giovedì 26 agosto 2010

La Cena (phase two)

(qui la phase one)

in questa seconda parte la vicenda si vivacizza, con parecchie scene di azione

La Cena (phase one)

La recente uscita nelle sale dell'opera prima di un autore di Mendoza (qui: http://edudreidemie.blogspot.com/2010/08/pier-paolo-dreidelini.html) mi ha ricordato l'esistenza di un cortometraggio risalente alla metà degli anni 90, che da tempo giaceva inutilizzato nella mia collezione. Lo riproporrò in questa sede in forma semi-integrale, divisa in cinque capitoli.


L'allora sconosciuto regista Sandrito Ferri Romero Alonso, sulla base degli scarni appunti di uno sceneggiatore che preferì rimanere nell'anonimato, produsse in poche ore un corto influenzato per certi versi dal Pranzo di Babette, e per altri da La Terrazza di Ettore Scola, anche se analisi critiche successive evidenziarono suggestioni stilistiche del Cronenberg di Naked Lunch.


La vicenda è facilmente riassumibile ed ispirata ad un fatto vero: due esponenti della media borghesia romana, Milo Temesvar e la futura moglie Contessa Marianna Olga organizzano una cena per un gruppo di amici; gran parte delle riprese riguardano la preparazione dell'evento, al quale si accenna solo nella seconda metà dell'opera; volendo probabilmente trasmettere il messaggio secondo il quale, in molti casi, ciò che importa sono i preliminari.


Il regista si avvalse di attori presi dalla strada (evidente riferimento al neorealismo): in particolare i due interpreti principali furono scelti sulla base di una supposta somiglianza fisica con i veri Contessa e Temesvar.


Vi propongo quindi la prima parte, nella quale i tradizionali titoli di testa sono sostituiti dal progressivo e muto apparire degli ingredienti protagonisti.



mercoledì 25 agosto 2010

A BRAND NEW BLOG

E' stato istituito da pochi giorni un blog al quale auguriamo la massima fortuna:


nato da una semplice idea di Jeremy Icons, si propone di diventare una raccolta di

autoritratti di bloggers;

chiunque si consideri un blogger è invitato a esporre un proprio autoritratto, non necessariamente fotografico; può essere anche disegnato, cantato, cucinato...

giovedì 12 agosto 2010

"Buenos Aires c'ést la merde"

ok
prima di andartene, cosa mi dici di calle Juncal all'incrocio con Uruguay?
dovrebbe essere un posto ben collegato
facile arrivare all'Avenida Rivadavia


diciamo che è un quartiere raffinato
elegante e caro
però è a circa 18, 20 isolati da Rivadavia
c'è molto collegamento Est-Ovest però sul lato Nord della città
cioè sul lato sbagliato
pensa a Rivadavia come una lunga linea che divide a metà la città
che è più o meno di forma pentagonale
il problema dei collegamenti in questa città è che quello che si chiama "centro" non è nel centro
ma su uno dei lati del pentagono
quello a Est

ok

e da lì parte Rivadavia
però a quel "centro" arrivano tutte le linee di metropolitana e di treni
come fossero raggi
allora la comunicazione Est-Ovest è sempre buona
ma la comunicacion Nord-Sud, no
e tenendo conto che molte di quelle ferrovie vanno in superficie
diventano insormontabili barriere urbanistiche
Le Corbusier lo aveva già detto nel 1930
"Buenos Aires c'ést la merde"
lui davvero propose che la soluzione al problema urbanistico di Buenos Aires era la dinamite
magari non in questi termini ma credo che l'idea fosse quella

vivendo a Parigi si era abituato bene
ma se fosse nato a Roma
bah

"Rome cést la merde"

mi sembra che OGGI cestlamerde

si

lunedì 2 agosto 2010

E mentre Milo làtita (sensi di colpa), i nostri eroi...

Be a Matrix people by a day

venerdì 25 giugno 2010

Non ci fidiamo

«Il tempo non esiste, è solo una dimensione dell'anima. Il passato non esiste in quanto non è più, il futuro non esiste in quanto deve ancora essere, e il presente è solo un istante
inesistente di separazione tra passato e futuro.»
(Sant'Agostino)

Agostino nacque in Africa, figlio del consigliere municipale di Tagaste, diventò in seguito patrono di diverse località fra le quali Cassago Brianza e Ostia. Una sintesi magari un po' incompleta della vita di questo fondamentale pensatore, poi vescovo e santo; ma, se ci si pensa, più che sufficiente per accompagnare la massima su esposta, nella quale il filosofo mette in discussione il concetto di tempo.

Un pensatore lombardo nostro contemporaneo, SuperG, interviene sull'argomento in una delle sue memorie (su inestetismi.blogspot.com) a seguito del mio intervento nel quale asserivo di non fidarmi degli orologi. L'autore (fondatore a suo tempo, tra l'altro, del gruppo No Chrono, col quale su Facebook promulga la sua teoria sul tempo applicandola in ambito sportivo) descrive in forma di parabola un episodio attraverso il quale credo voglia trasmetterci questo concetto: non è il caso di fidarsi nemmeno dei calendari. Trovo la problematica alquanto interessante, e comunque più complessa rispetto al problema degli orologi; un'osservazione che posso fare è che la tendenza dei calendari (parlo di quelli da parete o da tavolo) a cambiare con una determinata frequenza giorno, o mese (a seconda della loro tipologia) ha comunque bisogno della collaborazione umana; secondo il mio modesto parere questa tendenza dell'uomo moderno a strappare il foglietto, o girare la pagina del proprio calendario con una certa regolarità, non è altro che un ulteriore aspetto dell'ansia consumistica che ci corrode.
Uno dei tanti automatismi dei quali, ormai incosapevolmente, siamo rimasti prigionieri.

giovedì 24 giugno 2010

Non mi fido

Non mi fido degli orologi.
Cambiano idea in continuazione.

domenica 13 giugno 2010

Il Mito Della Piuma

(di Milo Temesvar)

Molti ricorderanno i titoli di testa di Forrest Gump, la sequenza della piuma che, staccatasi probabilmente da qualche pennuto in volo, dopo una serie infinita di circonvoluzioni, atterra, mi sembra, nelle mani di Tom Hanks. Metafora della vita, secondo molti, scena di poesia ineguagliabile, secondo altri, salvo ricredersi apprendendo che la sequenza era stata ottenuta interamente in computer-grafica.



1964: Il ritorno

Un bambino di sette anni (il sottoscritto, del quale parlerò in terza persona) e sua madre affrontano un viaggio attraverso l'atlantico che non possiamo non definire epocale.
Il tragitto che nel 1958 una nave battente bandiera francese aveva intrapreso, salpando da Buenos Aires, per portare una giovane famiglia in Italia, veniva ripercorso all'indietro, sei anni dopo, in aereo; per essere precisi in due aerei, la prima tratta da Linate a Roma a bordo di qualcosa che andava ad elica, in mezzo ad una furiosa tempesta, ed il secondo, un jet che in capo a 6 o 7 tappe di atterraggi e decolli in aeroporti europei, nordafricani e brasiliani (possiamo citare Madrid, Dakar, Recife, Rio) e 27 ore di volo, si posò su una qualche pista di Ezeiza (anche se non posso dire con certezza che all'epoca si chiamasse così) dando inizio a 3 mesi fondamentali nella vita di un ragazzino che decenni dopo scoprì di essere Milo Temesvar, ma allora veniva identificato anagraficamente come Alejandro Daniel, per quasi tutti semplicemente Sandro o Sandrito a seconda dell'emisfero.
Vorrei precisare, a parziale giustificazione di quanto narrerò, che probabilmente il clima di attesa che si era creato in decine di parenti nei riguardi di Sandrito, si è concretizzato dopo il suo arrivo in un indicibile quantità di affettuose attenzioni nei suoi confronti, che pare abbiano determinato nella mente impreparata del medesimo una vera e propria regressione psichica; quella che negli adulti può essere provocata da traumi o ipnosi, in Sandrito si produsse naturalmente.
Uno dei pochi casi di bambino con regressione infantile.
Questo fatto è suffragato da testimonianze che si sono tramandate nel tempo, e anche da episodi indiziari; forse il più eloquente è questo:
Sandrito entrò subito in sintonia col cugino Gus, adeguandosì mentalmente e senza sforzo ai suoi 4 anni di età; vero è che, giocando assieme, inevitabilmente affioravano certe differenze: un giorno, nel corso di una battaglia con soldatini e carroarmatini, Sandrito si rese conto che il cuginetto aveva vissuto nella convinzione che i tedeschi fossero prevalsi nella Seconda Guerra Mondiale. E ciò spiegava anche la troppa facilità con cui Gus aveva accettato di essere a capo delle truppe Nazi, lasciando che Sandrito guidasse la compagine degli Alleati (fu dura convincere Gus che per fortuna le cose erano andate in un altro modo).

Ma è giunto il momento di parlare della Piuma.



Ci sono traumi infantili che vanno rimossi, prima o poi; spesso non è una scelta razionale: certi traumi uno preferirebbe tenerseli, perchè finiscono per diventare, col tempo, l'unico legame con l'infanzia; ma bisogna fare spazio agli ingombranti traumi della maturità, che non sentono ragioni, e si insediano a spallate nella tua psiche, nelle zone più centrali, relegando in periferia tante cose. Delle quali ad un certo momento conviene parlare, renderle pubbliche, prima che vengano spinte fuori, completamente, dai confini della memoria.
La scelta, peraltro suggerita da El Gloria, di fornire due diverse testimonianze degli eventi (vedi la leggenda della piuma), a ben vedere potrebbe risultare ridondante, costringendo il lettore a leggerne due versioni che sicuramente coincideranno nei punti salienti.



Lo zio di Sandrito e padre di Gus disponeva di un auto di dimensioni incomprensibilmente ridotte; credo fosse una Renault Gordini, ma di costruzione argentina, linee arrotondate che si incontravano troppo presto lasciando fuori spazi che avrebbero invece dovuto inglobare. Non so cosa pensasse Sandrito di quell'auto: probabilmente la trovava incongrua impegnata in un traffico, quello di Buenos Aires degli anni 60, costituito soprattutto da catafalchi di origine o ispirazione nordamericana, ed in una nazione in cui, nonostante le periodiche profonde crisi economiche, non è mai mancato lo spazio.
Un giorno si decise di fare una gita nella zona del Tigre, affluente del Rio de La Plata. Stipati nell'auto i genitori di Gus davanti, Gus e il cugino Sandrito con la madre dietro. La gita abortì quando, giunti circa a metà strada, si scatenò un nubifragio estivo dalle tipiche caratteristiche tropicali. Furiosi rovesci d'acqua si abbatterono con violenza sulle incerte superfici della piccola auto, mettendone alla prova le guarnizioni delle portiere e le giunture della carrozzeria, mentre foglie fradicie spinte da turbini di vento si incollavano ai vetri. Dopo una breve discussione si decise che sarebbe stato più saggio tornare indietro, ma il malumore che si era creato all'interno dell'abitacolo si trasformò in tensione quando gli adulti si accorsero che l'allagamento delle strade stava raggiungendo livelli preoccupanti, arrivando già quasi al bordo inferiore delle portiere. I bambini accolsero con terrore questa prospettiva, commentando con alte grida e cercando di occupare ognuno il posto dell'altro, convinti che fosse più sicuro del proprio. Ciò non contribuì ad allentare la tensione, dato che si aggiunsero a quel punto le urla e le azioni di immobilizzazione degli adulti nei confronti dei bambini. Si sarebbe degenerato in crisi di isteria con conseguenze difficilmente immaginabili, se non fosse che il temporale cominciò a dare segni di acquietamento e, nel giro di pochi minuti, finì. Il sollievo pervase l'abitacolo e ci si affrettò ad aprire i finestrini per un necessario ricambio d'aria in quello spazio angusto nel quale, si sarebbe detto, non c'era più posto neanche per una piuma.
Ma La Piuma entrò.
Svolazzante con grazia indecisa attraverso i pochi decimetri cubici liberi a disposizione, fu sufficiente a riscatenare l'inferno. Per qualche ragione inspiegabile, entrambi i bambini decisero che era fondamentale entrarne in possesso. Sandrito, ci si sarebbe aspettati, in virtù della maturità dovuta alla maggiore età avrebbe potuto concedere il possesso della piuma al cuginetto, ma (ricordiamo la regressione di cui era stato vittima) se ne guardò bene, e fu necessario da parte degli adulti ricorrere alla violenza per ricomporre la bagarre che si era scatenata.
L'Episodio Della Piuma ebbe conseguenze abbastanza importanti.
Non tanto per il motivo di inimicizia fra i due contendenti, che si risolse a breve (i bambini dimenticano presto); quanto perchè i testimoni della vicenda ritennero necessario, per decenni, tramandarne il ricordo, periodicamente.
Tanto che, a dimostrazione della forza del Mito, alcuni parenti ed amici di famiglia, interrogati sull'argomento, sosterrebbero con convinzione di avervi assistito personalmente.

sabato 12 giugno 2010

La leggenda della Piuma

(di El Gloria)

I
1964

Inverno, penso, forse autunno
Si può immaginare la scena in bianco e nero, ma i colori ci sono
Nel 1964 ho quattro anni, sono un bambino paffuto con la frangetta sugli occhi e i capelli tagliati
con la tazza
Non ero ancora El Gloria, nè tutti quelli che hanno preceduto El Gloria
Ero Gus
Per la prima volta tornava in patria dall'Europa mia Zia Tere, la gemella di mia madre, e veniva
con mio Cugino Sandro, che allora aveva sette anni ed era la grande aspettativa di tutta la famiglia in questa parte del mondo in cui Palito Ortega era El Rey mentre i Beatles ed i Rolling Stones facevano urlare le folle nel resto della Pianeta
Sandro era anche la mia aspettativa, avrei incontrato il cugino con il quale avevo scambiato disegni, per lettera, la prima persona da conoscere personalmente che parlava una lingua diversa, e anche l'unico essere di dimensioni simili alla mia, in una famiglia dove il mio parente più vicino di età aveva 14 anni di più
Fin dall'inizio vi è stata una certa tensione tra lui e me, mi oppresse subito la sua superiorità e
nonostante lui non parlasse castigliano, si accorse che poteva dominarmi, quei tre anni di
differenza stavano giocando a suo favore
Ricordo che una volta, ci accordammo di giocare insieme
A Batman e Robin
Batman era il Mio Idolo
Di più
Niente poteva superare Batman per i miei 4 anni
Giocare insieme era bene, giocare con una altra persona è sempre bene
Solo che ovviamente il ruolo che mi era toccato non fu Batman
Fu Robin
Da lì in avanti tutto il resto è andato storto
Il momento culminante è stata la piuma

II
NSU Prinz

Mio padre aveva una piccola macchina tedesca, il suo orgoglio, una NSU Prinz (vedi http://www.testdelayer.com.ar) un gioiello, anche se un gioiello di dimensioni ridotte
Un pomeriggio freddo e tanta pioggia, siamo andati a fare un giro nella piccola macchina, alla guida mio padre, mia madre al suo fianco, dietro la Zia Tere, Sandro e me.
Girammo per diversi luoghi, ma ovviamente il clima non era tale da uscire dalla macchina ed ai teneri bambini di età breve e molto breve non importa praticamente nulla del paesaggio urbano
e della bellezza nascosta di certe stradine di Buenos Aires dei primi anni Sessanta, anche se
ciò si può estendere a qualsiasi città del mondo, in qualsiasi momento
In realtà i teneri bambini erano stufi del giro in macchina, gli adulti erano stufi dei teneri bambini, in cinque eravamo troppi in quel veicolo così ristretto ed il caldo all'interno tendeva ad appannare i vetri
Per risolvere questo problema è stato dato l'ordine di aprire le finestre, nonostante la pioggia,
(in effetti, la macchina aveva qualche problema di rifiniture, e l'acqua filtrava comunque attraverso le giunture)
Stavamo girando intorno a Plaza San Martin, quando Lei Entrò Dal Finestrino ...

III
La piuma

Immaginate per un momento la situazione opprimente in un sottomarino della seconda guerra
mondiale perseguitato dalle bombe di profondità, l'aria umida e satura, rarefatta, l'acqua che filtra attraverso i giunti delle lamiere, satura di esseri umani in stato di tensione, che temono senza citarlo il loro futuro incerto ...
Bene
Questa è una situazione abbastanza simile a quella vissuta in quel momento all'interno della NSU Prinz modello 62, almeno dal mio punto di vista attuale, quarantasei anni dopo
La situazione è esplosa nello stesso momento che La Piuma è penetrata da uno dei finestrini posteriori della vettura
Fece ciò che fanno tutte le piume
Cadendo lentamente, alla deriva, ondeggiando, cambiando direzione in modo irregolare,
a seconda dei flussi d'aria
Entrambi selvaggi, Sandro ed io siamo saltati uniti per la prima volta dallo stesso impulso,
la cattura della piuma
Un'immagine che può illustrare l'idea di quello che è successo: ricordate, trasmessa in televisione,
una qualsiasi partita dell' NBA, immaginate due atleti neri saltando all'unisono e scontrandosi in aria mentre cercano di infilare la palla nel cerchio, i corpi sudati, i volti trasfigurati, le braccia tese, la lotta dei Titani che danno la vita per quella palla in quel momento ...
Mi ricordo mio padre con una mano sul volante e l'altra gesticolando a caso, cercando di colpire qualcuno dei concorrenti, gli occhi assassini che prendono la mira attraverso l'immagine invertita del retrovisore, gli schiaffi più accurati di mia madre, che pur senza facilità di movimento per la sua posizione nel sedile del passeggero, poteva colpire con maggiore precisione, e finalmente
le tenaglie d'acciaio di mia zia sui nostri capelli ed orecchie, fu colei che effettivamente riuscì
ad immobilizzarci con successo, e probabilmente ad abbattere mio cugino
Mi ricordo che uscimmo malconci dalla vettura, i bambini piangendo e gli adulti a disagio e irritabili, ma sospetto che il freddo e la pioggia erano il male minore in quel momento

IV
Epilogo

(Emergere dopo la sanguinosa battaglia ... rimettere in circolo l'ossigeno... caricare le batterie ...)
Non ricordo altro di quella sera, anzi probabilmente non ricorderei neanche questo episodio,
se non fosse, per qualche ragione che non arrivo a comprendere, che mia madre e mia zia, finchè
hanno vissuto e mio padre ancora oggi, si sono impegnati a riportarlo alla luce sia a me che a mio cugino tutte le volte che è stato possibile e quindi stimo (stimiamo, Milo e me) che La Leggenda Della Piuma deve essere stata un fatto fondamentale nella nostra vita, anche se ancora non ci siamo resi conto in che modo
Ma questa è una cosa che lascio alle generazioni future, se lo riterranno opportuno.

lunedì 7 giugno 2010

Lartigue e la N° 6 - Rimettiamo le cose a posto

Si direbbe che fra Jacques-Henri Lartigue ed il sottoscritto ci siano cose che ci accomunano; e altre no.
Fra le cose in comune, per esempio, entrambi ci dilettiamo a fotografare corse automobilistiche.
Fra quelle non in comune, il fatto che lui sia stato un bambino prodigio; io no (se improvvisamente dovessi diventare un prodigio in qualche cosa, mi mancherebbe comunque l'altra condizione).
Questo sproloquio solo per introdurre questa foto, peraltro già abbastanza conosciuta:



Scattata da Lartigue al Gran Premio dell'Automobil Club di Francia del 1913, non riesce a inquadrare pienamente la Th.Schneider n.6 di Maurice Croquet; per questa ragione la giudicò insoddisfacente, ma anche per altre due ragioni: la deformazione dell'immagine (dovuta come noto all'otturatore a tendina dell'epoca), e l'effetto flou su buona parte della foto, non essendo la tecnica del panning perfettamente riuscita e comunque all'avanguardia in quegli anni. Foto quindi messa da parte, ma che ha conosciuto la gloria a decenni di distanza, come spiegato tra l'altro nel libro L'Errore Fotografico di Clement Cheroux.
Mi sono chiesto se, avendo a disposizione qualche programma di grafica, Lartigue non sarebbe intervenuto cercando di rendere presentabile la foto; l'ho fatto io un semplice tentativo, dando una risistemata prospettica al tutto; i pali sullo sfondo sono venuti storti, ma chi se ne frega.


Mi sono poi chiesto come Lartigue avrebbe fotografato, con la sua ICA reflex 9x12, una competizione dei giorni nostri; rendendo suggestivo il passaggio in velocità di questa Renault Megane alla 6 ore di Vallelunga del 2009.


sabato 22 maggio 2010

Gnocchi alle Termopili (La Storia si ripete)

Accolgo con piacere una nuova testimonianza di vita di El Gloria, con puntuali riferimenti storici.

ieri sera ho cenato a gnocchi al pesto
in questo momento gli gnocchi stanno litigando contro di me, armati con acute spade all'aglio e proiettili di noce
lottando per guadagnare il loro posto per uscire dallo stretto passo

Nell'agosto o settembre del 480 a. C. ebbe luogo, e durò tre giorni, una battaglia della Seconda Guerra Persiana nella quale si confrontarono un'alleanza di polis greche guidate da Sparta contro l'Impero Persiano al comando di Serse I, La Battaglia delle Termopili, nella quale una piccola forza comandata dal re Leonida I di Sparta alla guida di trecento uomini bloccò l'unico passaggio che potevano utilizzare per accedere alla Grecia i trecentomila uomini che appartenevano all'immenso esercito persiano.

un piccolo sfintere e migliaia di gnocchi che cercano di passare nello stesso momento armati di aglio e noci

e solo la forza di volontà per contenerli...
ma sappiamo come finì la storia delle Termopili...

Il Italia il pesto lo mettono generalmente sugli spaghetti, o meglio sulle linguine
anche se alcune persone più caute preferiscono i vermicelli

il vantaggio è che sono più stretti degli gnocchi

martedì 30 marzo 2010

san telmo acid (90bpm)

sonoclip by El Gloria Music&Video

NadaNulla Productions 2010

lunedì 29 marzo 2010

multiple choice - I lunedì della Contessa Barthory


Vero – falso sono due caselle vuote.

In una si metterà una croce che affermerà o negherà un enunciato.

Si usa generalmente negli esami.

Senza caselle stampate e senza croci si userà tutto il tempo finché vivi.

Un educatore mente per vedere se il suo studente gli mente.

Non gli chiede che gli getti delle certezze, con una domanda alla quale la risposta farà onore e la chiuderà in un tutto, con il coraggio e l'onestà di chi si sottomette al sapere coscienzioso; piuttosto lo inizia ai labirinti del rischio e lo tenta alla bugia non enunciata, non creata, non sussurrante e confusa, per coprirsi del suo stato di dubbio eterno.

La cosa sincera del metodo è che benché tutti, compreso il maestro, sappiamo che la consegna corretta è dire sempre la verità, il maestro mente a volte e crede di farlo per una causa nobilíssima: comprovare che l'insegnamento offerto è stato ben ricevuto.

Para intercettare il vantaggio che danno le statistiche che sempre nel loro destino di giustizia tenderanno al fifty-fifty, l'astuto maestro penalizza la risposta erronea con una doppia mancanza.

In qualche modo rende coercitivo il gioco d'azzardo e lo demoralizza, facendo credere allo studente che sarà meglio confessare di non sapere, piuttosto del coraggio animale dell'ambarabà ciccì coccò, con cui scegliere dove mettere la x.

Ignora così per un istante che troppo tentatore è il sapore del caso, del peccato e dell'adrenalina e che ce lo portiamo dalla nascita.

Appare un esame di questi in qualunque momento a chiunque di noi.

Arrivata la maledetta prova per Galileo

scoprì la sua passione per la moretta in quell'istante, ma decise per la casella pericolosa di non lasciare la Principessa.

Sommergendola così più nel tradimento anestetizzato della bugia a rate, che nell'angoscia dolorosa della verità in contanti.

Si credette capace di sopportarlo e di nasconderlo ma Morales e Cortez apparvero goffamente facendo rumore, scalciando delle lattine.

Confessò per metterli a tacere.

Le x saltavano nelle caselle e si torcevano dalle risate.

lunedì 15 marzo 2010

I lunedì della Contessa Barthory

Io, sono sempre stata nello stesso posto.

Devo avere un punto sulle mani, invece di una linea, per segnare quel destino di immobilità geografica.

Gli altri posti sono foto, racconti, ricordi altrui.

Angel invece le raccontava di un paesino in Europa.

Il mare vicino ed alcune colline secche come quelle di qua.

A Dolores quasi irritava quella conoscenza esatta di quasi tutti gli angoli della piccolo cittadina.

Finchè Angel le mandò l'indirizzo straconosciuto dell'Edificio Gomez.

Se si va in orario di negozio, le porte sono aperte.

Prendendo l'ascensore, all'ultimo piano c'è solamente l'appartamento del portinaio solitario che nelle ore in cui la porta è aperta ci si siede vicino a vigilare.

Allora in orario di negozio è un piano solitario.

A sinistra, in fondo una scala a pioli che arriva al soffitto, che si ferma ai piedi del serbatoio dell'acqua, poi seconda scala a pioli fino alla testa dello stesso serbatoio, da lì vista privilegiata sulle viscere col galleggiante, in basso la piccola città da un angolo sconosciuto.

Chi accede all'alto segreto dell'edificio Gomez, dovrà lasciare qualche piccolo oggetto proprio, come mittente da ultimo visitatore, firmato e con numero telefonico, il nuovo visitatore raccoglierà il precedente.

Non guardò il nome, ma rimase in piedi guardando in basso.

Gli alberi coprono in parte la visione delle auto e la gente e la distanza attenua i rumori.

Si rese conto per la prima volta che esisteva un mondo sommerso in un alveo di venti ed in quel momento la corrente scosse il fogliame e lo spettinò i capelli.

Il suo punto nel mondo si spostava lentamente verso il lato della notte.

Rimase un momento a pensare a un'altra cosa che le aveva raccontato Cortez.

Molti anni prima quando la nonna di Cortez stava per sposarsi ricevette in dote dodici monete d'oro.

Durante la costruzione della casa le monete erano state collocate in dodici punti nelle pareti.

verità?

bugia?

Morti i nonni, i figli poterono decidere se demolire la casa, che veramente sembrava essere l'unico luogo che possedevano nel mondo.

Trovandole, avrebbero potuto costruire nuovamente oppure viaggiare per cercare un altro posto.

Non trovandole, ricominciare di nuovo dal nulla.

Il signor Cortez padre decise di viaggiare, spostarsi senza niente, lasciando la casa in piedi per mantenere viva la leggenda o il deposito delle dodici monete come una speranza nel caso che avesse dovuto tornare.

Senza pensare a qualche viaggio, Dolores in un paesaggio nuovo ma straconosciuto, rimase avvolta dal vento e la verità è che le piacque.

venerdì 12 marzo 2010

Più di così...

Chitarra e voce: Muddy Waters
Fotografia: William Claxton


(http://www.afterimagegallery.com/claxtonmuddy.htm)

lunedì 8 marzo 2010

omettere - I lunedì della Contessa Barthory

Galileo conosceva l'eleganza dell'omissione.

Parlava poco da quando aveva imparato a farlo.

Poteva raccontare che aveva vissuto in Germania per diversi anni.

Se la chiacchierata si allungava e l'interlocutore gli inspirava confidenza, poteva riuscire a raccontare di sè stesso, cosa studiava e più o meno dove viveva (ma certamente era una zona elegante e tradizionale)

Con più tempo si accedeva ad informazioni su una madre ed un fratello ed un padre defunto in epoche immemorabili.

Questo era tutto, ciò che si poteva riuscire a sapere dalla sua bocca, non arrivava mai un millimetro più lontano.

Sobrio e silenzioso.

Austero, quasi avaro nel vivire con allegria e ottimismo, in alcune sere ispirate poteva farti pisciare addosso dalle risate.

Ti dava le spalle e si metteva a raccontare situazioni fittizie con personaggi reali.

Una vista a raggi x per le cretinate di amici e conoscenti che si manifestava sempre durante una festa.

Ti faceva ridere fino a farti male la bocca e la pancia, ti provocava una quantità di risate che ti faceva dormire tutta la notte e un paio d'ore in più per la stanchezza.

Ma sempre dandoti le spalle, raggomitolato in un angolo, sussurrando in un microfono badando che nessuno potesse guardarlo negli occhi.

Era un occultatore e contemporaneamente ispirava fiducia.

Era convinto che
avrebbe superato solo per mezzo dell'autoflagellazione.

A tal fine studiava nel corso più ostile e difficile che era riuscito a trovare e lo faceva con devozione dopo essersi sottomesso a lunghe ore di ginnastica, e corse di chilometri in luoghi avversi. Per dolce si regalava salite per colline e montagne, in modo che il paesaggio gli dolesse nelle gambe e nel fiato e non interrompeva mai né per il freddo né per la pioggia.

Era un autodidatta nell'arte dell'autosacrificio.

Curava la sua dieta, tanto salutare, orribile e dietetica da essere sufficiente per sospettare tutto l'odio che aveva per se stesso.

E la moretta era il piacere

lunedì 1 marzo 2010

Cosa raccontava Dolores a José, al momento dell'interruzione - I lunedì della Contessa Barthory

Stimato José

Mentre ed al fine di provare questo nuovo sistema di comunicazione ti racconto ciò che mi è successo domenica scorsa.

Erano le sette del mattino e suona il campanello.

Era una coppia di amici che veniva ad invitarmi per andare a scalare una montagna.

Rimasi a guardarli qualche secondo, confusa e insonnolita e mi azzardai a dire …

Continuo subito.

Dolores morales.

…………………………………..

A questo punto le arriva il messaggio di José, che non si disturbasse a scrivere…

Dolores morales, senz'altro compito che non fosse il logico invio di segni, si mise a indagare.

Come funzionava questo sistema?

Riusciva a volte più nelle questioni psicologiche che in quelle tecniche e sapeva che la sua accompagnatrice di quel pomeriggio nel teatro (la stessa che non aveva capito la battuta dell'animale che non era stato nominato nella prima riunione esplicativa), non si sarebbe presa la briga di cambiare la password.

Ancora una volta si ripeteva l'esperienza rara della certezza, la dolcissima convinzione che

Non si era sbagliata.

E pochi minuti dopo a José Gil arrivò un messaggio con un pilastro quadrato

Una zuppa di lettere molto adatta alla stampa:

JSCSKCSCSJJI

XJKSTRONZOSD

HUSDHÓIWEOCX

JXSOOIDIOTAM

Il giorno dopo anche Dolores ebbe una sorpresa, un messaggio di Angel Cortez, uno sconosciuto che aveva ritenuto opportuno irrompere in questo modo:

Dolores:

Chiedo scusa prima di tutto;

So che è sbagliato non rispettare l'intimità altrui, ma indagando con ardore puramente tecnico il funzionamento di questo metodo, ho scoperto di poter leggere qualche corrispondenza.

Ripeto che so inconfutabilmente che è male.

E reitero le mie scuse.

Ma ho trovato più intrigante di questo innovativo mezzo di comunicazione, in cui siamo numeri di prova, il racconto di quei giorni della tua vita scelti a caso.

Almeno ti chiedo, per favore, di continuare il racconto di cosa è successo quella domenica così presto, dato che l'hai troncato nella biforcazione di milioni di sentieri per cercare di indovinarlo e direttamente al centro della mia curiosità.

Se me lo racconterai, tenterò con piacere di disfarmi del tuo boomerang che vedo passare molto spesso alla portata delle mie mani, (la verità è un pericolo) e non restituirò mai a Gil il suo, perché benché non glielo dica in faccia, per educazione ed eleganza, non possiamo non osservare che è un imbecille.

Grazie

Angel Cortez

sabato 27 febbraio 2010

Miles Davis e Charles Dickens

Apparizione omeopatica di Miles Davis, con Larry Carlton, David Sanborn e Paul Shaffer nel film dell'88 tratto dalla novella di Dickens "Canto di Natale".

Nella parte di musicisti di strada, eseguono "We Three Kings of Orient Are".

mercoledì 24 febbraio 2010

José Gil, bugie - I lunedì della Contessa Barthory

Il giorno dopo nello stesso teatro, ci distribuirono alcuni fogli, uno dei tecnici spagnoli ci invitò a metterci i nostri nomi.
Due volte su due fogli, un foglio sarebbe rimasto nel suo registro e l'altro per noi.
Dovevamo collegare l'apparecchio al computer, digitare alcuni scongiuri e, con un "per favore", chiese quasi pregando, dovevamo scrivere una missiva ad un'altra persona del gruppo che era stata scelta a caso.
Volevano fare delle prove di flusso di messaggi e di velocità di trasferimento, per mettere a punto le apparecchiature che avevano portato.
Io dovevo scrivere ad un certo José.
Cosa potevo dire io ad un uomo sconosciuto che ha come nome José che oltretutto fa rima con non so? (*)
Con curiosità tecnica ed esoterica eseguii puntualmente il compito.

Stimato José:

Mi sono comprata un boomerang nuovo, ma non so come fare per disfarmi del vecchio.

Sinceramente Dolores

Il giorno dopo sul mio schermo apparve la magia

Stimata Dolores

A me è successo che ne ho comprato uno difettoso e non posso riportarlo indietro per cambiarlo

Sinceramente José

Il principio della stregoneria era rinato.
Ed incominciai a scrivergli eventi della mia vita con tutto l'entusiasmo.
Ricordi cari, momenti cruciali, decisioni di vita o morte, segreti vergognosi.
José, ritenne opportuno un bel giorno impietosirsi di me scrivendomi:

Stimata Dolores.

Grazie per la collaborazione, innanzitutto.
Ma volevo dirti di non perdere tanto tempo nello scrivere.
Non ti leggo mai.

Comunque il tuo lavoro serve moltissimo, di più, mi sarebbe molto utile che cambiassi spesso il tipo di font, la dimensione e che a volte sottolineassi o mettessi in neretto al fine di configurare nel modo migliore la stampante.

Sinceramente José


(*) no sè (N.d.T.)

sabato 20 febbraio 2010

una certa età

domani è il compleanno di V

se ne era ricordata l'altra V di qui

le donne ricordano sempre

me lo aveva detto qualche giorno fa e me l'ero già dimenticato
è una cosa che mi riesce facilmente
se qualcosa mi riesce facile, perchè non farlo?

dimenticarti le date?
"lascia, mi incarico io di dimenticare tutte le date, tu occupati del resto"

il fatto è che sto cercando di arrivare a un livello superiore
cercare di dimenticarmi di ciò che ho dimenticato

questo è il Nirvana

è facile dire
"mi sono dimenticato di questo"
il difficile è dimenticarsi di ciò che si era dimenticato
"cosa?"
"boh"

interessante
certo, ciò che è torturante è ricordarsi sempre di essersi deimenticato di qualcosa
invece dimenticarsi delle dimenticanze è raggiungere il nulla assoluto
convertirsi in un figlio di Budda

mentre prima eri un figlio del dubbio (*)

si, certo che quello stato, è l'ascensione ad una mentalità superiore prima di una "certa età"
passata quella "certa età" diventi semplicemente un vecchio rimbambito che si dimentica anche di cosa si è dimenticato

quindi,
è già troppo tardi per farlo passare per un obiettivo

bene, hai visto che a partire dal secolo XX, la differenza fra una opera d'arte e una cagata, è semplicemente il concetto
finchè appare assolutamente chiaro che si tratta di CONCETTO, tutto sarà giustificabile

cioè
è meglio chiarire che sono
CONCETTUALMENTE RIMBAMBITO
e non semplicemente RIMBAMBITO

esatto
dimenticanze concettuali


(*) intraducibile gioco di assonanze fra hijo de buda, hijo de duda e hijo de puta