'Italia stava transitando dai rutilanti anni sessanta ai problematici anni settanta (o viceversa, dai problematici sessanta ai rutilanti settanta, ma direi di più la prima).
La permanenza dello studente Milo presso detta scuola privata continuò fino al '72, anno in cui altri cambiamenti lo portarono nella Capitale.
(continua)
otaniburila - I
Certe storie minimali hanno il potere di riaffiorare, anche a distanza di anni, periodicamente; ciò avviene in maniera naturale, senza forzature, e per svariati motivi; e questa mi sembra una ragione sufficiente per considerarle storie e non semplici episodi insignificanti; o, se sono insignificanti, allora lo è in toto la nostra fottuta esistenza, per tutta la sua durata.
Bene, or non è molti giorni, durante una telefonata col mio amico (nonchè opinion leader, oserei dire, fra le altre cose) SuperG, vertente, tra l'altro, sulla possibilità di gestirci un blog fra noi due, il medesimo ha proposto una serie di nomi potenziali per battezzare questa nuova creatura, snocciolandone una sequenza fra le quali spiccava l'otaniburila (non renderò pubbliche le altre, in quanto di sua proprietà intellettuale).
Ed ecco che riemerge, inaspettato; ma, come tutte le volte quando succede, ti rendi conto che era sempre stato lì; da quasi quarant'anni.
Il fatto che SuperG, non avendo vissuto personalmente l'otaniburila, ma avendolo assorbito esclusivamente in base ad una mia relazione degli avvenimenti dell'epoca, lo abbia rievocato in modo ovvio e naturale, giustifica ai miei occhi definitivamente questo post.
Anche se, e qui mi sorge il dubbio (che rintuzzo perchè è tardi per ripensarci),
come succede nel raccontare certi sogni,
che appena svegli appaiono vividi e pieni di concatenazioni logiche
e di significati reconditi ma ricostruibili,
nel momento in cui trovi qualcuno a cui narrarli
diventano delle pappe informi e stupidamente assurde
(neanche dotati della geniale assurdità che può generare apprezzamento),
perdono la magia che sembrava avvolgerli,
tanto da maledire la decisione di averli raccontati;
nello stesso modo ho paura di pentirmi,
ma prendo coraggio e proseguo.
(continua)
martedì 24 novembre 2009
dobreidem III - "the eternal struggle between the glory and the piano"
il proprietario del pianoforte sa che in sua assenza diventa un piano preparato?
no, è ovvio...
ah
ma so maneggiare un piano,
l'ho fatto molte volte,
non li danneggio, ne abuso solo un pò...
pianodofilo
ti rendi conto che non riesco mai a fare le cose normalmente?
ho a disposizione un perfetto Steinway e invece di sedermi e suonare sulla tastiera devo aprirlo e suonarlo come se cercassi di aggiustare il carburatore di una Ford Falcon!
non sono orgoglioso di questo
solo che mi viene così...
questi sono i suoni che sento nella testa
mia madre deve aver sofferto terribilmente di gastrite durante la gravidanza e ciò può avermi traumatizzato...
è l'unica spiegazione
se non vogliamo dare credibilità a quelle storie che parlano di danni cerebrali dovuti all'alcol e le droghe
nooo...
alle quali non vogliamo credere...
non ci crediamo...
certo...
"In Nada/Nulla NON crediamo a quelle storie che parlano di danni cerebrali dovuti all'alcol e le droghe"
"In Nada/Nulla crediamo profondamente agli effetti che la gastrite della madre durante la gravidanza produce sul feto e sulle sue successive manifestazioni elettroacustiche durante il periodo adulto di tale feto "
qualunque psicologo ti darà ragione
certo.. ora..., non posso non interrogarmi sulla tendenza al blues di alcuni facenti parte di questa equipe editoriale
e non ti riferisci a El Gloria...
no
e come mai ti viene adesso questa domanda?
non so
questo non lo può spiegare uno psicologo
forse un parapsicologo
un "paparapsicologo"
(se apprezzi la tromba)
o un "paparazzicologo" visto che ti piace tanto la fotografia
lunedì 23 novembre 2009
I HAVE A DREAM....
che un anonimo vero lasci scritto qualche cosa nel box a fianco
fossero anche insulti
g: si,
sono anonimi finti
un tizio lasciava sempre messaggi nei blog altrui firmandosi come anonimo
non firmava mai col suo vero nome
perchè si togliesse il vizio il suo psicologo gli consigliò di iscriversi agli Anonimi Anonimi
domenica 22 novembre 2009
Fa' la cosa giusta
un sabato grigio, in ufficio
nessuno per strada
nessuna telefonata
e The Stronz ha messo Serrat a tutto volume,
questa è la cosa più deprimente.
Stiamo facendo una colletta fra i colleghi per comprare una magnum
potrete sempre dire di averlo ammazzato in un eccesso di depressione dovuto alla musica
Si...
in realtà...
stavamo pensando di suicidarci...
ma ripensandoci...
Guarda sotto quali forme può manifestarsi la Sindrome di Stoccolma?
Pensiamo di suicidarci noi invece di pensare ad ammazzare lui!
Porca puttana!
preoccupante...
Si... per lo meno alla fine me ne sono reso conto...
(inquadratura fissa,
il revolver vicino alla testa
la pallottola che gira su se stessa a due centimetri della tempia
ed in quel momento:
"ops!?"
"starò facendo la cosa giusta??")
la Sindrome di Stoquanonsenepuòpiù
si
sembra che qualcuno stia per trovami un lavoro tranquillo
killer?
sabato 21 novembre 2009
venerdì 20 novembre 2009
giovedì 19 novembre 2009
Bassitalia
Mario Schiano in una teatrale esecuzione del 1980 di un brano di Marcello Melis trasmesso una decina di anni dopo nella trasmissione Schegge Jazz.
mercoledì 18 novembre 2009
Il sommo Artusi - Migliaccio di Romagna

Trovandomi per le mani un'edizione del 1955 dell'Arte di mangiar bene del sommo Artusi ed uno Scanner Epson + OCR del 2009, perchè non cedere alla tentazione di condividere alcune sobrie ricette di cucina? Cominciamo con qualcosa di facile.
535. - Migliaccio di Romagna.In Romagna le famiglie benestanti e i contadini lo macellano in casa, circostanza in cui si sciala più dell'usato e i ragazzi fanno baldoria. Questa è anche l'occasione opportuna per ricordarsi agli amici, a' parenti, alle persone colle quali si abbia qualche dovere da compiere, imperocché ad uno, per esempio, si mandano tre o quattro braciuole nella lombata, ad un altro un'ala di fegato, ad un terzo un piatto di buon migliaccio ; e la famiglia che queste cose riceve, si rammenta di fare, alla sua volta, altrettanto. « È pane da rendere e farina da imprestare, » direte voi ; ma frattanto sono usi che servono a tener deste le conoscenze e le amicizie fra le famiglie. Dopo questo preambolo, venendo a Nocco, eccovi la ricetta del migliaccio di Romagna il quale, per la sua nobiltà, non degnerebbe di riconoscer neppur per prossimo quello di farina dolce che girondola per le strade di Firenze :
Latte, decilitri N. 7.
Sangue di maiale disfatto, grammi 330.
Sapa, oppure miele sopraffine, grammi 200.
Mandorle dolci sbucciate, grammi 100.
Zucchero, grammi 100.
Pangrattato finissimo, grammi 80.
Candito, grammi 50.
Burro, grammi 50.
Spezie fini, due cucchiaini.
Cioccolata, grammi 100.
Noce moscata, un cucchiaino.
Una striscia di scorza di limone.
Pestate in un mortaio le mandorle insieme col candito, che avrete prima tagliato a pezzetti, bagnatele di tanto in tanto con qualche cucchiaino di latte e passatele per istaccio. Ponete il latte al fuoco con la buccia di limone, che poi va levata, e fatelo bollire per 10 minuti ; unite quindi al medesimo la cioccolata grattata, e quando questa sarà sciolta, levatelo dal fuoco e lasciatelo freddare un poco. Poi versate nello stesso vaso il sangue, già passato per istaccio, e tutti gli altri ingredienti serbando per ultimo il pangrattato, del quale, se fosse troppo, si può lasciare addietro una parte. Mettete il composto a cuocere a bagnomaria e rimuovetelo spesso col mestolo onde non si attacchi al vaso. La cottura e il grado di giusta densità che fa d'uopo, si conoscono dal mestolo che, lasciato in mezzo al composto, deve rimanere ritto. Se ciò non avviene, aggiungete il resto del pangrattato, supposto non l'abbiate versato tutto. Pel rimanente regolatevi come alla torta di ricotta N. 488, cioè versatelo in una teglia foderata colla pasta matta N. 118 e, quando sarà ben diaccio, tagliatelo a mandorle. Cuocete poco la pasta matta per poterla tagliar facilmente e non lasciate risecchire il migliaccio al fuoco, ma levatelo quando si estrae pulito un fuscello di granata immersovi. Se vi servite del miele invece della sapa, assaggiate avanti di aggiunger lo zucchero onde non riesca troppo dolce, e notate che uno de'pregi di questo piatto è che sia mantecato, cioè di composizione ben fine. Il timore di non essere inteso da tutti, nella descrizione di queste pietanze, mi fa scendere spesso a troppo minuti particolari, che risparmierei volentieri.
dato che questo testo presenta caratteristiche ipertestuali, verranno quanto prima forniti la torta di ricotta N.488 e la pasta matta N.118, ivi citati.

Se il maiale volasse
Non ci saria danar che lo pagasse ;
diceva un tale, e un altro : « II maiale, colle sue carni e colle manipolazioni a cui queste si prestano, vi fa sentire tanti sapori diversi quanti giorni sono nell'anno». Al lettore il decidere quale dei due sproloqui sia il più esatto : a me basta darvi un cenno delle così dette nozze del maiale, perché anche questo immondo animale fa ridere, ma solo come l'avaro, il giorno della sua morte.














