domenica 5 settembre 2010

Tomus Expectandum

avrai visto in qualche documentario
che intorno al Colosseo ci sono dei tizi vestiti da antichi romani
che si fanno fotografare con i turisti
ovviamente hanno la panza
terza età

bene, lo sai
se ti sembra il caso vengo in Italia e mettiamo su una piccola impresa

si, potremmo fare concerti di musica romana antica
tanto
cosa ne sanno?

"ma gli antichi romani facevano musica con computer e armoniche??
avevano una cultura molto avanzata..."

oppure
organizzare dei readings
tu suoni la lira
ed io declamo testi di Tom Waits tradotti in latino

non sarebbe niente male

Tom Waits="Tomus Expectandum"

sabato 4 settembre 2010

Ernia Il Gladiatore

iuuuuhuuuuu??
come vanno le cose a Roma?
il Colosseo?
ci sono corse di quadrighe oggi?
sacrifici umani?
la crisi al Senato?

sacrifici sempre
Alla crisi sono talmente abituati che non ci fanno più caso
Il Colosseo sono diversi mesi che non lo vedo
ma proprio ieri c'erano corse di quadrighe in tv

ah, bene
Ma non hai pensato di diventare gladiadore?

con la mia ernia?

Ernia, Il Gladiatore

categoria Senior

potresti partecipare a terribili gare per vedere chi fa pipì più lontano

categoria Prostatici

certo
Potrebbero esserci anche combattimenti col bastone
lancio di protesi dentali

corse sui 110 ostacoli senza occhiali
pericolosissime

che gare interessanti

giovedì 2 settembre 2010

small night music

(di El Gloria)

(da ascoltare in sottofondo)


come ti è sembrata la musichetta?

qualcuno ha lasciato un commento (su Nada)

un tale flogger

blogger+frog?

l'uomo rana

non so perchè batman ha avuto tanto successo
e anche spider man
ma l'uomo rana
niente

chissà

non posso credere che sia per un fatto estetico
il pubblico non può essere tanto superficiale

noo
oltretutto un super eroe che elimina senza pietà mosche scarafaggi e zanzare doveva essere ben accetto dal pubblico

forse, ma solo forse
non appare molto elegante per il fatto dei saltelli


e la voce un pò ripugnante?
però col doppiaggio...

ma un super eroe che fa suoni simili a rutti in italiano...

si,
capisco
un rutto in italiano o in inglese non cambia molto
forse in francese...

film di classe B, Flogger The Frogman, con Milote Milo Temesvar e Michelle Pfeiffer
forse riesci a fare in modo che il cattivo sia interpretato da Mickey Rourke
che anche lui è in decadenza
e forse potresti salvare Michelle da una scena di stupro
e lei si innamora di Milote


la Pfeiffer nel ruolo di ranocchia-woman

The Old WomanFrog
il problema potrebbe sorgere se dovesse ricordarsi di 9 settimane e mezzo
e il povero Floggy non riesca a salvare Froggyoldcat


solo perchè lei preferisce the oldRourke-Man?

The OldRourkeAnabolicMan

non so perchè, ma non riesco a entusiasmarmi con questo progetto

Flogger The Frogman, seduto sul ramo più alto di un baobab, lamentandosi del suo triste destino, mentre vede LadyFrogLady e Anabolicman andarsene nel vicolo ridendo
Flogger The Frogman lancia la sua lingua potente e cattura, vendicativo, un grillino que cantava una serenata d'amore alla coppia felice
Flogger The Frogman, si gira e si alza in tutta la sua statura emettendo un poderoso CROAAAAAAACCC!!!,
salta e si allontana nella notte
titoli di coda con musica, e una scritta che dice
TO BE CONTINUED??

il sequel di una cagata deprimente...
ho dei dubbi che possa avere molta fortuna

forse invece del sequel, si può fare il prequel, che è tanto di moda
FROGGMAN BEGINNING


certooo
lui era un principe
no
ERA PRINCE
e in seguito al bacio della nonna di Michelle Pfeiffer...

e suonava funk

certo

che era di colore

questo non lo so
può essere

...diventa una rana

non è meno spiegabile che Prince diventi una rana del fatto che la nonna di Michelle Pfeiffer fosse di colore
sono i Fatti Misteriosi Della Vita di qualunque super eroe


si, va bene
però
il prequel spiegherebbe ciò che segue:
per tornare a essere Prince
l'orribile rana deve accoppiarsi con la nipote della nonna di M.Pfeiffer
e cioè
con M.Pfeiffer

che è ciò che alla fine stavamo aspettando
LA SCENA DI SESSO FRA MICHELLE PFEIFFER E MILOTE VESTITO CON UN COSTUME DI LATTICE VERDE


praticamente un enorme preservativo
verde
(sesso sicuro)

certo
è importante il messaggio che vogliamo rivolgere alla gioventù


si,
sempre che non proibiscano il film ai minori di 40 anni

giovedì 26 agosto 2010

La Cena (phase two)

(qui la phase one)

in questa seconda parte la vicenda si vivacizza, con parecchie scene di azione

La Cena (phase one)

La recente uscita nelle sale dell'opera prima di un autore di Mendoza (qui: http://edudreidemie.blogspot.com/2010/08/pier-paolo-dreidelini.html) mi ha ricordato l'esistenza di un cortometraggio risalente alla metà degli anni 90, che da tempo giaceva inutilizzato nella mia collezione. Lo riproporrò in questa sede in forma semi-integrale, divisa in cinque capitoli.


L'allora sconosciuto regista Sandrito Ferri Romero Alonso, sulla base degli scarni appunti di uno sceneggiatore che preferì rimanere nell'anonimato, produsse in poche ore un corto influenzato per certi versi dal Pranzo di Babette, e per altri da La Terrazza di Ettore Scola, anche se analisi critiche successive evidenziarono suggestioni stilistiche del Cronenberg di Naked Lunch.


La vicenda è facilmente riassumibile ed ispirata ad un fatto vero: due esponenti della media borghesia romana, Milo Temesvar e la futura moglie Contessa Marianna Olga organizzano una cena per un gruppo di amici; gran parte delle riprese riguardano la preparazione dell'evento, al quale si accenna solo nella seconda metà dell'opera; volendo probabilmente trasmettere il messaggio secondo il quale, in molti casi, ciò che importa sono i preliminari.


Il regista si avvalse di attori presi dalla strada (evidente riferimento al neorealismo): in particolare i due interpreti principali furono scelti sulla base di una supposta somiglianza fisica con i veri Contessa e Temesvar.


Vi propongo quindi la prima parte, nella quale i tradizionali titoli di testa sono sostituiti dal progressivo e muto apparire degli ingredienti protagonisti.



mercoledì 25 agosto 2010

A BRAND NEW BLOG

E' stato istituito da pochi giorni un blog al quale auguriamo la massima fortuna:


nato da una semplice idea di Jeremy Icons, si propone di diventare una raccolta di

autoritratti di bloggers;

chiunque si consideri un blogger è invitato a esporre un proprio autoritratto, non necessariamente fotografico; può essere anche disegnato, cantato, cucinato...

giovedì 12 agosto 2010

"Buenos Aires c'ést la merde"

ok
prima di andartene, cosa mi dici di calle Juncal all'incrocio con Uruguay?
dovrebbe essere un posto ben collegato
facile arrivare all'Avenida Rivadavia


diciamo che è un quartiere raffinato
elegante e caro
però è a circa 18, 20 isolati da Rivadavia
c'è molto collegamento Est-Ovest però sul lato Nord della città
cioè sul lato sbagliato
pensa a Rivadavia come una lunga linea che divide a metà la città
che è più o meno di forma pentagonale
il problema dei collegamenti in questa città è che quello che si chiama "centro" non è nel centro
ma su uno dei lati del pentagono
quello a Est

ok

e da lì parte Rivadavia
però a quel "centro" arrivano tutte le linee di metropolitana e di treni
come fossero raggi
allora la comunicazione Est-Ovest è sempre buona
ma la comunicacion Nord-Sud, no
e tenendo conto che molte di quelle ferrovie vanno in superficie
diventano insormontabili barriere urbanistiche
Le Corbusier lo aveva già detto nel 1930
"Buenos Aires c'ést la merde"
lui davvero propose che la soluzione al problema urbanistico di Buenos Aires era la dinamite
magari non in questi termini ma credo che l'idea fosse quella

vivendo a Parigi si era abituato bene
ma se fosse nato a Roma
bah

"Rome cést la merde"

mi sembra che OGGI cestlamerde

si

lunedì 2 agosto 2010

E mentre Milo làtita (sensi di colpa), i nostri eroi...

Be a Matrix people by a day

venerdì 25 giugno 2010

Non ci fidiamo

«Il tempo non esiste, è solo una dimensione dell'anima. Il passato non esiste in quanto non è più, il futuro non esiste in quanto deve ancora essere, e il presente è solo un istante
inesistente di separazione tra passato e futuro.»
(Sant'Agostino)

Agostino nacque in Africa, figlio del consigliere municipale di Tagaste, diventò in seguito patrono di diverse località fra le quali Cassago Brianza e Ostia. Una sintesi magari un po' incompleta della vita di questo fondamentale pensatore, poi vescovo e santo; ma, se ci si pensa, più che sufficiente per accompagnare la massima su esposta, nella quale il filosofo mette in discussione il concetto di tempo.

Un pensatore lombardo nostro contemporaneo, SuperG, interviene sull'argomento in una delle sue memorie (su inestetismi.blogspot.com) a seguito del mio intervento nel quale asserivo di non fidarmi degli orologi. L'autore (fondatore a suo tempo, tra l'altro, del gruppo No Chrono, col quale su Facebook promulga la sua teoria sul tempo applicandola in ambito sportivo) descrive in forma di parabola un episodio attraverso il quale credo voglia trasmetterci questo concetto: non è il caso di fidarsi nemmeno dei calendari. Trovo la problematica alquanto interessante, e comunque più complessa rispetto al problema degli orologi; un'osservazione che posso fare è che la tendenza dei calendari (parlo di quelli da parete o da tavolo) a cambiare con una determinata frequenza giorno, o mese (a seconda della loro tipologia) ha comunque bisogno della collaborazione umana; secondo il mio modesto parere questa tendenza dell'uomo moderno a strappare il foglietto, o girare la pagina del proprio calendario con una certa regolarità, non è altro che un ulteriore aspetto dell'ansia consumistica che ci corrode.
Uno dei tanti automatismi dei quali, ormai incosapevolmente, siamo rimasti prigionieri.

giovedì 24 giugno 2010

Non mi fido

Non mi fido degli orologi.
Cambiano idea in continuazione.

domenica 13 giugno 2010

Il Mito Della Piuma

(di Milo Temesvar)

Molti ricorderanno i titoli di testa di Forrest Gump, la sequenza della piuma che, staccatasi probabilmente da qualche pennuto in volo, dopo una serie infinita di circonvoluzioni, atterra, mi sembra, nelle mani di Tom Hanks. Metafora della vita, secondo molti, scena di poesia ineguagliabile, secondo altri, salvo ricredersi apprendendo che la sequenza era stata ottenuta interamente in computer-grafica.



1964: Il ritorno

Un bambino di sette anni (il sottoscritto, del quale parlerò in terza persona) e sua madre affrontano un viaggio attraverso l'atlantico che non possiamo non definire epocale.
Il tragitto che nel 1958 una nave battente bandiera francese aveva intrapreso, salpando da Buenos Aires, per portare una giovane famiglia in Italia, veniva ripercorso all'indietro, sei anni dopo, in aereo; per essere precisi in due aerei, la prima tratta da Linate a Roma a bordo di qualcosa che andava ad elica, in mezzo ad una furiosa tempesta, ed il secondo, un jet che in capo a 6 o 7 tappe di atterraggi e decolli in aeroporti europei, nordafricani e brasiliani (possiamo citare Madrid, Dakar, Recife, Rio) e 27 ore di volo, si posò su una qualche pista di Ezeiza (anche se non posso dire con certezza che all'epoca si chiamasse così) dando inizio a 3 mesi fondamentali nella vita di un ragazzino che decenni dopo scoprì di essere Milo Temesvar, ma allora veniva identificato anagraficamente come Alejandro Daniel, per quasi tutti semplicemente Sandro o Sandrito a seconda dell'emisfero.
Vorrei precisare, a parziale giustificazione di quanto narrerò, che probabilmente il clima di attesa che si era creato in decine di parenti nei riguardi di Sandrito, si è concretizzato dopo il suo arrivo in un indicibile quantità di affettuose attenzioni nei suoi confronti, che pare abbiano determinato nella mente impreparata del medesimo una vera e propria regressione psichica; quella che negli adulti può essere provocata da traumi o ipnosi, in Sandrito si produsse naturalmente.
Uno dei pochi casi di bambino con regressione infantile.
Questo fatto è suffragato da testimonianze che si sono tramandate nel tempo, e anche da episodi indiziari; forse il più eloquente è questo:
Sandrito entrò subito in sintonia col cugino Gus, adeguandosì mentalmente e senza sforzo ai suoi 4 anni di età; vero è che, giocando assieme, inevitabilmente affioravano certe differenze: un giorno, nel corso di una battaglia con soldatini e carroarmatini, Sandrito si rese conto che il cuginetto aveva vissuto nella convinzione che i tedeschi fossero prevalsi nella Seconda Guerra Mondiale. E ciò spiegava anche la troppa facilità con cui Gus aveva accettato di essere a capo delle truppe Nazi, lasciando che Sandrito guidasse la compagine degli Alleati (fu dura convincere Gus che per fortuna le cose erano andate in un altro modo).

Ma è giunto il momento di parlare della Piuma.



Ci sono traumi infantili che vanno rimossi, prima o poi; spesso non è una scelta razionale: certi traumi uno preferirebbe tenerseli, perchè finiscono per diventare, col tempo, l'unico legame con l'infanzia; ma bisogna fare spazio agli ingombranti traumi della maturità, che non sentono ragioni, e si insediano a spallate nella tua psiche, nelle zone più centrali, relegando in periferia tante cose. Delle quali ad un certo momento conviene parlare, renderle pubbliche, prima che vengano spinte fuori, completamente, dai confini della memoria.
La scelta, peraltro suggerita da El Gloria, di fornire due diverse testimonianze degli eventi (vedi la leggenda della piuma), a ben vedere potrebbe risultare ridondante, costringendo il lettore a leggerne due versioni che sicuramente coincideranno nei punti salienti.



Lo zio di Sandrito e padre di Gus disponeva di un auto di dimensioni incomprensibilmente ridotte; credo fosse una Renault Gordini, ma di costruzione argentina, linee arrotondate che si incontravano troppo presto lasciando fuori spazi che avrebbero invece dovuto inglobare. Non so cosa pensasse Sandrito di quell'auto: probabilmente la trovava incongrua impegnata in un traffico, quello di Buenos Aires degli anni 60, costituito soprattutto da catafalchi di origine o ispirazione nordamericana, ed in una nazione in cui, nonostante le periodiche profonde crisi economiche, non è mai mancato lo spazio.
Un giorno si decise di fare una gita nella zona del Tigre, affluente del Rio de La Plata. Stipati nell'auto i genitori di Gus davanti, Gus e il cugino Sandrito con la madre dietro. La gita abortì quando, giunti circa a metà strada, si scatenò un nubifragio estivo dalle tipiche caratteristiche tropicali. Furiosi rovesci d'acqua si abbatterono con violenza sulle incerte superfici della piccola auto, mettendone alla prova le guarnizioni delle portiere e le giunture della carrozzeria, mentre foglie fradicie spinte da turbini di vento si incollavano ai vetri. Dopo una breve discussione si decise che sarebbe stato più saggio tornare indietro, ma il malumore che si era creato all'interno dell'abitacolo si trasformò in tensione quando gli adulti si accorsero che l'allagamento delle strade stava raggiungendo livelli preoccupanti, arrivando già quasi al bordo inferiore delle portiere. I bambini accolsero con terrore questa prospettiva, commentando con alte grida e cercando di occupare ognuno il posto dell'altro, convinti che fosse più sicuro del proprio. Ciò non contribuì ad allentare la tensione, dato che si aggiunsero a quel punto le urla e le azioni di immobilizzazione degli adulti nei confronti dei bambini. Si sarebbe degenerato in crisi di isteria con conseguenze difficilmente immaginabili, se non fosse che il temporale cominciò a dare segni di acquietamento e, nel giro di pochi minuti, finì. Il sollievo pervase l'abitacolo e ci si affrettò ad aprire i finestrini per un necessario ricambio d'aria in quello spazio angusto nel quale, si sarebbe detto, non c'era più posto neanche per una piuma.
Ma La Piuma entrò.
Svolazzante con grazia indecisa attraverso i pochi decimetri cubici liberi a disposizione, fu sufficiente a riscatenare l'inferno. Per qualche ragione inspiegabile, entrambi i bambini decisero che era fondamentale entrarne in possesso. Sandrito, ci si sarebbe aspettati, in virtù della maturità dovuta alla maggiore età avrebbe potuto concedere il possesso della piuma al cuginetto, ma (ricordiamo la regressione di cui era stato vittima) se ne guardò bene, e fu necessario da parte degli adulti ricorrere alla violenza per ricomporre la bagarre che si era scatenata.
L'Episodio Della Piuma ebbe conseguenze abbastanza importanti.
Non tanto per il motivo di inimicizia fra i due contendenti, che si risolse a breve (i bambini dimenticano presto); quanto perchè i testimoni della vicenda ritennero necessario, per decenni, tramandarne il ricordo, periodicamente.
Tanto che, a dimostrazione della forza del Mito, alcuni parenti ed amici di famiglia, interrogati sull'argomento, sosterrebbero con convinzione di avervi assistito personalmente.

sabato 12 giugno 2010

La leggenda della Piuma

(di El Gloria)

I
1964

Inverno, penso, forse autunno
Si può immaginare la scena in bianco e nero, ma i colori ci sono
Nel 1964 ho quattro anni, sono un bambino paffuto con la frangetta sugli occhi e i capelli tagliati
con la tazza
Non ero ancora El Gloria, nè tutti quelli che hanno preceduto El Gloria
Ero Gus
Per la prima volta tornava in patria dall'Europa mia Zia Tere, la gemella di mia madre, e veniva
con mio Cugino Sandro, che allora aveva sette anni ed era la grande aspettativa di tutta la famiglia in questa parte del mondo in cui Palito Ortega era El Rey mentre i Beatles ed i Rolling Stones facevano urlare le folle nel resto della Pianeta
Sandro era anche la mia aspettativa, avrei incontrato il cugino con il quale avevo scambiato disegni, per lettera, la prima persona da conoscere personalmente che parlava una lingua diversa, e anche l'unico essere di dimensioni simili alla mia, in una famiglia dove il mio parente più vicino di età aveva 14 anni di più
Fin dall'inizio vi è stata una certa tensione tra lui e me, mi oppresse subito la sua superiorità e
nonostante lui non parlasse castigliano, si accorse che poteva dominarmi, quei tre anni di
differenza stavano giocando a suo favore
Ricordo che una volta, ci accordammo di giocare insieme
A Batman e Robin
Batman era il Mio Idolo
Di più
Niente poteva superare Batman per i miei 4 anni
Giocare insieme era bene, giocare con una altra persona è sempre bene
Solo che ovviamente il ruolo che mi era toccato non fu Batman
Fu Robin
Da lì in avanti tutto il resto è andato storto
Il momento culminante è stata la piuma

II
NSU Prinz

Mio padre aveva una piccola macchina tedesca, il suo orgoglio, una NSU Prinz (vedi http://www.testdelayer.com.ar) un gioiello, anche se un gioiello di dimensioni ridotte
Un pomeriggio freddo e tanta pioggia, siamo andati a fare un giro nella piccola macchina, alla guida mio padre, mia madre al suo fianco, dietro la Zia Tere, Sandro e me.
Girammo per diversi luoghi, ma ovviamente il clima non era tale da uscire dalla macchina ed ai teneri bambini di età breve e molto breve non importa praticamente nulla del paesaggio urbano
e della bellezza nascosta di certe stradine di Buenos Aires dei primi anni Sessanta, anche se
ciò si può estendere a qualsiasi città del mondo, in qualsiasi momento
In realtà i teneri bambini erano stufi del giro in macchina, gli adulti erano stufi dei teneri bambini, in cinque eravamo troppi in quel veicolo così ristretto ed il caldo all'interno tendeva ad appannare i vetri
Per risolvere questo problema è stato dato l'ordine di aprire le finestre, nonostante la pioggia,
(in effetti, la macchina aveva qualche problema di rifiniture, e l'acqua filtrava comunque attraverso le giunture)
Stavamo girando intorno a Plaza San Martin, quando Lei Entrò Dal Finestrino ...

III
La piuma

Immaginate per un momento la situazione opprimente in un sottomarino della seconda guerra
mondiale perseguitato dalle bombe di profondità, l'aria umida e satura, rarefatta, l'acqua che filtra attraverso i giunti delle lamiere, satura di esseri umani in stato di tensione, che temono senza citarlo il loro futuro incerto ...
Bene
Questa è una situazione abbastanza simile a quella vissuta in quel momento all'interno della NSU Prinz modello 62, almeno dal mio punto di vista attuale, quarantasei anni dopo
La situazione è esplosa nello stesso momento che La Piuma è penetrata da uno dei finestrini posteriori della vettura
Fece ciò che fanno tutte le piume
Cadendo lentamente, alla deriva, ondeggiando, cambiando direzione in modo irregolare,
a seconda dei flussi d'aria
Entrambi selvaggi, Sandro ed io siamo saltati uniti per la prima volta dallo stesso impulso,
la cattura della piuma
Un'immagine che può illustrare l'idea di quello che è successo: ricordate, trasmessa in televisione,
una qualsiasi partita dell' NBA, immaginate due atleti neri saltando all'unisono e scontrandosi in aria mentre cercano di infilare la palla nel cerchio, i corpi sudati, i volti trasfigurati, le braccia tese, la lotta dei Titani che danno la vita per quella palla in quel momento ...
Mi ricordo mio padre con una mano sul volante e l'altra gesticolando a caso, cercando di colpire qualcuno dei concorrenti, gli occhi assassini che prendono la mira attraverso l'immagine invertita del retrovisore, gli schiaffi più accurati di mia madre, che pur senza facilità di movimento per la sua posizione nel sedile del passeggero, poteva colpire con maggiore precisione, e finalmente
le tenaglie d'acciaio di mia zia sui nostri capelli ed orecchie, fu colei che effettivamente riuscì
ad immobilizzarci con successo, e probabilmente ad abbattere mio cugino
Mi ricordo che uscimmo malconci dalla vettura, i bambini piangendo e gli adulti a disagio e irritabili, ma sospetto che il freddo e la pioggia erano il male minore in quel momento

IV
Epilogo

(Emergere dopo la sanguinosa battaglia ... rimettere in circolo l'ossigeno... caricare le batterie ...)
Non ricordo altro di quella sera, anzi probabilmente non ricorderei neanche questo episodio,
se non fosse, per qualche ragione che non arrivo a comprendere, che mia madre e mia zia, finchè
hanno vissuto e mio padre ancora oggi, si sono impegnati a riportarlo alla luce sia a me che a mio cugino tutte le volte che è stato possibile e quindi stimo (stimiamo, Milo e me) che La Leggenda Della Piuma deve essere stata un fatto fondamentale nella nostra vita, anche se ancora non ci siamo resi conto in che modo
Ma questa è una cosa che lascio alle generazioni future, se lo riterranno opportuno.

lunedì 7 giugno 2010

Lartigue e la N° 6 - Rimettiamo le cose a posto

Si direbbe che fra Jacques-Henri Lartigue ed il sottoscritto ci siano cose che ci accomunano; e altre no.
Fra le cose in comune, per esempio, entrambi ci dilettiamo a fotografare corse automobilistiche.
Fra quelle non in comune, il fatto che lui sia stato un bambino prodigio; io no (se improvvisamente dovessi diventare un prodigio in qualche cosa, mi mancherebbe comunque l'altra condizione).
Questo sproloquio solo per introdurre questa foto, peraltro già abbastanza conosciuta:



Scattata da Lartigue al Gran Premio dell'Automobil Club di Francia del 1913, non riesce a inquadrare pienamente la Th.Schneider n.6 di Maurice Croquet; per questa ragione la giudicò insoddisfacente, ma anche per altre due ragioni: la deformazione dell'immagine (dovuta come noto all'otturatore a tendina dell'epoca), e l'effetto flou su buona parte della foto, non essendo la tecnica del panning perfettamente riuscita e comunque all'avanguardia in quegli anni. Foto quindi messa da parte, ma che ha conosciuto la gloria a decenni di distanza, come spiegato tra l'altro nel libro L'Errore Fotografico di Clement Cheroux.
Mi sono chiesto se, avendo a disposizione qualche programma di grafica, Lartigue non sarebbe intervenuto cercando di rendere presentabile la foto; l'ho fatto io un semplice tentativo, dando una risistemata prospettica al tutto; i pali sullo sfondo sono venuti storti, ma chi se ne frega.


Mi sono poi chiesto come Lartigue avrebbe fotografato, con la sua ICA reflex 9x12, una competizione dei giorni nostri; rendendo suggestivo il passaggio in velocità di questa Renault Megane alla 6 ore di Vallelunga del 2009.


sabato 22 maggio 2010

Gnocchi alle Termopili (La Storia si ripete)

Accolgo con piacere una nuova testimonianza di vita di El Gloria, con puntuali riferimenti storici.

ieri sera ho cenato a gnocchi al pesto
in questo momento gli gnocchi stanno litigando contro di me, armati con acute spade all'aglio e proiettili di noce
lottando per guadagnare il loro posto per uscire dallo stretto passo

Nell'agosto o settembre del 480 a. C. ebbe luogo, e durò tre giorni, una battaglia della Seconda Guerra Persiana nella quale si confrontarono un'alleanza di polis greche guidate da Sparta contro l'Impero Persiano al comando di Serse I, La Battaglia delle Termopili, nella quale una piccola forza comandata dal re Leonida I di Sparta alla guida di trecento uomini bloccò l'unico passaggio che potevano utilizzare per accedere alla Grecia i trecentomila uomini che appartenevano all'immenso esercito persiano.

un piccolo sfintere e migliaia di gnocchi che cercano di passare nello stesso momento armati di aglio e noci

e solo la forza di volontà per contenerli...
ma sappiamo come finì la storia delle Termopili...

Il Italia il pesto lo mettono generalmente sugli spaghetti, o meglio sulle linguine
anche se alcune persone più caute preferiscono i vermicelli

il vantaggio è che sono più stretti degli gnocchi

martedì 30 marzo 2010

san telmo acid (90bpm)

sonoclip by El Gloria Music&Video

NadaNulla Productions 2010

lunedì 29 marzo 2010

multiple choice - I lunedì della Contessa Barthory


Vero – falso sono due caselle vuote.

In una si metterà una croce che affermerà o negherà un enunciato.

Si usa generalmente negli esami.

Senza caselle stampate e senza croci si userà tutto il tempo finché vivi.

Un educatore mente per vedere se il suo studente gli mente.

Non gli chiede che gli getti delle certezze, con una domanda alla quale la risposta farà onore e la chiuderà in un tutto, con il coraggio e l'onestà di chi si sottomette al sapere coscienzioso; piuttosto lo inizia ai labirinti del rischio e lo tenta alla bugia non enunciata, non creata, non sussurrante e confusa, per coprirsi del suo stato di dubbio eterno.

La cosa sincera del metodo è che benché tutti, compreso il maestro, sappiamo che la consegna corretta è dire sempre la verità, il maestro mente a volte e crede di farlo per una causa nobilíssima: comprovare che l'insegnamento offerto è stato ben ricevuto.

Para intercettare il vantaggio che danno le statistiche che sempre nel loro destino di giustizia tenderanno al fifty-fifty, l'astuto maestro penalizza la risposta erronea con una doppia mancanza.

In qualche modo rende coercitivo il gioco d'azzardo e lo demoralizza, facendo credere allo studente che sarà meglio confessare di non sapere, piuttosto del coraggio animale dell'ambarabà ciccì coccò, con cui scegliere dove mettere la x.

Ignora così per un istante che troppo tentatore è il sapore del caso, del peccato e dell'adrenalina e che ce lo portiamo dalla nascita.

Appare un esame di questi in qualunque momento a chiunque di noi.

Arrivata la maledetta prova per Galileo

scoprì la sua passione per la moretta in quell'istante, ma decise per la casella pericolosa di non lasciare la Principessa.

Sommergendola così più nel tradimento anestetizzato della bugia a rate, che nell'angoscia dolorosa della verità in contanti.

Si credette capace di sopportarlo e di nasconderlo ma Morales e Cortez apparvero goffamente facendo rumore, scalciando delle lattine.

Confessò per metterli a tacere.

Le x saltavano nelle caselle e si torcevano dalle risate.

lunedì 15 marzo 2010

I lunedì della Contessa Barthory

Io, sono sempre stata nello stesso posto.

Devo avere un punto sulle mani, invece di una linea, per segnare quel destino di immobilità geografica.

Gli altri posti sono foto, racconti, ricordi altrui.

Angel invece le raccontava di un paesino in Europa.

Il mare vicino ed alcune colline secche come quelle di qua.

A Dolores quasi irritava quella conoscenza esatta di quasi tutti gli angoli della piccolo cittadina.

Finchè Angel le mandò l'indirizzo straconosciuto dell'Edificio Gomez.

Se si va in orario di negozio, le porte sono aperte.

Prendendo l'ascensore, all'ultimo piano c'è solamente l'appartamento del portinaio solitario che nelle ore in cui la porta è aperta ci si siede vicino a vigilare.

Allora in orario di negozio è un piano solitario.

A sinistra, in fondo una scala a pioli che arriva al soffitto, che si ferma ai piedi del serbatoio dell'acqua, poi seconda scala a pioli fino alla testa dello stesso serbatoio, da lì vista privilegiata sulle viscere col galleggiante, in basso la piccola città da un angolo sconosciuto.

Chi accede all'alto segreto dell'edificio Gomez, dovrà lasciare qualche piccolo oggetto proprio, come mittente da ultimo visitatore, firmato e con numero telefonico, il nuovo visitatore raccoglierà il precedente.

Non guardò il nome, ma rimase in piedi guardando in basso.

Gli alberi coprono in parte la visione delle auto e la gente e la distanza attenua i rumori.

Si rese conto per la prima volta che esisteva un mondo sommerso in un alveo di venti ed in quel momento la corrente scosse il fogliame e lo spettinò i capelli.

Il suo punto nel mondo si spostava lentamente verso il lato della notte.

Rimase un momento a pensare a un'altra cosa che le aveva raccontato Cortez.

Molti anni prima quando la nonna di Cortez stava per sposarsi ricevette in dote dodici monete d'oro.

Durante la costruzione della casa le monete erano state collocate in dodici punti nelle pareti.

verità?

bugia?

Morti i nonni, i figli poterono decidere se demolire la casa, che veramente sembrava essere l'unico luogo che possedevano nel mondo.

Trovandole, avrebbero potuto costruire nuovamente oppure viaggiare per cercare un altro posto.

Non trovandole, ricominciare di nuovo dal nulla.

Il signor Cortez padre decise di viaggiare, spostarsi senza niente, lasciando la casa in piedi per mantenere viva la leggenda o il deposito delle dodici monete come una speranza nel caso che avesse dovuto tornare.

Senza pensare a qualche viaggio, Dolores in un paesaggio nuovo ma straconosciuto, rimase avvolta dal vento e la verità è che le piacque.

venerdì 12 marzo 2010

Più di così...

Chitarra e voce: Muddy Waters
Fotografia: William Claxton


(http://www.afterimagegallery.com/claxtonmuddy.htm)

lunedì 8 marzo 2010

omettere - I lunedì della Contessa Barthory

Galileo conosceva l'eleganza dell'omissione.

Parlava poco da quando aveva imparato a farlo.

Poteva raccontare che aveva vissuto in Germania per diversi anni.

Se la chiacchierata si allungava e l'interlocutore gli inspirava confidenza, poteva riuscire a raccontare di sè stesso, cosa studiava e più o meno dove viveva (ma certamente era una zona elegante e tradizionale)

Con più tempo si accedeva ad informazioni su una madre ed un fratello ed un padre defunto in epoche immemorabili.

Questo era tutto, ciò che si poteva riuscire a sapere dalla sua bocca, non arrivava mai un millimetro più lontano.

Sobrio e silenzioso.

Austero, quasi avaro nel vivire con allegria e ottimismo, in alcune sere ispirate poteva farti pisciare addosso dalle risate.

Ti dava le spalle e si metteva a raccontare situazioni fittizie con personaggi reali.

Una vista a raggi x per le cretinate di amici e conoscenti che si manifestava sempre durante una festa.

Ti faceva ridere fino a farti male la bocca e la pancia, ti provocava una quantità di risate che ti faceva dormire tutta la notte e un paio d'ore in più per la stanchezza.

Ma sempre dandoti le spalle, raggomitolato in un angolo, sussurrando in un microfono badando che nessuno potesse guardarlo negli occhi.

Era un occultatore e contemporaneamente ispirava fiducia.

Era convinto che
avrebbe superato solo per mezzo dell'autoflagellazione.

A tal fine studiava nel corso più ostile e difficile che era riuscito a trovare e lo faceva con devozione dopo essersi sottomesso a lunghe ore di ginnastica, e corse di chilometri in luoghi avversi. Per dolce si regalava salite per colline e montagne, in modo che il paesaggio gli dolesse nelle gambe e nel fiato e non interrompeva mai né per il freddo né per la pioggia.

Era un autodidatta nell'arte dell'autosacrificio.

Curava la sua dieta, tanto salutare, orribile e dietetica da essere sufficiente per sospettare tutto l'odio che aveva per se stesso.

E la moretta era il piacere

lunedì 1 marzo 2010

Cosa raccontava Dolores a José, al momento dell'interruzione - I lunedì della Contessa Barthory

Stimato José

Mentre ed al fine di provare questo nuovo sistema di comunicazione ti racconto ciò che mi è successo domenica scorsa.

Erano le sette del mattino e suona il campanello.

Era una coppia di amici che veniva ad invitarmi per andare a scalare una montagna.

Rimasi a guardarli qualche secondo, confusa e insonnolita e mi azzardai a dire …

Continuo subito.

Dolores morales.

…………………………………..

A questo punto le arriva il messaggio di José, che non si disturbasse a scrivere…

Dolores morales, senz'altro compito che non fosse il logico invio di segni, si mise a indagare.

Come funzionava questo sistema?

Riusciva a volte più nelle questioni psicologiche che in quelle tecniche e sapeva che la sua accompagnatrice di quel pomeriggio nel teatro (la stessa che non aveva capito la battuta dell'animale che non era stato nominato nella prima riunione esplicativa), non si sarebbe presa la briga di cambiare la password.

Ancora una volta si ripeteva l'esperienza rara della certezza, la dolcissima convinzione che

Non si era sbagliata.

E pochi minuti dopo a José Gil arrivò un messaggio con un pilastro quadrato

Una zuppa di lettere molto adatta alla stampa:

JSCSKCSCSJJI

XJKSTRONZOSD

HUSDHÓIWEOCX

JXSOOIDIOTAM

Il giorno dopo anche Dolores ebbe una sorpresa, un messaggio di Angel Cortez, uno sconosciuto che aveva ritenuto opportuno irrompere in questo modo:

Dolores:

Chiedo scusa prima di tutto;

So che è sbagliato non rispettare l'intimità altrui, ma indagando con ardore puramente tecnico il funzionamento di questo metodo, ho scoperto di poter leggere qualche corrispondenza.

Ripeto che so inconfutabilmente che è male.

E reitero le mie scuse.

Ma ho trovato più intrigante di questo innovativo mezzo di comunicazione, in cui siamo numeri di prova, il racconto di quei giorni della tua vita scelti a caso.

Almeno ti chiedo, per favore, di continuare il racconto di cosa è successo quella domenica così presto, dato che l'hai troncato nella biforcazione di milioni di sentieri per cercare di indovinarlo e direttamente al centro della mia curiosità.

Se me lo racconterai, tenterò con piacere di disfarmi del tuo boomerang che vedo passare molto spesso alla portata delle mie mani, (la verità è un pericolo) e non restituirò mai a Gil il suo, perché benché non glielo dica in faccia, per educazione ed eleganza, non possiamo non osservare che è un imbecille.

Grazie

Angel Cortez

sabato 27 febbraio 2010

Miles Davis e Charles Dickens

Apparizione omeopatica di Miles Davis, con Larry Carlton, David Sanborn e Paul Shaffer nel film dell'88 tratto dalla novella di Dickens "Canto di Natale".

Nella parte di musicisti di strada, eseguono "We Three Kings of Orient Are".

mercoledì 24 febbraio 2010

José Gil, bugie - I lunedì della Contessa Barthory

Il giorno dopo nello stesso teatro, ci distribuirono alcuni fogli, uno dei tecnici spagnoli ci invitò a metterci i nostri nomi.
Due volte su due fogli, un foglio sarebbe rimasto nel suo registro e l'altro per noi.
Dovevamo collegare l'apparecchio al computer, digitare alcuni scongiuri e, con un "per favore", chiese quasi pregando, dovevamo scrivere una missiva ad un'altra persona del gruppo che era stata scelta a caso.
Volevano fare delle prove di flusso di messaggi e di velocità di trasferimento, per mettere a punto le apparecchiature che avevano portato.
Io dovevo scrivere ad un certo José.
Cosa potevo dire io ad un uomo sconosciuto che ha come nome José che oltretutto fa rima con non so? (*)
Con curiosità tecnica ed esoterica eseguii puntualmente il compito.

Stimato José:

Mi sono comprata un boomerang nuovo, ma non so come fare per disfarmi del vecchio.

Sinceramente Dolores

Il giorno dopo sul mio schermo apparve la magia

Stimata Dolores

A me è successo che ne ho comprato uno difettoso e non posso riportarlo indietro per cambiarlo

Sinceramente José

Il principio della stregoneria era rinato.
Ed incominciai a scrivergli eventi della mia vita con tutto l'entusiasmo.
Ricordi cari, momenti cruciali, decisioni di vita o morte, segreti vergognosi.
José, ritenne opportuno un bel giorno impietosirsi di me scrivendomi:

Stimata Dolores.

Grazie per la collaborazione, innanzitutto.
Ma volevo dirti di non perdere tanto tempo nello scrivere.
Non ti leggo mai.

Comunque il tuo lavoro serve moltissimo, di più, mi sarebbe molto utile che cambiassi spesso il tipo di font, la dimensione e che a volte sottolineassi o mettessi in neretto al fine di configurare nel modo migliore la stampante.

Sinceramente José


(*) no sè (N.d.T.)

sabato 20 febbraio 2010

una certa età

domani è il compleanno di V

se ne era ricordata l'altra V di qui

le donne ricordano sempre

me lo aveva detto qualche giorno fa e me l'ero già dimenticato
è una cosa che mi riesce facilmente
se qualcosa mi riesce facile, perchè non farlo?

dimenticarti le date?
"lascia, mi incarico io di dimenticare tutte le date, tu occupati del resto"

il fatto è che sto cercando di arrivare a un livello superiore
cercare di dimenticarmi di ciò che ho dimenticato

questo è il Nirvana

è facile dire
"mi sono dimenticato di questo"
il difficile è dimenticarsi di ciò che si era dimenticato
"cosa?"
"boh"

interessante
certo, ciò che è torturante è ricordarsi sempre di essersi deimenticato di qualcosa
invece dimenticarsi delle dimenticanze è raggiungere il nulla assoluto
convertirsi in un figlio di Budda

mentre prima eri un figlio del dubbio (*)

si, certo che quello stato, è l'ascensione ad una mentalità superiore prima di una "certa età"
passata quella "certa età" diventi semplicemente un vecchio rimbambito che si dimentica anche di cosa si è dimenticato

quindi,
è già troppo tardi per farlo passare per un obiettivo

bene, hai visto che a partire dal secolo XX, la differenza fra una opera d'arte e una cagata, è semplicemente il concetto
finchè appare assolutamente chiaro che si tratta di CONCETTO, tutto sarà giustificabile

cioè
è meglio chiarire che sono
CONCETTUALMENTE RIMBAMBITO
e non semplicemente RIMBAMBITO

esatto
dimenticanze concettuali


(*) intraducibile gioco di assonanze fra hijo de buda, hijo de duda e hijo de puta

giovedì 18 febbraio 2010

Nulla N°1


martedì 16 febbraio 2010

L'intervento del maligno nella quotidianità.

Ho lavorato più di un quarto di secolo nell'informatica, e non escludo che ciò possa avvenire ancora, se in questo paese dovesse cambiare un certo atteggiamento mentale nei confronti della terza età. Ma questo è un altro discorso.
L'esperienza in tale tipo di lavoro, oltre alle deformazioni e/o mostruosità che inevitabilmente si ingenerano sia sul fisico che sulla psiche degli informatici, provoca anche effetti positivi su alcune attitudini umane quali l'approccio ai problemi e la risoluzione pratica dei medesimi. Divagazione: molti potrebbero affermare che SI DIVENTA informatici PERCHE' si nasce con una certa forma mentis, e non viceversa; ma la verità spesso è nel mezzo: credo che l'informatica, alla fin fine, non faccia che AGGRAVARE certe caratteristiche già presenti fin dall'infanzia in alcuni soggetti. Comunque, per tornare a noi, adottare la logica booleana non serve solo nella programmazione, ma forse è quanto di più razionale si possa applicare nell'affrontare i piccoli problemi quotidiani; così come, di fronte all'esecuzione di un qualunque compito costituito da più fasi, è buona norma disegnarsi mentalmente un diagramma di flusso (cosa che comunque molti fanno inconsapevolmente), o addirittura su carta nei casi più difficili. Bene, sto affermando che, VOLENDO, sono in grado di affrontare un problema in maniera concreta, ragionata.
Ma cosa c'entra il maligno in tutto questo?
Esperienze ormai consolidate mi hanno convinto che vi sono oggetti, e soprattutto azioni legate a tali oggetti, che sono spesso interessati da forze oscure, circonfusi di negatività più o meno palesi. Tanto da riuscire ad annullare, per quanto mi riguarda, una naturale predisposizione alla razionalità. Ovviamente non si può generalizzare: le stesse entità non hanno la stessa influenza su tutti, o meglio, variano a seconda delle persone. Per quanto mi concerne, esiste un'attività assolutamente esemplare di tutto ciò:

L'ETERNA LOTTA TRA L'UOMO E LA CINGHIA DELLA TAPPARELLA DA SOSTITUIRE.
(L'uomo sono io, la cinghia della tapparella è la cinghia della tapparella).
Abito in un appartamento con una insopportabile quantità di finestre e porte-finestre, e quindi con un pari numero di tapparelle. L'eventualità che si rompano le cinghie atte al sollevamento delle medesime è quindi estremamente alta, in media una al mese, con periodi di tranquillità ed altri in cui tali eventi si concentrano nel giro di pochi giorni; assieme ad altre attività paranormali collegate, come la rottura del gancetto che àncora la tapparella al rullo sovrastante, oppure l'uscita di sede della cinghia medesima che si annoda inestricabilmente intorno alla molla incassata nel muro, provocando il blocco di tutto il sistema. Si potrebbe pensare che, dedicandomi quindi con una certa frequenza a questi lavoretti che una mente semplice potrebbe definire "di manutenzione", sia giunto al punto di affrontare con scioltezza e serenità tali compiti.
NO.
La logica che sottende a questa attività mi risulta ingovernabile. Ultimamente ho applicato anche l'approccio "a oggetti": analizzo le componenti del problema stabilendone le proprietà e le funzioni. Niente. Impossibilità assoluta di visualizzarne mentalmente il comportamento meccanico. Perdita dell'autocontrollo. Rabbiosi ma confusi tentativi di risolvere il problema il prima possibile per sfuggire all'atmosfera inquietante che, mano a mano, si diffonde inarrestabile. Approccio sbagliato ma inevitabile che porta a frequenti errori nelle sequenza delle operazioni, con inevitabile ripetizione doppia o tripla. A volte provocandomi lievi danni fisici, mentre sulla scala infilo le mani nello stretto spazio attraverso cui devo agganciare il capo della cinghia all'uncino della ruota metallica solidale al rullo, oppure mentre sforzo la rotella contenente la molla per metterla in tensione, essa diabolicamente mi sfugge e si svolge violentemente, saltellando in giro e producendo un suono che è a metà tra un ruggito ed un ghigno beffardo, ma metallico.
Bene. Penso che tutti quanti abbiamo delle bestie nere nell'armadio, o degli incubi nel cassetto, se preferite. Sono convinto che questi casi sono la prova della presenza di qualcosa di subdolo, di sardonico nella vita di tutti i giorni.
Il problema è: credere in una seppur limitata presenza del maligno vuol dire essere credenti? equivale cioè ad accettare automaticamente anche il contraltare, ciò che molti chiamano Dio?
Insomma, la Fede è bifronte?

lunedì 15 febbraio 2010

Dolores Morales - I lunedì della Contessa Barthory

Alcuni dei sopravvissuti sanno che non mento nell'affermare che c'è stato un tempo in cui Internet non esisteva.
Cominciavano da poco ad occupare un piccolo spazio i calcolatori, che spaventavano con lettere color ambra in certi casi e schermi molto azzurrati in altri.
So che sembra incredibile, però, lo giuro su dio, che era così, e che la razza umana riusciva a sussistere.
Da quel momento erano apparsi degli apparecchietti dal nome irricordabile che si assicurava potessero mettere in contatto due esseri, non importa quanto lontano, facendo a meno della posta tradizionale e dei suoi ritardi e senza aver bisogno della simultaneità oraria fra i due comunicandi come col telefono.
L'apparecchio era una novità tale che c'era carenza di assistenza agli utenti.

Finchè apparve quell'annuncio sul muro, in cui cercavano possessori di tale artefatto.

Sarebbe stata organizzata una riunione in quell'antico teatro con poltrone art decó dell'edificio di Studi geologici.

Io guardavo molto le poltrone in legno, con base di ferro fuso, le assi del pavimento, il sipario in velluto cremisi, guardavo assorta tutto il contorno perché non capivo niente di quello che diceva l'uomo che abitava quell'ora sullo scenario.
Parlò per un po' di cose inintelligibili dove si supponeva che l'apparecchio era il protagonista, assieme ad alcuni spagnoli che erano arrivati per assisterlo nella creazione di un "nodo" (parola che ricordo chissà per quale oscuro meccanismo cerebrale), del nome dell'osservatorio Pierre Augier e nient'altro.
Il resto era un bla bla, rumoroso e sconosciuto che mi facevo concentrare con più devozione sulle odanature dei soffitti che sulle proteste di un'occasionale signora che mi serviva da accompagnatrice per l'evento, por conoscerci schiettamente e perché era anche lei proprietaria del marchingegno.

Quando finalmente tutti quanti si alzarono e cominciarono ad uscire, aspettando il vuoto della fila per inserirmi, una voce commentò chiaramente "e l'animale?"... (1)
Certo, dissi alla mia compagna, guardandola fissa, della mucca non si è detto niente di comprensibile. Lei mi guardò con quell'espressione tipica che corrisponde a "non ho sentito bene quello che mi hai detto".
Ci salutammo e per me la faccenda della riunione era finita.


(1) si allude ad una parte di un'opera dei Les Luthiers dove si affrontano due cantastorie per l'esecuzione di una canzone (payada) sulla vacca, uno dei due dimentica di nominarla, l'altro cantastorie allora gli chiede dell'animale. Come riferimento al fatto che il modem non era mai stato nominato e si parlava di lui con giri di parole.

sabato 13 febbraio 2010

Facebook e teologia

(Come un banale incidente domestico possa dare luogo ad una interessante confronto di opinioni, avvenuto su Facebook)

A.D. QUESITO DI TIPO TEOLOGICO: quando si rovescia sul pavimento il contenuto di una scatola di piselli surgelati, che rotolano che è una bellezza ed hanno la tendenza a raggiungere gli anfratti più scomodi e nascosti della cucina, E' CONSENTITO BESTEMMIARE?

Amico G Però non dire che non te lo avevo detto! Fai i pavimenti lievemente inclinati. La gente non ci pensa, ma è proprio in casi come questi che se ne scopre l'utilità

Amico R Mai bestemmiare! E' più pratico il folletto!

Cugina A E' consentito ammirare la bellezza del caos che si genera, e pensare allUniverso. comunque ciao Amico R!

A.D. questo volevo, spiritualità, e meno conoscenza empirica e materialismo (grazie comunque a tutti i partecipanti; il dibattito rimane aperto)

Cugina A se vuoi maggiori informazioni appena si sveglia chiedo al teologo che sta dormendo di sopra nel mio letto

Cugina E comunque,meglio rovesciare piselli surgelati che piselli in barattolo con relativo sughino! altrimenti il pavimento si "impiastra" ancora di più! guarda sempre the best side of life....

Amico R Speculazione teologica sull'accaduto - Se i piselli sono stati pensati rotondi un motivo il Padreterno l'avrà avuto, no? Forse pensava a questo tuo momento critico e, mediante una metafora alimentare, voleva farti capire che quando tutto va a rotoli ci si può sempre rimboccare le maniche! (Ciao Cugina A!)

Cugina B hai presente la scena del "dittatore dello stato libero di bananas" quando lotta con gli spinaci surgelati? guardare il film per ridere..

Amico R Ricetta teologica: Piselli rotolati.
Far rotolare un chilo di piselli ancora surgelati sul pavimento della cucina dopo avervi fatto colare dell'olio d'oliva (l'ideale, per chi ha il cane, sarebbe un paio di passate di peli e impronte). Prendere una scopa ben pulita e immergerla in una secchiata di farina. Quindi raccogliere più piselli possibile (gli altri potranno servire per il week-end) con una paletta (attenzione a non prendere quella del cane!) e friggerli in padella con abbondante succo di limone.
Quindi scolarli bene, lasciarli raffreddare, poi prendere un rotolo di carta igienica (da cui il nome della ricetta), impacchettare i piselli e buttarli nel water.
Ottimo per le diete dimagranti!

Cugina A Amico R mi stavi preoccupando, come biologo ti ricordavo attento all'igiene. Ho un consuocero biologo che ci fa impazzire con le micotossine nei cibi, e sua figlia pure

Cugina A però non pensavo che dei piselli potessero tenerci tanto impegnati

A.D. ecco, ma la funzione del succo di limone è perchè è un disinfettante naturale, suppongo

Amico R Ovvio!

Amico G scusate non avevo visto che la cosa doveva essere teologica. Sono andato fuori tema. Comunque per dimagrire va benissimo anche mettere un recipiente a una certa distanza dal luogo ove è avvenuto il fattaccio. Chinarsi, raccogliere un pisello, rialzarsi, recarsi a una certa distanza là dove è il recipiente, deporre il pisello, tornare al luogo dei piselli e ripetere l'operazione fino a quando i piselli son tutti nel recipiente.

A.D. (spiego, è un teologo con laurea in scienze dell'alimentazione)

Cugino M ma quanto potere nel grido? anche se mai fosse contro nessuno, perché togliersi il piacere dell'urlo?
perché cade nel vuoto, ecco perché. e là ti colloca.

A.D.
il quesito sul cavolo nero non aveva avuto altrettanto successo

Cugina E ma....non è mica vero che tutte le urla cadono nel vuoto! i miei urlacci colpiscono sempre nel segno e danno ottimi risultati! del resto....sono figlia di mio padre! baci ai cugini..

A.D. davvero... tuo padre urlava in greco mentre dormiva... o è un ricordo distorto dal tempo?

Cugina E a dire il vero urlava in tutte le lingue...anche in sanscritto!!e nella stanza accanto urlava Fratello V...pensa che cori!

lunedì 8 febbraio 2010

bugie V - I lunedì della Contessa Barthory

È molto bella, molto bella e molto interessante, molto bella, interessante e troppo intelligente.
Il novellista credette allora di aver ceduto a queste umane componenti.
Oggi direbbe che si era ammalato.
Quella donna era diventata un'idea nel mezzo del suo cervello, si era sistemata nella poltrona di comando.
Il solletico nello stomaco e quello stato nervoso che gli causava, erano sì, prove dell'attrazione primitiva per un campione dell'altro sesso tanto sano, tanto simmetrico, tanto curvilineo.
Un eccellente miscuglio di tessiture e profumi affascinanti.
Ma quella presa di possesso del pensiero era chiaramente la rottura e la successiva perdita della salute.
Nonostante avesse una meravigliosa sensazione di energía, di voglie e di idee, fece come se tutto stesse continuando nello stesso modo. Rispettava gli orari di lavoro, fece piani su tutti gli argomenti da trattare, scelse alcuni dischi, e si notava appena che era un po' distratto, concentrado su un'altra cosa.
Fece racconti durante tutta la settimana, includendovi, senza che nessun altro che la bionda, che chiameremo Ipatia, se ne rendesse conto, un corteo che gorgogliava appena.
E quel piccolo contenitore, per quanto condiviso con altri mille, un piccolo tintinnare di sonagli diceva ad Ipatia con la voce di un personaggio del racconto quanto desiderava rivederla.
Comunque fece uso dei suoi contatti e ringraziando che pochi abitanti ed una bionda singolarmente bella sono opportunità e vantaggi, incontrò il suo numero di telefono e trovò qualcosa da dirle.
E così cominciò quella che sembrava una relazione.
Più che uscire a passeggio, Ipatia lo portava per mano in diversi posti, lo faceva sedere e gli narrava quello che succedeva a pochi centimetri.
Il novellista rimaneva a guardarla instupidito ed alla sera raccontava un racconto molto migliore del precedente.
Difficile da spiegare.
Supponiamo che ogni notte il racconto era un tratto di strada da qualche parte.
Il racconto ti portava lungo il marciapiede, si potevano vedere molte cose semplici e conosciute.
La casa della tristezza, quella dell'allegria semplice, quella dell'amore, quella del tradimento, ecc Camminare, una giornata con la pioggia, una giornata col freddo, un giorno col profumo del glicine.
Mescolare le lane e fare un pulloverino a strisce.
Come lei uscì fuori, paesaggi di Dakar, abissi, dune, posti sicuramente extraterresti.
Le lettere cambiavano di dimensione, si congelavano, diventavano filamentose, volavano ed a volte si schiantavano spruzzando liquidi viscosi o polvere da sparo nera.

(continua) (forse)

Libera risemantizzazione dei dialoghi fra El Gloria e una certa Contessa Bathory, ad opera del Señor Profesor La Preglia
Libera traduzione ad opera di Tonio La Preglia

di Una Tal Condesa Bathory
Otra Produccion de Nada//Nulla Editions Copyright 2010

giovedì 4 febbraio 2010

Un giorno nella vita di una pera

SuperG ha recentemente pubblicato su Picasa la collezione Vita da pera; dato che l'avvenimento, pur annunciato da tempo, forse non ha avuto l'eco che meritava, vorrei proporne un estratto:

(cliccando sulla foto si accederà all'intera sequenza)

lunedì 1 febbraio 2010

bugie IV - I lunedì della Contessa Barthory

(foto Jeremy Icons)
Galileo, abbiamo trent'anni e qualcosa.
Siamo qua molto prima di dove volevamo.
Non è il punto esatto, ma...facciamo finta e non diciamo niente.
Trent'anni dovrebbero essere salute e ci sentiamo una merda, scomodi e sporchi.
Ma rimaniamo quieti, perché crediamo che se ci sforziamo un po' avremo chance di riuscirci.
Ma riuscire in cosa?
Sogni, sogni infantili e gloriosi.
Noi là, nella statua equestre, come ci promise la mamma e la seconda mamma di settimo.
Quelle che con amore tagliano il foraggio per i cammelli.
Galileo, Galileo dove sei che non ti vedo?
Lì...
Veniamo dai vent'anni, dalle esplosioni di amore, dal carnevale di amici, dagli eccessi che percorrono il limite delle aspettative proibite.
E quando improvvisamente finì la musica, e si accese la luce, con gli occhi doloranti vedemmo alcuni degli amici che si sistemavano un pò, e che molto seriamente si orientarono verso il lato opposto su cui ci eravamo accordati con ammirevole sicurezza, alcuni altri sono addormentati, disinbastiti in giro e non ricordiamo chi sono, altri se ne erano andati prima della sbornia e dicono che sempre, in tutte questi feste c'è di mezzo uno che muore.
Galileo hai fatto uso in quelle feste di tutti i suoi incantesimi ed attualmente vivi con la tua principessa, la migliore di tutte, la più vincente...ma la migliore di tutte quelle di una scatola così piccola.
Galileo dato che ne abbiamo già trenta, abbiamo scoperto che stavamo scegliendo fra due sapori e due colori e che ce ne sono centinaia, più in là, sulla linea dell'orizzonte.
La stessa cosa pensa la tua principessa nonostante non lo dica.
Col cacchio lo direbbe.
Meglio morta piuttosto che dirlo...
Sai che succede, Galileo?
È che ancora mancano alcuni giorni perchè ti renda conto che quell'acido che ti sta bucando dentro, ci sta svuotando quasi tutti.
E ti mancano degli anni, per capire che ti sei svuotato inutilmente, quelle scatole sono di due sapori, quella strada all'orizzonte è uno strato di dulce de leche di tre metri di profondità e che l'orizzonte è una riga mobile e si allontana.
Questo sì, nella testolina balla un sapore e un colore stravagante e squisito e c'è la certezza di un nastro trasportatore più veloce dell'orizzonte.
È simpatico, la verità a rate è come una buona bugia persistente ed appiccicosa che con l'iniezione della prossima quota in mezzo al sedere tremante e pauroso, muterá, non in una realtà, ma in un altro inganno.
Mi immagino le risate che devono essere scappate a chi ci contempla.
Un sorriso minimo in confronto a quello che gli provocherà vederti l'espressione, nell'istante stesso in cui salgono sul nastro, di quei pochi.
Siamo tanto stanchi, tanto delusi che non riusciamo a pensare che quella salita, forse, è una falsa messa in scena affinchè tu continui a scalciare.
Scemi, Galileo siamo degli scemi, usando a cacchio lo scudo delle bugie ed affondandoci la spada dove più ci fa male.
Vanitosi stupidi, a volte crediamo addirittura che il nastro si avvicini e forse la verità che giuriamo è menzogna per tutto il tribunale.

(continua)

Libera risemantizzazione dei dialoghi fra El Gloria e una certa Contessa Bathory, ad opera del Señor Profesor La Preglia
Libera traduzione ad opera di Tonio La Preglia


di Una Tal Condesa Bathory
Otra Produccion de Nada//Nulla Editions Copyright 2010

domenica 31 gennaio 2010

el gloria´s yogurtofilia



la mia avversione allo yogurt risale ad una certa volta
più o meno nel 1966
in cui mio padre (che credo tu conosca)
stava facendo fotografie durante un congresso di medici
ed una promotrice alla fine della giornata
gli regalò un pack di 12 vasetti di yogurt
in quell'epoca lo yogurt era venduto in contenitori di vetro, ne contenevano più di ora ed era INTERO
unknow percentage di grassi
a parte il fatto che c'era solo a gusto di yogurt
nulla di frociaggini alla fragola o all'albicocca
bene
fatto sta che mi ricordo di averne provato uno (non li avevo mai provati) e mi piacque molto
a quanto pare...
percui sembra che me li sia mangiati tutti e 12 uno dopo l'altro


...



ignoro come fu che fossi completamente fuori del controllo genitoriale
(forse il fiasco avrebbe dovuto avere un PARENTAL ADVISORY)
in definitiva, mi prese quello che qua si chiama volgarmente disturbo
indigestione
diarrea
vomiti
e da allora non potei più provarlo, annusarlo, vederlo, neanche stare nella stessa stanza
con un mangiayogurt in attività
finchè non è nato T




che si faceva allattare solamente al seno,
e non voleva saperne niente del biberon
e dopo una giornata intera senza voler mangiare
il primo giorno di lavoro della madre
me ne stavo occupando io
e quello piangeva dalla fame
(a 2 mesi)
perché non accettava il poppatoio
la mia amica O mi raccomandò di fargli provare lo yogurt
l'amore paterno potè più dello schifo
unsi T con lo yogurt, come se fosse stato una fetta biscottata ma alla fine mangiò
e si calmò
dopo di ciò continuava a farmi schifo
ma ormai non ne avevo la fobia
quest'estate, in Uruguay, vendevano delle bottiglie da un litro di uno yogurt alla fragola cremoso che sembrava tanto invitante
che decisi di provarlo
e
lì finisce una lunga storia di disamore e scontro tra lo yogurt e me

non lo sapevo

l'ho tenuto nascosto ma alcuni anni di terapia mi permettono adesso di raccontartelo

hai deciso di fare outing della tua yogurtofilia

eh...si

va bene non lo dirò a nessuno
sarà il nostro piccolo segreto

in realtà, dato che mi è riuscito benino
pensavo di pubblicarlo, il nostro piccolo segreto

considerato quanto pubblico abbiamo, probabilmente rimarrà il nostro piccolo segreto

effettivamente

sabato 30 gennaio 2010

frammenti di un discorso orroroso


(estratto da "I dialoghi dei Guardiani della Ota", Herr Ano e El Gloria, su D)*


I-TRADIMENTO

hai visto le foto di D che fa le conserve?
in una sembra Pie Grande**

D el Conservador Mendocino

come la maggior parte di quelli di Mendoza
conserve
o traditori
o entrambe le cose

effettivamente
però stava facendo conserve, non tradimenti, apparentemente

si, perchè ha sangue di Buenos Aires, suo malgrado

non so quanto si conserva un tradimento imbottigliato a vuoto
bisognerebbe mettergli la data di scadenza
per evitare di consumare un tradimento andato a male

II-BOTULISMO

se è ben sterilizzato dura parecchio
i tradimenti scaduti sono molto pericolosi
possono ingenerare botulismo

anche D è abbastanza botulo (1)

E' un pezzo di botulo
Ua!

ma gli vogliamo bene lo stesso

ma certo
non è più botulo di noi

no
siamo tre grandi botuli
avremo mangiato una conserva andata a male?

ci siamo caduti da piccoli in un pentolone
e non abbiamo più bisogno di consumare conserve andate a male per essere botuli

può essere
anche la mia ex suocera Dora faceva conserve
ERA CONSERVA DORA. (2)


*I Guardiani della Ota era una loggia di dubbia provenienza, il cui fine spurio era "Salvaguardare l'Occidente dalle Influenze Malefiche della Lettera Proibita: la Ota" (jota), per maggiore informazione sulle attività di questi molluschi mentali si raccomanda (con la massima cautela e sempre acompagnati da un adulto responsabile) di visitare: http://losguardianesdelaota.blogspot.com/ per trarre conclusioni personali. (3)

**Sascuash



(1) parola inesistente; qui si gioca sull'assonanza con "boludo", termine di grande uso ma non particolarmente raffinato, che potremmo ottimisticamente tradurre con "stupido". (N.d.T.)

(2) tipico caso di conflitto di coscienza professionale del traduttore: a partire da una battuta volutamente idiota e non instantaneamente traducibile, è più salutare preservarne il lettore mantenendo nella lingua originale la freschezza della frase (e contando su una scarsa conoscenza delle lingue da parte di chi legge), o preservare l'idiozia del contenuto, cercando di adattarlo all'italiano e rischiando di complicare la cosa? Lo stesso El Gloria mi aveva suggerito di ribattezzare la ex suocera in Beatrice, detta Trice, in maniera da poter sfoggiare un "ERA CONSERVA TRICE"; ma so che qualunque scelta compia, i rimordimenti mi renderanno insonni molte notti, e insonnolito molte giornate. E' un mestiere maledetto. (N.d.T.)

(3) riservato a chi, avendo una sufficiente conoscenza dello spagnolo, sia intenzionato a pentirsene. In particolare il post ecco perchè odiamo la fottuta ota può essere considerato una sorta di breve manifesto di questo movimento culturale, che ebbe vita breve.
Mi limiterò a segnalare che l'espressione "no saber ni jota" può agevolmente corrispondere alla nostra "non sapere un'acca".
Ho considerato che affrontare delle versioni da questo blog sarebbe stato una impresa ben superiore alle mie necessità autolesioniste. La filosofia di base del blog, che consiste come detto nel non utilizzare la jota o i lunga che dir si voglia (attenzione, non evitando le parole che la contengono, ma semplicemente non scrivendola), perderebbe parte della sua forza eversiva nella traduzione in italiano, lingua in cui tale lettera non mai goduto di grande fortuna.
E, infine, non ho voluto mettere in difficoltà la categoria, a cui appartengo, degli appassionati di jazz... (N.d.T.)

venerdì 29 gennaio 2010

Multinazionali senza filtro

che fa M?

va tutti i giorni da una consulente (pagata dal suo ex datore di lavoro) che gli insegna a cercare lavoro

che organizzazione...

si
dei grandi figli di puttana che si preoccupano di fare un figurone
non capisco come mai M non li abbia ringraziati per esser stato messo sulla strada per decisione loro
così funzionano le multinazionali
te lo mettono nel culo ma finisci per ringraziarli e quasi quasi pensi che alla fin fine sei stato tu a fregarle

e magari ti preoccupi che possano essersi offesi perchè ti hanno licenziato

giovedì 28 gennaio 2010

non si rimpiange Nulla...


(http://www.youtube.com/watch?v=8YGXsw3XK9I)

(non solo, ma non smentiamo nemmeno, e non ci abbiamo neanche ripensato).

Chi fra i pochi ma incauti lettori avesse avuto la ventura di incappare negli ultimi post, si sarà probabilmente accorto di un significativo fiorire di flatulenze di varia origine, anche se solo in forma di racconto, a onor del vero:
- i rutti (argomento comunque già affrontato su Nulla, se la memoria non ci inganna);
- e i riferimenti letterari ma espliciti ai peti nell'ascensore, presenti all'inizio della saga dell'autrice Contessa Bathory
potrebbero far pensare ad una svolta definitiva nella linea editoriale di questo blog; sfido peraltro chiunque a stabilire con esattezza quale caspita sia la linea editoriale in oggetto. Vorrei rassicurare i visitatori abituali e anche quelli che, per effetto di oscuri meccanismi, si trovino a bazzicare queste pagine, che si tratta di una evidente convergenza di necessità di affabulazione profonda; una genuinità gastrica che è comunque sempre indice di espressione non filtrata. Forse anche un'inconsapevole tentativo di supplire alla carenza di contenuti musicali che caratterizza questo inizio di anno di Nada/Nulla, sostituiti da note magari meno organizzate ma di sicuro spontanee.
E' un momento così.
Per quanto riguarda I lunedì della Contessa Bathory (che ci limitiamo a tradurre e pubblicare, ma i cui sviluppi non siamo in grado di prevedere) ci sembra però di cogliere segni di un'evoluzione in corso: le prime maleodoranti introspezioni psicologiche potrebbero a breve scaturire in qualcosa di più consistente, di più corposo. Ma, a pensarci bene, non sappiamo se temerlo o rallegrarcene.

mercoledì 27 gennaio 2010

post digestivo

sono tornato; ho pranzato fast food in un mac, tanto che mi è rimasto l'effetto fast blogger
(spero più tardi di non avere l'effetto fast prot)

e il fast burp
incontrollabile

di quello ne soffro già

io ce l'ho dalla nascita

ruttman

nei primi giorni della mia vita mi facevano fare il ruttino dopo mangiato
tutti contenti
e non ho più smesso

la solita preoccupazione di soddisfare gli altri...

certo, ma comincio a sospettare che adesso quelli che ho intorno non siano così contenti

invece, ti ricordi che mia madre era così educata
quand'ero bebè, ogni volta che ruttavo mi tirava un ceffone

non per questo hai smesso

una zia di V
una signora molto educata e dall'eloquio elegante
ci ha raccontato che una sua amica
un'altra signora molto elegante e dall'eloquio educato
era stata il venerdì a una festa di compleanno
a un matrimonio il sabato
a un battesimo con rinfresco la domenica a pranzo
le tre volte mangiando esageratamente
per la domenica sera
l'avevano invitata ad una cena in un ristorante
non ne aveva nessuna voglia
ma
per non fare brutta figura
ci andò

(ciò mi ricorda un film dei monty python)
dai

quando arrivò il momento, il cameriere le chiese cosa desiderava
lei aprì la bocca per rispondere
e le uscì un rutto clamoroso
che risuonò in tutto il ristorante
che
come immaginerai
era un posto molto elegante

si, effettivamente sembra un film dei monty python

quando mi ricordo questa cosa mi torna un pò di allegria

circa 30 anni fa
avevo, non so se il primo, ma sicuramente uno dei primi walkman arrivati nella nazione
un sony
eccellente
(me lo vendette un tizio che sicuramente l'aveva rubato)
in quell'epoca me ne andavo dovunque con il mio sony walkman con degli enormi auriculari
felice
pero ovviamente tuuutti mi guardavano come se fossi sceso da un disco volante
un giorno salii su un autobus senza togliermi gli auricolari, presi il biglietto e andai a sedermi in fondo,
ascoltando musica molto forte
mi sedetti
e mi venne un ruttino
credevo di averlo emesso con discrezione

jua

in effetti mi sembrò di sentire qualcosa che non ricordavo in quel brano
e subito mi accorsi che le 22 teste davanti a me mi guardavano fissi con un'espressione schifata
compreso l'autista dell'autobus
da quel giorno cominciai ad emettere con attenzione i suoni corporali

in pubblico

martedì 26 gennaio 2010

bugie III - I lunedì della Contessa Barthory

Stava venendo di fretta a raccontarmi.
Io aspettavo seduta e pensosa.
sarà lui quello che arriva?
lui prima era qualcuno che diceva sempre la verità (evidentemente mi sbagliavo in questa mera supposizione), e adesso veniva a confessare una bugia, usando la verità.
Se ci comportiamo da esseri intelligenti, la bugia deve esistere.
La bugia è un scudo e la verità una spada e così entriamo nell'arena.
La dose delle duevocse, il mix, farà la differenza tra l'ecatombe dello stupido ed il fascino dell'astuto.
Lo conosco da quando avevamo otto anni.
Gli cerco un nome nuovo per presentarlo, forse perché per ciò che di lui conoscevo, ci sia un errore in più.
Gli metto Galileo, per obbligarlo alla punizione di dover dire una bugia dell'unica verità che ha.
Galileo parla soavemente e studia sempre lo scenario in cui entra.
Cerca la polvere sugli scaffali più alti passeggiando lo sguardo e passando il dito e controlla i vasi immergendosi con un occhio solo nell'avvistamento e battendone il fondo come se si stessero strozzando con qualcosa andato di traverso

Poi si siede ed abbassa lo sguardo.
Questo rituale lo ripete da quanto mi ricordi.
Ossessivo traccia migliaia di volte una riga di circa dieci centimetri nella tovaglia ed incomincia con questa avvertenza:
non ti mettere insieme a quella gente...
Segue allora con la sua discolpa:

Tre anni fa, Ball z (chiamerò così un amico in comune fanatico di questi personaggi) lavorava alla radio, era produttore
di un programma condotto da un promettente ventenne con l'intelletto polemico dell'epoca.
Il programma consisteva nello spuntare un argomento qualsiasi ed il conduttore ne faceva fiorire un racconto, all'impronta, a volte rabbioso, e molti ascoltatori telefonavano in agitazione perché coincideva con qualche esperienza personale.
Era globología verbale, con le stesse parole, con un uguale globo, l'uomo incominciava a deviare e ne faceva una forma
esoterica, comica, terrificante o escatologica dello stesso valore.
Ma chiaramente, gli mancava la tecnologia.
Gli mancava perché dato che si trattava della radio, chi sapeva se il tizio non stava leggendo, e qualcosa di molto affettato e corretto?
Un argomento trovato statisticamente da un supercalcolatore che si collegava con le stessissime storie degli ascoltatori? (devo chiarire che allora non esisteva il pettegolo facebook, nè niente di simile).
Un mago che fa trucchi alla radio è per forza un fallimento. Una rarità. Una bugia.
Era obbligatorio andare a vedere, era necessario andare a smascherarlo in nome della verità e Galileo ci andò con la sua spada.
Un gruppo di sette od otto persone, erano gli altri testimoni del pubblico e col tempo sarebbero diventati l'elenco della sua seconda vita.
Una bionda di quel gruppo sarebbe stata, secondo Galileo, la causa della futura sparizione del pettegolo dall'etere e dalla vita come la conosciamo...
(come elemento di giustizia, queste persone hanno assicurato che effettivamente l'affabulatore creava, oppure che il trucco era ottimo, il che riabilita il giovane conduttore con la storia)

(continua)

Libera risemantizzazione dei dialoghi fra El Gloria e una certa Contessa Bathory, ad opera del Señor Profesor La Preglia
Libera traduzione ad opera di Tonio La Preglia


di Una Tal Condesa Bathory
Otra Produccion de Nada//Nulla Editions Copyright 2010